Un pensiero scemo, forse da pazzi, però sincero, da chi è rimasto in città perché non teneva soldi o doveva lavorare, eppure ci sta bene davvero. perché Napoli d’agosto è qualcosa di affascinante e suggestivo.
Tutto l’anno Napoli è un bordello: traffico, motorini, rumori – roba che a noi piace, che testimonia della sua vitalità, ma che a volte ci fa venire mal ‘e capa. Napoli è come una banda di bambini che stanno sovreccitati e che i primi minuti ti divertono, poi ti verrebbe voglia di sedarli… invece ad agosto tutto rallenta, si svuota, anche chi non ha un euro nella sacca si riversa sulle spiagge più vicine, pullman, merenda e via, e tutta la città è come se tirasse un lungo respiro.
E’ come se, partiti i figli, lei si potesse finalmente sedere, e la tensione si abbassasse, come se potesse finalmente riflettere e pensare un po’ a sé, e dietro le rughe si vedesse apparire l’antica bellezza. e allora ne approfitti per una passeggiata, e scopri cose che non avevi mai visto – che i vicoli senza macchine sono larghi, che la nostra bellezza è pure nei dettagli di un portone, che la gente raccolta la sera fuori a un basso, con le sdraio in mezzo alla via, a parlare dei parenti e degli amici, ha qualcosa di antico e di umano che le distese dei lidi privati non potranno mai avere…
E però Napoli d’agosto, pur rallentata e serena, non è un mortorio. noi ci ricordiamo gli anni ’90, quando tutti, proprio tutti, partivano, e chi restava era considerato, si considerava lui stesso, un povero dio. e non c’era niente da fare, se non deprimersi, perché in questa società di merda anche la vacanza diventa un test di quanto sei riuscito, di quanto sei inserito, di quanti soldi hai e di con chi te la fai.
Qualcosa del genere accade ancora, certo. Ma, sarà che con la crisi come noi ormai ce ne son tanti, sarà che abbiamo imparato a fare di necessità virtù, sarà che molti “valori” di questa società si stanno rivelando per quello che sono, tutte stronzate fatte per metterci in competizione, farci acquistare, farci consumare, be’, non sembra più così drammatico restare in città…
E poi negli anni Napoli ha cambiato volto, e a riempire le strade d’estate, a farle meno tristi e persino più sicure, ci sono i nostri nuovi concittadini, gli immigrati, pure loro costretti a rimanere qui. E la musica che esce dai loro bassi, il pezzo di strada che facciamo assieme per andare allo stesso concerto in piazza, sono già un anticipo sulla futura amicizia. Sono i nostri compagni di vacanza, in attesa magari di essere i nostri compagni di lotta, protagonisti insieme del cambiamento di questa città.
Solo questo volevamo dire. Che Napoli d’agosto è una scoperta, un equilibrio, persino un privilegio. Tornerà l’autunno e tornerà il bordello, ma quella complicità che c’è stata in questi giorni fra noi e la città, quell’intimità, l’averla vista come svestita, ci resta dentro.
“Ormai mi conosci”, dice Napoli, “ormai devi amarmi”.
