Un continente tra colpi di stato, rivolte e ingerenze di USA e UE

Da più di un mese l’America Latina è in subbuglio. Per ultimo, in ordine temporale, è arrivato il golpe contro il presidente della Bolivia Evo Morales, consumatosi domenica 10 novembre. Quello che Trump definisce “ritorno alla democrazia” è in realtà un golpe politico-civico-poliziesco con l’intervento delle Forze Armate nelle ultime 48 ore. Non solo contro Evo, ma contro indios e donne, per il ritorno al potere della tradizionale oligarchia.


Prima, dall’inizio di ottobre, le piazze dell’Ecuador erano state riempite dalle popolazioni indigene e dal popolo tutto, in lotta contro il “paquetazo” neoliberista che il presidente Moreno avrebbe voluto imporre al Paese in combutta col Fondo Monetario Internazionale.
Poi era stata la volta del Cile, il cui popolo, risvegliato dall’apparente torpore grazie alla protesta delle studentesse e degli studenti contro l’aumento del prezzo del biglietto della metropolitana di Santiago, è sceso in strada in milioni, sfidando “carabineros” e militari, pallottole e torture, e rivendicando un cambio di sistema, la fine del sistema neoliberista, esemplificato dalla parola d’ordine di un’assemblea costituente.
Nel frattempo, sebbene sui nostri giornali e nei nostri giornali non trovassero spazio alcuno, enormi manifestazioni riempiono le strade di Port-au-Prince, capitale di Haiti, di Panama, dell‘Honduras, dove ancora una volta si rivendica „Fuera JOH“, cioè le dimissioni del presidente Juan Orlando Hernández, eletto in maniera fraudolenta. In Perù è crisi istituzionale, con lo scontro tra l‘esecutivo e il legislativo. In Argentina le elezioni presidenziali del 27 ottobre hanno rimandato a casa il presidente neoliberista Mauricio Macri e fatto segnare il successo del kirchnerista Fernandez. Ancora, mentre il consenso di Bolsonaro continua a calare, Lula, l‘ex presidente brasiliano, è finalmente stato scarcerato, sebbene su di lui incombano ancora processi farsa. Infine, l‘amministrazione Trump inasprisce le sanzioni contro Cuba e rilancia le minacce contro il Venezuela.

Nel susseguirsi dei fatti, della cronaca, si rischia di perder di vista la direzione complessiva, di equiparare storie profondamente diverse, di mettere tutto sullo stesso piano, secondo uno schema mentale probabilmente inadeguato a cogliere il senso di quanto sta accadendo in America Latina.
La Bolivia è come il Cile? Il presidente boliviano Morales come quello cileno Piñera? L‘Ecuador come il Venezuela?
Per andare a fondo, oltre l‘enumerazione dei fatti, abbiamo organizzato un incontro di approfondimento con Alessandra Riccio, ispanista, ex professoressa di Lingue e Letterature LatinoAmericane e co-direttrice della rivista „LatinoAmerica“. Con lei proveremo a inquadrare i processi in corso, a capire cosa hanno a che fare con noi qui, dall‘altra parte dell‘Atlantico. Che lezioni offrono a chi vuole ascoltare e imparare. Nella consapevolezza che coscienza e conoscenza sono il presupposto necessario per agire. Perchè, come al solito. Non si tratta di contemplare, ma di essere attori della trasformazione che vorremmo vedere realizzata.

⏰ Giovedì 14 novembre, alle ore 18.
Ex OPG Occupato - Je so' pazzo
📍 via Imbriani 218, Napoli.

Ospiti (in aggiornamento):
- Alessandra Riccio, ispanista, co-direttrice della rivista "LatinoAmerica", ex professoressa di Lingue e Letterature latinoamericane.

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