Vediamo un po’.
Il primo che ricordo fu il tassista Rodney King, il cui brutale pestaggio a opera di 4 poliziotti il 3 marzo del 1991 fu ripreso per caso da un idraulico immigrato di origini argentine.
George Hollyday era un videoamatore, riprese la tremenda scena dal suo balcone e per prevenire tentativi di insabbiamenti da parte della polizia, consegnò il video ai media. La sua diffusione virale, in era pre-internet, scatenò un’ondata di scontri così violenta da essere ricordata come “la battaglia di Los Angeles”, con 63 morti e 2400 feriti.
Poi il diciassettenne Trayvon Martin, il 26 febbraio 2012 uscito di casa a Sanford, in Florida, per comprare uno snack, identificato come sospetto da un volontario delle ronde di quartiere, aggredito e ucciso con un colpo al cuore. Il colpevole George Zimmermann verrà assolto nel 2013, scatenando proteste feroci in tutto il paese da cui nascerà il movimento #BlackLivesMatter.
L’estate del 2014 sarà una vera carneficina: moriranno uccisi dalla polizia Eric Garner (17 luglio), John Crawford (5 agosto), Michael Brown (9 agosto), Ezell Ford (11 agosto) e Dante Parker (12 agosto).
Eric Garner fu fermato a New York, con l’accusa di vendere sigarette sfuse: immobilizzato a terra con un ginocchio sul collo, rantolò per 11 volte “I can’t breathe” e poi collassò. La sua richiesta di aiuto divenne lo slogan delle proteste, fece il giro del mondo e coinvolse decine di star del cinema e dello sport: il campione Nba Lebron James, indossando una t-shirt con la frase, dichiarò al mondo che negli Usa era in atto una caccia al nero.
Michael Brown, 18 anni, di Ferguson nel Missouri, fu individuato come sospetto dopo un furto, alzò entrambe le mani per dichiararsi disarmato e si beccò una pallottola nel petto dal solito poliziotto bianco. Anche Ferguson fu messa a ferro e fuoco al grido di “Hands up, don’t shoot”.
Sempre nel 2014, il 20 ottobre muore Laquan McDonald a Chicago, sospettato di avere un coltello; il 22 novembre, a Cleveland toccherà a Tamir Rice di soli 12 anni, colpevole di giocare per strada con una pistola giocattolo, fulminato da una pattuglia di solerti tutori dell’ordine, tra l’altro poi assolti.
Nel 2015 a Baltimora, il 25enne Freddie Gray viene fermato e rinchiuso dentro una camionetta della polizia. Uscirà di lì in coma per un trauma spinale e morirà pochi giorni dopo.
Nel luglio 2015 cade anche Sam Dubose, motociclista, disarmato, colpito a un posto di blocco a Cincinnati.
Poi Terence Crutcher, Alton Sterling a Baton Rouge, Walter Scott ucciso per una freccia della moto rotta.
Il 23 febbraio di quest’anno Ahmoud Arbery, un giovane di 25 anni ucciso a sangue freddo in Georgia da un ex agente e suo figlio, mentre faceva jogging.
E infine l’altro giorno, George Floyd, 46 anni di Minneapolis: di lui, dei suoi ultimi minuti di vita e della sua morte sappiamo tutto.
Ora ditemi, dopo aver letto questo lungo e incompleto elenco, non fate un po’ fatica a respirare anche voi?
