Caro Ministro Bianchi,
abbiamo letto le sue dichiarazioni: ha affermato che la scuola è il centro della nostra democrazia, che lei non vede l’ora di ascoltare noi studenti; sorridendo amaramente a queste sue parole, abbiamo deciso di risponderle, perché sono anni che i governi che si sono susseguiti mettono in scena la pantomima per la quale le decisioni sono prese sulla base delle nostre esigenze. La verità è tutt’altra e -sinceramente- non crediamo che ciò che ha scritto su la Repubblica faccia eccezione: stanchi di essere presi in giro, ecco cosa ne pensiamo.
In questi giorni in tutta Italia ci sono state piazze per la morte di Lorenzo, un ragazzo di diciotto anni, uno studente come noi, schiacciato da una trave di acciaio mentre si trovava in un’azienda, su un sito industriale, per seguire il suo percorso di alternanza scuola-lavoro. Quella notizia ci ha fatto salire le lacrime agli occhi, ci ha fatto ribollire il sangue e venire in mente una sola frase, Lorenzo non doveva essere lì.
Esatto caro Ministro, Lorenzo non doveva essere in una fabbrica, il suo posto in quanto studente non era quello, ma era a scuola, fra i banchi. La sua morte, che non si può ipocritamente definire un tragico incidente, perché dovreste chiedervi, lei e i suoi colleghi, cos’altro può accadere mandandoci a lavorare in luoghi non sicuri e senza alcuna tutela, purtroppo è solo l’ultima di un elenco dolorosamente lungo.
Ministro, si è mai fermato un secondo a pensare a quante morti sul lavoro ogni giorno ci sono, solo in Europa? La media è di quattro, quattro morti al giorno è la normalità in quella che si dipinge come il baluardo della civiltà e della democrazia. Nessuno ne parla, ma noi vogliamo farlo: noi studenti siamo storicamente al fianco dei lavoratori in piazza, affinché sia restituita loro dignità sul posto di lavoro, affinché sia garantita tutela e sicurezza, affinché nessuno debba più morire sfruttato a causa di tragici incidenti.
La loro lotta è la nostra lotta: noi studenti faremo la nostra parte, spingeremo dove ci tocca spingere per combattere lo sfruttamento di una classe che non accetterà compromessi spiccioli con quei pochi che sui corpi e sulle vite di molti speculano, ottenendo profitto e arricchendosi sempre di più. Al netto di tutto questo, la nostra posizione è chiara: l’alternanza scuola-lavoro, ora PCTO ma che nella sua sostanza non è cambiata, è solo ulteriore espressione di suddetto sfruttamento, dunque va abolita. Neanche noi accetteremo compromessi: non stiamo con coloro che tra le righe affermano che la morte di Lorenzo sarebbe grave la metà se l’alternanza fosse retribuita, o con coloro che prima si incontrano e stringono mani a porte chiuse, negli uffici ai piani alti, e solo dopo parlano con noi studenti, o ancora con coloro che sostengono che l’alternanza vada abolita solo nei Licei e non negli Istituti.
Questa misura, che getta giovanissimo lo studente nel mondo del lavoro, caratterizzato da sfruttamento e precarietà, non fa altro che assuefarlo a quest’ultima e ciò è inaccettabile, indipendentemente dal tipo di scuola frequentata. Perciò, caro Ministro, delle sue parole e di quelle del suo collega Orlando non ce ne facciamo alcunché: non crediamo che realmente rivedrete complessivamente tutte le fasi in cui i ragazzi vanno sui luoghi di lavoro nei loro percorsi di alternanza, ma in ogni caso non ci basta: niente mezze misure, basta alternanza.
E qual è stata, in tutto questo, la risposta del governo davanti alle mobilitazioni scatenatesi in tutto il paese? Forze dell’ordine dispiegate in assetto antisommossa, manganelli sfoderati, cariche violente. Caro Ministro, potrebbe parlare con un qualunque studente di Milano, Torino, Bologna, Roma, Napoli o di tante altre città e potrebbe raccontarle delle percosse che lui stesso o un suo compagno ha subìto mentre manifestava per rendere giustizia alla morte di un suo coetaneo morto per colpa dello Stato, uno studente che non era solo tale, ma era un ragazzo, un figlio, un fratello, un amico, che ora non c’è più.
La repressione ci fa montare una rabbia che si tradurrà solo in una maggiore voglia di lottare, non ci fermerà né ora né mai, ma almeno il governo non si nascondesse dietro un dito, con la ministra Lamorgese che dichiara che evidentemente c’è stato un cortocircuito rispetto a quello che i ragazzi volevano o il presidente della Camera Fico che dice che politica e istituzioni hanno il dovere di ascoltare le istanze dei giovani, favorendo sempre e in tutte le modalità possibili la partecipazione. Davvero? Non ci sembravano esattamente mani tese e invitati quelle degli agenti di polizia che stringevano i manganelli in piazza, caricando gli studenti ma anche i lavoratori, i disoccupati, tutti coloro che erano a portare solidarietà.
Non ci avete fatto paura: fianco a fianco, andremo avanti, per Lorenzo e per tutti coloro che hanno perso la vita per colpa di questo sistema.
Ironico poi come noi studenti non abbiamo la legittimità di manifestare per le nostre idee e per la nostra rabbia in una piazza, mentre in un tema di italiano all’esame di maturità veniamo addirittura invitati a esprimere noi stessi. Sì, caro Ministro, perché nelle sue dichiarazioni ha parlato anche di Esame di Stato, dicendo che saranno reintrodotti gli scritti, tra cui appunto una prova di italiano per poter esprimere sé stessi. Che enorme paradosso, non le pare, caro Ministro? Si è deciso di ripristinare l’esame così com’era prima della pandemia, tutto questo perché? Per tornare alla normalità, per accompagnare tutti verso una nuova fase, senza paura dice lei, Ministro Bianchi. Ma la verità è che la normalità, ormai tanto agognata, non è quello a cui vogliamo tornare, perché essa stessa presentava contraddizioni che con la pandemia non sono andate che ad acuirsi.
Caro ministro, vada a spiegare la reintroduzione degli scritti a uno studente che l’Esame di Stato non lo vede come la conclusione di un percorso, poiché a scuola in questi ultimi due anni ci è andato a singhiozzi; vada a spiegarla a uno studente che si è sentito assolutamente alienato a causa della Didattica a Distanza, che l’ha costretto per ore e ore al giorno dietro a un computer ad ascoltare passivamente; vada a spiegarla a uno studente che magari quel computer non ce lo aveva, o lo ha avuto troppo tardi, e ora a scuola non ci va più; vada a spiegarla a uno studente che dentro casa vive situazioni di violenza o che comunque non gli garantivano la possibilità di concentrarsi sulle lezioni; vada a spiegarla a uno studente che magari si connetteva effettivamente a lezione, ma poi, spenta la videocamera, ricadeva nella sua ansia, nella sua depressione, nel suo disagio psicologico, che con la pandemia è aumentato tra i giovani in maniera esponenziale.
Abbiamo davanti a noi una generazione con evidenti problemi relazionali, dovuti al fatto che in un momento cruciale della sua vita si è trovata esclusa dalla socialità e ora ne sta pagando il prezzo; non si può non tenerne conto e far finta di niente, solo perché i casi sono diminuiti ed esistono i vaccini. La dispersione scolastica, il disagio psicologico, il classismo intrinseco ormai a un sistema dell’istruzione sempre più aziendalizzato sono problemi politici e come tali vanno affrontati.
Bene, caro Ministro, questo è ciò che pensiamo in merito alle sue dichiarazioni di questi ultimi giorni. Con questa lettera di risposta non ci rivolgiamo solo a lei, ma anche a tutti i suoi colleghi al governo: non vi permetteremo di voltarvi dall’altra parte. A presto.
Studenti Autorganizzati Campani
