A marzo siamo stati sorpresi. La prima reazione è stata la paura. Si tendeva a giustificare la politica perché c’era un evento inimmaginabile, mondiale.
Come nelle guerre, si chiedeva innanzitutto stabilità. Chi poneva problemi, chi non obbediva, chi osava andare a correre, era un nemico. Ci si stringeva al potere perché era l’unico che ci poteva salvare. Siamo stati disciplinati.
C’era qualche malcontento, ma c’era ancora un po’ di risparmio. Poi hanno dato qualche aiuto economico, o almeno il miraggio. E anche fermarsi un poco, visto che questo mondo va troppo di fretta, visto che si fermavano tutti, non sembrava poi così male.
Si teneva duro con la prospettiva dell’estate.
Ma ora? Siamo a metà ottobre e già di nuovo in difficoltà sanitaria. Abbiamo davanti un lungo inverno. Fatto di covid, di influenze, di patologie accumulate nei mesi precedenti. Fatto di meno turismo, meno uscite, più spese, più fame. Più traffico, visto il collasso del trasporto pubblico, più stress.
La paura la comanda ancora, ma inizia a montare la rabbia. Perché si è capito che la politica poteva fare qualcosa in questi sei mesi. Poteva attrezzare scuole, ospedali, tracciamenti con i tamponi. Poteva predisporre servizi e reddito. Invece poco o niente.
La sensazione è di stare al punto di partenza, di essersi sacrificati per nulla. Ci si sente traditi. Si guarda al territorio a fianco, alla categoria a fianco: tu sei chiuso, io no.
Si fa ancora guerra fra poveri, ancora si odia il vicino e ci si affida all’uomo forte – come abbiamo visto dal voto.
Ma qualcosa sta cambiando. Non è tanto che crescono i negazionisti, che pure intercettano un malessere vero. E’ che tanta gente non politicizzata inizia ad attivarsi.
In Campania lo abbiamo visto negli ultimi due giorni: i commercianti di Arzano con il blocco stradale. Oggi i genitori che protestano contro la chiusura delle scuole (foto qui sotto) e i mercatali di Teverola.
Come pensa la politica di gestire questa situazione? I soldi del Recovery Fund si è capito che non arriveranno presto, e possono essere spesi solo per investimenti produttivi. C’è il MES, ma vuol dire consegnarsi ai meccanismi dell’Unione Europea (la borghesia italiana, rappresentata innanzitutto dal PD, vuole esattamente questo, in modo da bloccare ogni tentativo di redistribuzione in nome del “ce lo chiede l’Europa”).
E ovviamente c’è la via del debito pubblico, che è quella che nei fatti stiamo perseguendo… Ma per quanto ancora, prima di un grosso shock?
Ci vorrebbe una patrimoniale sui ricchi, che permetterebbe di recuperare liquidità senza fare debito. Ma in questo paese nessuna forza politica vuole mettersi contro i ricchi.
Così, non potendo dare risposte, ci sarà la repressione. In questi mesi per aver osato protestare, abbiamo preso multe e denunce.
Certo, mentre ci daranno il bastone, a breve dovranno erogare qualche sostegno. Ma non riusciranno a coprire tutto e non riusciranno a fermare l’emergere del conflitto. I nodi non risolti vengono sempre al pettine.
La seconda ondata non sarà come la prima. Dobbiamo però fare sì che non sia peggio. Sia dal punto di vista sanitario che dal punto di vista sociale e culturale. Che non venga intercettata dalla destra, dai folli No Mask o da soggetti che la strumentalizzino.
Il compito di ogni persona che si reputi “compagna” non è di discettare su facebook di cazzate, ma di stare dentro le lotte che si stanno aprendo, di portarvi una visione di società diversa, di dare soluzioni attraverso il mutualismo. Di elaborare insieme alle classi popolari piattaforme di rivendicazioni.
Serve ORGANIZZAZIONE per non subire lo sfascio sociale e il “tutti contro tutti” che incombe, e coordinamento fra le diverse realtà per riuscire a incidere.
Noi come Potere al Popolo ci stiamo muovendo da mesi in quest’ottica, ci stiamo provando lottando, offrendo servizi gratuiti, usando tutte le occasioni, anche le elezioni.
Noi crediamo che se ci impegniamo, se assumiamo una prospettiva più combattiva, meno piagnona, meno insicura, più aperta, più rivolta al futuro, più amichevole fra chi soffre, possiamo uscire da questa crisi con un’Italia migliore.
Oggi è vero più che mai: SOCIALISMO O BARBARIE!
