“Vale milioni di volte di più la vita di un solo essere umano
che tutte le proprietà dell’uomo più ricco della terra”
[Ernesto “Che” Guevara]
E’ da quando ci siamo svegliati e abbiamo ricevuto la notizia del terremoto che ci siamo attivati per capire come essere utili.
Il nostro pensiero è andato da subito a tutti quelli che hanno visto le loro case, le loro terre e i loro affetti sgretolarsi per il forte terremoto che ha colpito il centro Italia. Ma non ci dimentichiamo una cosa, che ormai ci siamo abituati allo sfacelo, e ogni volta la reazione si limita al “meno male che non è toccato a me, a noi, qui vicino”. Qualche giorno fa ci siamo trovati di passaggio a Potenza. Subito fuori dalla cittadina distese di container piazzate lì per l’ “emergenza” terremoto del 1980. Gli sfollati di quasi quarant’anni fa sono ancora “sfollati” oggi, nessuno si è curato della loro salute, delle loro case. Una distesa di desolazione e rassegnazione, e così nell’entroterra irpino, così in Puglia a San Giuliano, così sprezzanti per la nostra morte e i nostri lutti le telefonate degli sciacalli mentre l’Aquila crollava. Che l’Italia sia uno dei territori con i rischi sismici più alti non serve essere uno scienziato per saperlo, basta conoscere un poco di storia.
Vogliamo che i nostri centri abitati e i nostri patrimoni artistici e storici siano messi in sicurezza, vogliamo che nessuno paghi per delle speculazioni e dei protocolli inventati ad hoc di cui ignora l’esistenza, non vogliamo più piangere nessuna vittima innocente e nessuna risposta finta o tappa buchi delle istituzioni.
Così, dalle 16 di mercoledì abbiamo preso parte anche noi al grande meccanismo di solidarietà dal basso che si è messo in moto, mettendo l’Ex OPG “Je so’ pazzo” a disposizione come punto di raccolta per chiunque volesse portare beni di prima necessità da mandare sul posto. Sentiti i compagni che in gruppi organizzati stanno agendo sul posto, avevamo pensato di recarci lì all’indomani con una macchina. Ma per tutto il materiale raccolto ed impacchettato in sole 5 ore non sarebbe bastata una macchina, né due. E’ stato necessario fittare un furgone. E così la mattina di questo giovedì ci siamo incamminati carichi di materiali, ma soprattutto carichi di emozione e gioia per quello che stiamo toccando con mano. Centinaia di mani ieri si passavano sale, legumi, coperte, scatoli di cartone e scotch. Tantissime le persone che si sono precipitate da noi e in tanti altri punti di raccolta, che ci hanno scritto, che si sono messe a disposizione.
E’ da questo spirito che dobbiamo ripartire per ricostruire una società dove al centro non ci siano gli interessi di pochi, ma i bisogni delle persone.
