Controguida alla medicina transfemminista decoloniale | presentazione

3 Giugno 2026

ex-OPG "Je so' pazzo"
18:00
Negli ultimi anni sempre più persone vivono sulla propria pelle le difficoltà di accesso alla salute: liste d’attesa infinite, sanità pubblica sottofinanziata, violenza sanitaria, discriminazioni, percorsi di cura inaccessibili o costruiti su modelli che escludono molte soggettività.
Di fronte a tutto questo viene da chiedersi: ma come si costruisce una medicina capace di mettere davvero al centro le persone?
Come si costruisce una pratica della cura che non riproduca i rapporti di potere della società in cui viviamo, ma che sappia invece partire dall’ascolto, dall’autodeterminazione e dalle condizioni materiali di vita delle persone?
A partire da queste domande presenteremo la “Controguida alla medicina transfemminista decoloniale”, progetto collettivo nato dal lavoro di “Chi si cura di te”, associazione composta da operatorə sanitariə, medicə in formazione, attivistə e studentə di medicina che negli anni hanno sviluppato una riflessione critica sul sistema sanitario, sulla formazione medica e sul significato politico della cura.
La Controguida prova a mettere in discussione un modello medico costruito storicamente attorno a uno sguardo patriarcale, occidentale, cisnormativo e classista, che continua a rendere marginali, invisibili o sacrificabili molti corpi e molte soggettività. Significa riconoscere che la salute non riguarda soltanto la malattia, ma è profondamente intrecciata alle condizioni materiali, sociali e politiche in cui le persone vivono.
Parlare di medicina transfemminista significa parlare di violenza sanitaria, di attenzione alla salute mentale, di accesso libero e gratuito all’aborto e delle difficoltà che incontrano quotidianamente nell’accesso alle cure le persone marginalizzate, come quelle appartenenti alla comunità LGBTQIA+.
.Allo stesso modo, parlare di medicina decoloniale significa riconoscere che gran parte degli studi clinici, della ricerca medica e dei protocolli sanitari che ancora oggi vengono considerati “universali” sono stati costruiti prendendo come riferimento il corpo dell’uomo bianco occidentale e questo produce ancora oggi disuguaglianze concrete nelle diagnosi, nei percorsi terapeutici e nell’accesso alle cure per le persone razzializzate e migranti.
Per questo la Controguida affronta anche il tema dei CPR e delle politiche migratorie. In un clima politico sempre più segnato dalla repressione e dalla criminalizzazione delle persone migranti, i CPR rappresentano dispositivi di detenzione amministrativa che producono violenza anche sul piano della salute fisica e mentale, attraverso isolamento, sedazione, privazione della libertà e sistematica negazione dell’accesso alle cure.
Noi come Ex OPG e Ambulatorio Popolare ogni giorno incontriamo persone che rinunciano a curarsi, che non riescono a orientarsi nel sistema sanitario o che vivono esperienze di esclusione e discriminazione nei percorsi di cura. Per questo crediamo che costruire pratiche di sanità popolare significhi anche costruire strumenti politici e collettivi capaci di mettere in discussione il modello di società in cui viviamo, esattamente come questo testo.
La Controguida non è pensata soltanto per chi studia o lavora in ambito sanitario, ma per tutte le persone che attraversano o subiscono i sistemi di cura e vogliono provare a immaginarli diversamente

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