“Caro Ministro Franceschini, Napoli Sotterranea deve essere pubblica, non lasciamola in mano a uno stupratore, evasore e sfruttatore”
Le ex lavoratrici e gli ex lavoratori di Napoli Sotterranea, Potere al Popolo, la Camera del Lavoro dell’ Ex OPG, il sindacato USB- Federazione del Sociale-SLANG, supportati dalle più 19mila firme della petizione “Fuori Albertini da Napoli Sotterranea: basta lavoro nero e violenza sulle donne” (http://chng.it/NPCMqq8R) hanno inviato una lettera al Ministro della Cultura Dario Franceschini in seguito alla sentenza del TAR che ha stabilito che le cavità del centro storico di Napoli devono rimanere in mano demanio, con il rischio che venga riconfermata la concessione a Vincenzo Albertini.
”Non è possibile che uno stupratore, evasore e sfruttatore di lavoro irregolare e sottopagato, che per di più ha una concessione ormai scaduta, rimanga ancora gestore di quel sito, continuando a lucrare su un bene che è della collettività ”, queste le parole di Marzia Pirone avvocatessa della Camera Popolare del Lavoro dell’Ex OPG e attivista di Potere al Popolo, che aggiunge: “Per questo ci siamo rivolti direttamente al Ministro Franceschini, affinché prenda parola e agisca perché questo patrimonio storico e culturale venga sottratto dalle mani di questo speculatore e venga restituito davvero alla comunità, come bene pubblico gestito in modo trasparente e regolare.”
Di seguito la lettera che abbiamo inviato al Ministro Dario Franceschini:
“Egr. Ministro Franceschini,
negli ultimi dieci anni, grazie ad una stagione di intenso flusso turistico, il centro storico della città di Napoli ed in particolare, il suo antico dedalo di strade e siti sotterranei hanno registrato un significativo incremento dei visitatori (3,7 milioni di turisti nel 2019).
Così “Napoli sotterranea”, ex ricovero antiaereo in cavità C0026, è diventata uno dei siti archeologici più visitati in Italia e più conosciuti nel mondo.
A gestire questo bene pubblico, di grande interesse storico, culturale e turistico è un soggetto privato, l’Associazione culturale Napoli sotterranea presieduta dal sig. Vincenzo Albertini, che da anni sfrutta il lavoro nero, pagando le guide turistiche 3/4 euro l’ora, senza contratto e senza diritti.
Alcune lavoratrici e alcuni lavoratori che hanno svolto servizio di guida presso il sito hanno denunciato l’Associazione, con il supporto dello sportello di assistenza legale dell’Ex opg “Je So Pazzo” e il 30 ottobre 2017 è stata pubblicata una video-inchiesta (dal titolo “Napoli sotterranea: lavoro nero ed evasione nella Napoli del turismo” sul sito Jesopazzo.org), alla quale Albertini ha replicato pubblicamente, sostenendo che chi lavora presso Napoli sotterranea è “volontario”.
A seguito di tale inchiesta, il 23 dicembre 2017 è stata presentata una Interrogazione parlamentare, nella seduta n. 922 del Senato della Repubblica, Presidente Grasso, alla quale non ha fatto seguito alcuna risposta. Inoltre, il 30 marzo 2018 l’Università degli Sudi di Napoli l’”Orientale” ha sospeso gli effetti della convenzione tra l’Ateneo e l’Associazione Napoli sotterranea, interrompendo l’attivazione di nuovi tirocini.
Nel 2019 la III Sez. Lavoro del Tribunale di Napoli ha condannato per la prima volta l’Associazione Napoli sotterranea per sfruttamento del lavoro nero, stabilendo un risarcimento di oltre 80mila per una delle guide turistiche del sito. Ad oggi sono tre le condanne, diventate definitive, del Tribunale di Napoli per sfruttamento del lavoro nero nei confronti dell’Associazione Napoli sotterranea presieduta da Vincenzo Albertini.
Vincenzo Albertini è stato anche condannato a 1 anno e 8 mesi di reclusione e all’interdizione temporanea dai PP UU per la durata della pena principale, per il reato di violenza sessuale commesso all’interno della “summa cavea” nella sua qualità di datore di lavoro e di dirigente dell’Associazione “Napoli sotterranea” ai danni di una sua dipendente (sentenza n. 4202/2020).
Nel processo che si è svolto dinanzi alla V Sez. Penale del Tribunale di Napoli e nel quale il Comune si è costituito parte civile, sono emersi agli atti anche altri casi di molestie. Dopo tutti questi anni di lotta e dopo le vittorie ottenute in Tribunale soprariportate Vincenzo Albertini continua a gestire la cavità C0026.
Con la sentenza del 24 marzo 2021 il Tar ha infatti dato ragione ad Albertini, annullando l’atto con il quale la “Napoli sotterranea” era passata dal Demanio al Comune di Napoli e permettendo ad un concessionario pluricondannato, oltre che scaduto, di continuare a gestire – di fatto – il sito archeologico.
Con tale sentenza “Napoli sotterranea” è tornata nelle disponibilità del Demanio e del Ministero della Cultura.
Pertanto, chiediamo la Sua disponibilità ad organizzare un incontro con Lei e col Ministero che presiede, al fine di rappresentare ogni eventuale dettaglio e discutere delle possibilità concrete di una gestione diversa di quello che è a tutti gli effetti un bene comune delle cittadine e dei cittadini di Napoli.
Chiediamo inoltre, un Suo intervento affinché quel luogo tanto importante per la storia, la cultura e il turismo in Italia sia libero da sfruttatori, stupratori ed evasori.”
