Dopo lunghi mesi di ricerca, il primo gennaio i nostri fratelli hanno firmato il loro primo regolare contratto di affitto da quando sono arrivati in Italia tre anni fa, e solo la settimana scorsa hanno ottenuto le chiavi di casa.
Trovare casa a Napoli non è facile per nessuno: di fronte a una mancanza di case popolari, il mercato degli affitti è fermo e divorato da quello degli affitti brevi, e i pochi appartamenti disponibili hanno spesso prezzi inaccessibili per il salario medio di un lavoratore.
Trovare casa a Napoli è ancora più difficile se sei una lavoratrice straniera come S., a cui i proprietari e gli agenti immobiliari hanno subito assegnato l’etichetta di “extracomunitaria”. Con questa etichetta, l’hanno a priori esclusa dalla mera possibilità di visitare gli appartamenti.
S. e G sono stati seguiti dal nostro sportello casa: abbiamo preparato i dossier di presentazione, ci siamo occupati delle interlocuzioni con agenti e proprietari, li abbiamo accompagnati (quando ci è stato concesso!) a visitare gli appartamenti. Eppure essere stranieri ha significato, per S. e G., infiniti punti in meno agli occhi di agenti e proprietari. Poco hanno importato il regolare contratto di assunzione a tempo indeterminato e buste paga sostanziose. Poco ha importato la possibilità di conoscere di persona S. e G.
Ci sono voluti mesi prima di trovare E., napoletano proprietario della casa che attualmente S. e G. abitano. Nonostante la mediazione del nostro sportello, ci è voluto un ulteriore mese dalla firma del contratto per avere le chiavi, perché i lavori non erano finiti. E ci è voluta un’ulteriore settimana per l’allaccio della corrente elettrica, perché neanche quello è immediato.
Adesso però S. e G. hanno una casa spaziosa, presso la quale possono fare l’iscrizione anagrafica e ottenere così tutti i documenti che servono per beneficiare dei servizi pubblici legati alla residenza – oltre che, soprattutto, aprire un conto in banca e venire regolarmente retribuiti dai loro datori di lavoro.
Possono anche richiedere un certificato di idoneità alloggiativa, perché la casa che abbiamo trovato rispetta i criteri necessari: possono così finalmente chiedere il ricongiungimento familiare per la loro bambina che vive ancora in Bangladesh, e che non li vede da tre anni.
È stata una battaglia lunga, per S., G. e per il nostro sportello, ma questa volta l’abbiamo vinta!
Solo la lotta paga, e solo con la lotta troveremo una casa dignitosa, sicura e regolare per tutte le sorelle e tutti i fratelli immigrati che vivono le stesse dinamiche. Casa per tuttɜ, subito!!!
