Nei rioni popolari della città tutto profuma di dolci, di forno, e anche se le strade sono vuote, questo non è cambiato. Consegniamo 31 pacchi, questa volta nel cuore della periferia occidentale di Napoli. Soccavo, Pianura, il rione Traiano, quelle bolle di asfalto e palazzi.
Ci bardiamo come gli astronauti, come ci fa notare il sorriso un ragazzino che ci accompagna e ci aiuta a districarci nel primo vicolo che inforchiamo per consegnare, e cominciamo. Il ragazzino che ci ha indicato le case era senza mascherina, non per negligenza ma per l’impossibilità di acquistarla come tanti lì. In questo clima soffocante di distanziamento sociale e vite sospese, fare qualcosa ci fa bene. Fare del bene ci fa bene. Sentirsi utili per qualcuno, per una comunità, è una cosa di cui avevamo fame. E nel farlo ci siamo pure ritrovati! Vecchi compagni di scuola, cari amici d’infanzia, ci riscopriamo a lavorare insieme, ci raccontiamo che fine hanno fatto le nostre vite da quando hanno preso strade diverse… La solidarietà rende migliore chi la pratica, non solo a chi la riceve.
Noi in questi viali di case popolari e grandi stradoni ci abitiamo, ci siamo cresciuti. Ma guardare in faccia la miseria e la marginalità a cui sono costretti gli esseri umani è sempre un pugno in faccia. Qui ci sarebbe bisogno di tutto, perché manca tutto. Lo sappiamo noi, lo sanno le istituzioni che non muovono un dito per ora. La giornata sarà lunga, pigliamo coraggio.
Andiamo tra Pianura e via Cinthia. Incontriamo interi rioni con un solo numero civico, sulla strada solo statue di santi e madonne e auto della polizia che ci fermano.
Consegniamo a M., casa in fondo ad una salita, isolata, loro non hanno mezzi per spostarsi autonomamente, niente macchina. Ci racconta della sua famiglia, numerosa, alcuni hanno serie patologiche psichiatriche, andrebbero seguiti diversamente. Si sentono abbandonati, la verità è che lo sono. Dove stanno i servizi sociali?
Ci chiedono…
Dal balcone si affaccia la nonna. Mentre ci ringrazia piange improvvisamente, parlandoci di un figlio giovane perso troppo presto. In lei e in tante altre donne con cui abbiamo parlato c’è umiltà, ma non c’è vergogna per una condizioni di vita che non hanno scelto, certo, ma a cui non si prostrano.
Salutiamo, andiamo alla Loggetta. Poi al rione Traiano. Sono rimasti pochi pacchi in macchina. “Trapanarella” di Gigione, sparata a tutto volume dal balcone di un palazzo vicino, a noi suona quasi come fosse “Sound of da police” nella spettacolare scena del film L’odio. Ma il nostro non è un film.
Consegniamo a L., è un ragazzo giovane. Ci ringrazia visibilmente emozionato. Gli sguardi delle persone si trasformano sotto i nostri occhi, è questione di momenti: dapprima diffidenti, poi sorpresi e infine sinceramente commossi, grati. Per ora basta così. Peccato non abbiano potuto vedere i nostri sorrisi sotto le mascherine.
Se hai bisogno di un aiuto oppure se ti va di darci una mano, chiamaci! Queste sono le quattro attività pratiche abbiamo messo in campo per affrontare questa emergenza: bit.ly/2Wyl4mj
Durante l’emergenza attiviamo la solidarietà!
#diamociunamano! #resistiamoinsieme!
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