Sull’omicidio di George Floyd
Nella cassetta degli attrezzi che siamo corsi a prendere da quando l’America è in fiamme per l’omicidio di George Floyd e che – oltre alle nostre convinzioni politiche ed esperienze – custodisce anche i film, i libri, la musica dei quali ci serviamo per interpretare la nostra contemporaneità, io vi propongo di metterci altri due arnesi, e precisamente due film horror.
Ora, in che razza di tempi viviamo se un film horror ci aiuta magistralmente a capire la realtà?
Innanzitutto, in tempi d’oro per il genere, e se siete dei cultori come me ve ne sarete accorti da almeno 5 anni a questa parte; poi sì, il tempo della nostra Storia è un tempo cupo e spaventoso e anche alle modalità della sua narrazione e interpretazione probabilmente tocca adeguarsi.
Per non incorrere nell’imperdonabile reato di spoiler, mi limito a consigliarvi di vedere (o rivedere) GET OUT e US, le due pellicole finora realizzate da Jordan Peele, 41 anni, comico, sceneggiatore, produttore e appunto regista afroamericano.
Guardateli in quest’ordine: il primo è una violentissima metafora americana del privilegio di razza, wasp vs black lives; il secondo è una feroce allegoria del privilegio di classe, upper class vs redneck, white trash e outsiders united.

Tra i due film c’è l’avvento della presidenza Trump e in US – che significa “noi” ma anche United States – va in scena non solo l’intero sistema di oppressione che permette alla ricca società americana di prosperare schiacciando letteralmente sotto di sé le classi subalterne, ma anche la sanguinosa rappresaglia proletaria che minaccia di rovesciarlo.
Nella successione cronologica e tematica dei due film è la paura con cui gioca Jordan Peele a offrirci forse una buona chiave di lettura per i fatti di Minneapolis e la loro fin qui irresistibile progressione dinnanzi alla vecchia America che trema rinchiusa nel bunker della Casa Bianca: la paura della rivolta contro la discriminazione razziale oggi, chissà domani il terrore della sollevazione delle masse di milioni di sfruttati e sfruttate che emergono dai bassifondi delle città e dalle loro immemori prigioni.
