
Sabato 7 marzo. Prima apertura ufficiale al quartiere! Ecco cosa trovano le centinaia di abitanti che accorrono:
– caffè, dolcetti e tante chiacchiere sull’OPG e su come cambiare il mondo;
– visite guidate della struttura a scaglioni di venti minuti, per rispettare i luoghi e il silenzio di riflessione che richiedono;
– pennelli, pittura e due artisti napoletani esperti di didattica artistica per bambini. il progetto: ridare un po’ di colore alle pareti del carcere!
– sempre per i bambini, ci saranno delle piantine da piantare, perché il nostro sogno cresca grande e forte. speriamo di stare qui anni e anni!
– ancora per i bambini e i ragazzi, c’è uno spazio per giocare a pallone. non è ancora il massimo, ma per i miracoli ci stiamo attrezzando…
– a conclusione di tutto un bel piatto di pasta!
Nel pomeriggio viene piantata, dalle donne del collettivo, un alberello di mimose, in vista della giornata internazionale della donna dell’8 marzo. La pianta viene dedicata ad Antonietta Berardini, morta di manicomio.
“Il 27 dicembre 1974 Antonietta Bernardini è nella sezione “agitate e coercite”, legata al letto di contenzione. A causa di una sigaretta, il materasso prende fuoco e le fiamme si sviluppano così rapidamente che, quando riescono a liberarla, non c’è nulla da fare. Il suo corpo è ormai coperto di ustioni e la morte giunge dopo un’agonia lunga quattro giorni: il 31 dicembre Antonietta Bernardini si spegna all’ospedale #Cardarelli di Napoli. La notizia della morte viene appresa persino dall’autorità giudiziaria con un ritardo di alcuni giorni, il 4 gennaio 1975. Le indagini che ne scaturiscono danno luce ad una biografia di abbandono e indifferenza. Si scopre che la Bernardini era internata da oltre un anno per un episodio banale, una lite con un pubblico ufficiale ala stazione di Roma Termini.”
Da Cronache da un manicomio criminale, di Dario Stefano Dell’Aquila e Antonio Esposito.
