Nagi Cheikh Ahmed
Il denaro è uno strumento di scambio di beni e servizi. Questa sua funzione deriva dalla sua natura, bene fungibile usato per saldare rapporti di debito e credito. Pertanto, la moneta ha un potere d’acquisto, perché il suo detentore ottiene, versandola, il suo valore equivalente in termini di beni e servizi, potendola spendere su ogni mercato e in qualsiasi momento.
Storicamente, le società si sono avvalse di altri metodi di scambio, si pensi al baratto o alla moneta virtuale. Però, più recentemente, l’essere umano pare essere diventato il nuovo mezzo di scambio nel mercato della politica e delle relazioni internazionali. Più specificamente, sono i profughi in cerca di protezione, costretti da circostanze esterne al loro controllo (guerre, corruzione dei governanti, assenza di democrazia) a lasciare i loro paesi d’origine.
I rifugiati siriani tra l’incudine (Ue) e il martello (Turchia)
Con lo scoppio della guerra in Siria nel 2012, la Turchia ha temporaneamente aperto le sue frontiere a un gran numero di profughi in fuga dalla guerra. Il desiderio della gran parte di loro non era quello di stabilirsi in Turchia, ma di raggiungere i paesi dell’Unione europea. La Turchia, dunque, non rappresentava altro che una stazione di transito.
Tuttavia, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha usato la cosiddetta crisi migratoria – e quindi la vita dei rifugiati siriani – per contrattare e ricattare l’Europa in cambio di favori politici. Gli abusi e la violazione dei diritti più fondamentali sono numerosi, tra cui: l’attacco ai diritti fondamentali delle donne, l’arresto di oppositori politici e giornalisti critici, la guerra condotta contro il popolo curdo.
L’accordo Ue-Turchia firmato nel 2016 prevede il rimpatrio di tutte le persone, anche i richiedenti asilo, che giungono irregolarmente su territorio europeo in Turchia in cambio del pagamento di 3 miliardi di Euro. Ma più l’Europa critica le politiche di Erdogan, più il presidente turco agita per aprire la porta ai rifugiati, così da ottenere il silenzio dell’Europa sulle sue politiche interne ed estere.
Il popolo saharawi sacrificato per esternalizzare le frontiere UE
Una simile strategia è stata adottata dal Marocco con la Spagna nel maggio 2021 quando, nel bel mezzo della guerra contro il popolo saharawi, il Marocco ha appreso della presenza del leader Fronte Polisario per la liberazione del Sahara Occidentale in territorio spagnolo per motivi di cure mediche. Dopo l’arrivo della notizia, il Marocco ha aperto le frontiere di Ceuta e in questo modo facilitato l’attraversamento del confine spagnolo da parte di migliaia di migranti. In pochi giorni, le città del sud della Spagna si sono riempite di rifugiati in cerca di protezione.
Questo ha creato una crisi politica e umanitaria all’interno della Spagna, che alla fine l’ha obbligata ad acconsentire alle richieste marocchine. Il messaggio di Rabat è arrivato forte e chiaro: il tribunale spagnolo dell’Audiencia Nacional ha infatti aperto l’indagine per genocidio, terrorismo, tortura e altri capi d’accusa contro il leader del Fronte Polisario.
In gioco ovviamente ci sono scambi di favori tra la Spagna, l’Ue e il Marocco: Nel processo d’esternalizzazione delle frontiere esterne dell’Europa, al Marocco arrivano 450 milioni di Euro all’anno per sette anni e un totale di 3,5 miliardi. Nel pieno della crisi Marocco-Spagna, la Spagna ha annunciato di aver approvato il pagamento immediato di 30 milioni al Marocco “per il supporto alla gestione dei flussi migratori”.
La Bielorussia, ultimo campo di scontro
Non per ultima vi è l’esempio attuale della crisi migratoria in Bielorussia. Qui, tuttavia, vi è un dato rilevante rispetto agli esempi precedenti: la Bielorussia non era mai stato un paese di destinazione dei rifugiati e non condivide i propri confini con nessuno dei noti paesi di transito di rifugiati. Il presidente bielorusso Aljaksandr Lukašėnka però, giocandosi la carta della nuova valuta umana, ha lavorato per facilitare l’ingresso di migranti provenienti da paesi lontani come l’Iraq, lo Yemen e la Siria. In questo modo ha approfittato della disperazione dei rifugiati per ottenere un facile e sicuro “potere d’acquisto”.
Lukašėnka ha costruito un meccanismo basato su agenzie di viaggio e contrabbandieri (come documentato dalla stampa), abbassando i costi dei biglietti aerei, promuovendo voli internazionali e adescando le persone attraverso i canali di comunicazione virtuale. I motivi del presidente bielorusso sono deliberatamente motivi politici, insiti nella volontà di contrastare le pressioni e la minaccia di sanzioni da parte dell’Unione Europea, in risposta alle violazioni dei diritti umani e agli abusi antidemocratici compiuti dal regime di Aljaksandr Lukašėnka nei confronti del suo popolo.
Diversi paesi hanno accusato la Bielorussia di aver intenzionalmente creato una crisi migratoria al confine con la Polonia con l’obiettivo di destabilizzare sia il paese limitrofo che l’Unione europea. Una risoluzione, approvata dalle potenze occidentali nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, infatti afferma che il governo di Aljaksandr Lukašėnka responsabile dello “sfruttamento sistematico di esseri umani la cui vita e sicurezza erano state messe in pericolo dalla Bielorussia per scopi politici, con l’obiettivo di destabilizzare i paesi vicini e le frontiere esterne dell’Unione europea” e distogliere l’attenzione dalle sue crescenti violazioni dei diritti umani.
Cresce il valore della nuova moneta di scambio
E queste forze hanno assolutamente ragione, l’intera strategia di Lukašėnka è crudele e rozza. I rifugiati sono stati portati a Minsk o aiutati in altri modi a viaggiare in Bielorussia, quindi trasferiti nella zona boscosa al confine con la Polonia, abbandonati al loro destino mentre cercavano di trovare la loro strada verso l’Unione Europea. Sono stati accolti con ostilità e respinti dalle guardie di frontiera polacche e i bielorussi gli impediscono di lasciare la zona di confine. Sono brutalmente intrappolati tra fame, freddo e disperazione.
È difficile pronosticare come si evolverà l’attuale crisi dei rifugiati. Non si conoscono né il contenuto della comunicazione tra i presidenti bielorusso e francese, né quello dei contatti segreti e intese siglati dalle parti interessate. Quello che è noto è che la Bielorussia ha recentemente chiesto agli immigrati di tornare nei loro paesi d’origine, dopo che i voli dai paesi che esportavano gli immigrati in Bielorussia sono stati fermati. Così l’Iraq ha iniziato a operare voli per riportare i suoi cittadini bloccati al confine con l’Unione Europea che prevede, come ha annunciato il governo polacco, di costruire un altro muro al confine con la Bielorussia per respingere i rifugiati.
Tuttavia sappiamo anche con certezza che finché ci saranno condizioni di crudeltà che spingono i profughi a lasciare i loro paesi e finché ci saranno governanti come Aljaksandr Lukašėnka e politici europei pronti a barattare e accettare ricatti in cambio di contenziosi per violazioni dei diritti umani, il valore della nuova moneta continuerà ad aumentare esponenzialmente nello scambio politico – e contemporaneamente diminuirà il valore della vita umana –, spingendo governi e tiranni a “procurarsi” all’occorrenza ingente moneta umana da utilizzare secondo i bisogni politici.
