Qualche giorno fa mia nonna è caduta. A 89 anni, si sa, una caduta purtroppo significa quasi sempre una frattura. Quando mamma mi ha chiamato e sono corsa a casa, l’ho trovata sul letto con lo sguardo rivolto verso il soffitto, alternava urla di dolore a invocazioni religiose sussurrate che si completavano con il gesto costante del segno della croce.
Stringeva le mani di chiunque si sedesse al suo fianco, portandosele sul petto. Non voleva bere, non voleva mangiare. Sembrava avesse già deciso che ormai non c’erano speranze a cui aggrapparsi ed era pronta ad affidare la sua anima al mistero della morte.
Chiamiamo il 118, richiamiamo una seconda e una terza volta. Alla fine arrivano dopo un’ora e mezza, l’ambulanza è della Croce Rossa. Tre operatori, nessun medico. Probabilmente sono volontari, penso tra me e me, in Italia l’80% del servizio di emergenza è affidato al volontariato, solo il 15% delle ambulanze ha un medico a bordo. E a Napoli ci sono meno di 20 ambulanze. Eppure migliorare il servizio di emergenza e assistenza domiciliare permetterebbe di evitare numerosi accessi al Pronto Soccorso.
Gli operatori comunque ci sconsigliano caldamente il ricovero in ospedale:
Non credo che, data la situazione Covid, potranno operare vostra nonna, che è anche molto anziana. Per di più non potreste neanche vederla, nè parlare con i medici, rischia di essere un trauma peggiore.
Nonna già dal giorno dopo, quando ha visto il tecnico radiologo venuto per fotografare la causa del suo dolore, ha ripreso a sorridere e ad aggrapparsi alla vita. Mangiava, beveva, mi rimproverava come al solito di non fare tardi che fuori è pericoloso e si assicurava che avessi mangiato abbastanza.
Eppure ad oggi non mi sento davvero sollevata. Sono arrabbiata perché la sanità in Campania resta il capitolo di spesa maggiore, dal 70 all’80% del bilancio regionale, ed è un bancomat per clientele politiche e speculazioni. Le stesse facce che già si vedono in quegli immensi cartelloni elettorali del centro destra e del centro sinistra.
Lo diceva bene Margaret Mead in quell’aneddoto che spesso gira ancora su Internet, il primo segno della civiltà è stato un femore rotto e poi riparato. Nel mondo animale se ti fratturi sei morto, sarai preda di qualcuno. Un femore rotto che è stato riparato dimostra che qualcuno si è preso cura di te, ha medicato e immobilizzato la frattura e ti ha trasportato in un luogo per riposare.
Mead disse che aiutare qualcun altro nelle difficoltà è il punto preciso in cui la civiltà inizia. Noi siamo al nostro meglio quando serviamo gli altri. Essere civili è questo. E non deve dipendere dalla grandezza del tuo portafogli.
