Una cosa al volo sul discorso di Draghi.
Avrete notato che ha fatto diversi passaggi su ambiente, giovani, donne: passaggi dal sapore progressista, che dimostrano di stare sul pezzo, di tenere in considerazione le preoccupazioni e le parti più vitali del paese, e che vengono enfatizzati dai media per dire: “Vedete? Draghi è sensibile alle vostre istanze!”.
Però un saggio diceva che la chiave per capire la natura di un Governo è sempre la politica estera. E qui Draghi scarta completamente dalla retorica giovane e verde e ci fa tornare al dopoguerra.
Per ben tre volte nel suo discorso parla di ALLEANZA ATLANTICA, ovvero della NATO. Un tema che – sfido a interrogare i sondaggi – non è assolutamente fra le prime preoccupazioni della popolazione italiana. Non c’è da anni un dibattito pubblico sull’appartenenza o no alla NATO, non mi pare che masse di italiani si siano lamentati del poco “atlantismo” di Conte al punto da chiedere un cambio di governo per questo motivo…
E allora perché insiste? A chi sta mandando un segnale?
Il punto è che il cambio di Governo in Italia è uno dei frutti della nuova presidenza Biden negli USA. Renzi ha potuto fare il pazzo, e Draghi ha le spalle coperte e consenso unanime, perché dietro hanno gli USA, che hanno deciso di cambiare la strategia rispetto a Trump e tornare a “investire” sui paesi di tradizionale insediamento, come l’Italia (che, ricordo, ha più di100 basi USA sul suo territorio). Soprattutto ora che la Cina emerge sempre di più come attore globale e “tenta” con la Via della Seta molti paesi. Per questo Draghi ha bisogno di ribadire il concetto di essere ancorati all’Alleanza.
Il discorso di Draghi ci permette allora di fissare tre cose:
1. Anche se i comuni cittadini non lo vedono, la politica spicciola dipende dai grandi movimenti a livello mondiale e dall’imperialismo (categoria tutt’altro che sorpassata!). Se si vuole capire la realtà bisogna guardare meno alle beghe da cortile e più al quadro mondiale.
2. UE e USA non sono assolutamente due imperialismi in contraddizione, anzi: la borghesia italiana, che non è affatto “commissariata” dal cattivo moloch UE e non riceve “diktat” dall’alto, ma è parte attiva della costruzione di un blocco capitalista transnazionale che possa imporsi anche nelle rispettive nazioni, ha sempre operato per tenere allineate al massimo le due cose.
La borghesia italiana opera cioè non come semplice “esecutrice” di un’oscura volontà tecnocratica franco-tedesca o nordeuropea, ma come attore che vuole sviluppare quell’accordo fra imperialismi e mercato unico – che è al momento l’UE – in una federazione che possa competere a livello internazionale, e che grazie al rapporto con gli USA possa mantenere l’egemonia a livello mondiale.
In questo, ricavarsi poi, come sub-imperialismo, un suo spazio d’azione, come dice Draghi: “Resta forte la nostra attenzione e proiezione verso le aree di naturale interesse prioritario, come i Balcani, il Mediterraneo allargato, con particolare attenzione alla Libia e al Mediterraneo orientale, e all’Africa”.
3. Quando qualcuno storceva il naso perché soggetti come Potere al Popolo prendevano parola contro la NATO, perché sembrava una cosa “vecchia” o non “interessante”, be’ bisogna invece riconoscere che è un tema di straordinaria attualità, esattamente come il rifiuto delle guerre e delle ingerenze nella vita dei paesi “nemici” che avvengono ogni giorno.
Ripetiamolo: la chiave della politica interna è la politica estera.
Non vogliamo che il benessere per i nostri giovani e donne sia basato sullo sfruttamento degli altri popoli. Non vogliamo andare a combattere in una guerra che non è la nostra.
Abbiamo un’altra idea di paese e di mondo, basata sull’uguaglianza, sulla cooperazione, sulla solidarietà, all’interno ed all’esterno dei confini nazionali.
