Torino chiama, Napoli risponde!
ECCO PERCHÉ IL 31/1 SAREMO AL CORTEO DI ASKATASUNA E IL 14/2 IN PIAZZA A NAPOLI
Sabato saremo in piazza a Torino al fianco di Askatasuna e di tutte le esperienze e gli spazi sociali sotto attacco. Perché ciò che ha colpito Askatasuna non riguarda solo Torino: riguarda tutte e tutti noi.
È l’ennesimo salto di qualità nella strategia repressiva del governo Meloni: più polizia, militarizzazione dei quartieri, restrizione degli spazi democratici, criminalizzazione del conflitto sociale. Una prova di forza che s’inserisce in un clima di guerra sempre più esplicito, sul piano internazionale come su quello interno.
Guerra fuori, repressione dentro.
Mentre l’Italia investe nel riarmo, sostiene lo Stato illegittimo e genocida di Israele e sacrifica salari, welfare e servizi pubblici, chi si oppone a questo modello viene colpito, isolato, intimidito.
Gli spazi sociali sono nel mirino perché sono luoghi di autorganizzazione, di mutualismo e di lotta. Perché hanno animato le mobilitazioni contro la guerra e il riarmo, in solidarietà con il popolo palestinese, con il popolo venezuelano e a difesa della rivoluzione del Rojava. Perché dimostrano, ogni giorno, che un’alternativa esiste. E che un mondo più giusto è possibile.
Ma sarebbe un errore pensare che tutto questo sia responsabilità esclusiva della destra.
Le politiche securitarie, le leggi sul decoro – dal decreto Minniti in poi – la criminalizzazione del dissenso e la normalizzazione degli sgomberi sono state portate avanti anche dal centrosinistra. Chi oggi si indigna a giorni alterni, ieri ha costruito e applicato le stesse logiche repressive. A Torino come a Napoli. A Bologna come a Milano.
A Napoli lo vediamo chiaramente. Gli attacchi a Officina 99, al Gridas, al Carlo Giuliani, al Civico 7, al CPRS, allo Spazio Occupato Banchi Nuovi e a tante altre realtà non sono casi isolati. Sono parte dello stesso disegno che oggi colpisce Askatasuna: eliminare presidi sociali, spezzare comunità, colpire chi costruisce risposte collettive dove lo Stato produce solo abbandono.
La loro idea di sicurezza è fatta di polizia, sgomberi e manganelli.
La nostra è fatta di casa, salari, welfare, diritti e spazi liberati.
Quando entrammo nell’Ex OPG decidemmo che lì dove prima c’erano prigione, tortura e abbandono avremmo costruito libertà.
Libertà che in basco si dice proprio Askatasuna.
Difendere oggi gli spazi sociali significa difendere la libertà.
Significa difendere una scelta, una storia, la possibilità concreta di trasformare luoghi di repressione in spazi di vita e di lotta, e di trasformare l’esistente stesso.
Sabato 31, come Ex OPG Je so’ Pazzo, saremo al corteo nazionale di Torino.
E il 14 febbraio torneremo in piazza a Napoli contro sgomberi, repressione e autoritarismo.
Per mandare un messaggio semplice e chiaro:
giù le mani dagli spazi sociali,
giù le mani da chi lotta per un futuro più giusto,
giù le mani dalla libertà di tutte e tutti.