15 aprile 2020
Un altro giorno di volontariato all’Ex OPG per la distribuzione dei pacchi spesa per le famiglie più bisognose.
Oggi siamo in 4, uomini e donne che hanno deciso di dare una mano in questo momento di emergenza. Ormai siamo diventati bravi: arrivi, conosci i nuovi volontari, gli spieghi come funziona la composizione del pacco e via. Ci vogliono circa 20 minuti perché la squadra inizi a prendere la mano, ma poi diventiamo una catena di montaggio ben oleata ed efficiente.
Dopo un’ora già abbiamo fatto 30 pacchi, ci prendiamo una pausa, fumiamo una sigaretta, ci facciamo una chiacchiera: “Tu che fai nella vita?”
“Io studio”
“Io lavoro, ma adesso sono in pausa perché c’è il Coronavirus.”
“Io vivo in un’altra regione, però adesso sono dai miei… mamma mia, mi ero dimenticata com’è difficile abitare con i genitori.”
Sono storie di gente comune, gente come me, che alla fine ha deciso di fare questo anche perché spinta da un po’ di sano amor di se, per impiegare la propria giornata. Come biasimarli, questo momento che stiamo vivendo è surreale e ogni occasione è buona per sfuggirvi.
Vado a contare i pacchi: siamo stati veramente bravi, veramente veloci, ce ne sono già a terra 50, e l’ambulatorio, dove stipiamo i pacchi completi, è strapieno ed è inutile farne altri perché le scorte stanno anche per finire. Così torno di là e annuncio col sorriso sulle labbra ai ragazzi: “Abbiamo finito, siamo stati super rapidi, potete tornare a casa!”
I tre mi guardano sgomenti, lo sguardo rabbuiato: “Ma come dobbiamo tornare a casa?! Ma io mi sono portato anche il pranzo!” dice uno, “No, no, no, dai prendiamoci un po’ di sole” dice un’altra, “Ci sta il supersantos, facciamo due palleggi, giusto mezz’ora in più…”
E così perdiamo un po’ di tempo ancora, approfittando della possibilità di stare fuori casa per un paio d’ore visto che questa quarantena sta diventando un carcere per molti di noi, abituati a stare fuori casa per la maggior parte del tempo durante una giornata. È così che ci conosciamo meglio ed è così che ci scambiamo le nostre storie, le nostre fatiche, le nostre gioie. È così che creiamo una comunità.
C’eravamo un po’ dimenticati cosa significava la socialità, meno male che ci sta l’ex manicomio a farcela scoprire di nuovo.
Se hai bisogno di un aiuto oppure se ti va di darci una mano, chiamaci! Queste sono le quattro attività pratiche abbiamo messo in campo per affrontare questa emergenza: bit.ly/2Wyl4mj
Durante l’emergenza attiviamo la solidarietà!
#diamociunamano! #resistiamoinsieme!
Se vuoi sostenere queste nostre attività puoi donare cliccando qui sotto
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