Da 20 giorni il popolo cileno è in strada. Hanno iniziato le studentesse e gli studenti, giovanissime e giovanissimi, a protestare contro l’ennesimo aumento del prezzo del biglietto della metro di Santiago, che già era la più cara di tutta l’America Latina.

“Nos han robado tanto que incluso nos han quitado el miedo!” (“Ci hanno rubato così tanto che ci hanno tolto anche la paura!”)
Il governo Pinera ha reagito subito col pugno di ferro: hanno fatto il giro del web – e non dei media mainstream! - le immagini dei carabinieri che si scagliavano con violenza inaudita contro studenti e minorenni.
Anziché svuotarsi, però, le strade e le piazze si sono riempite: di tutti gli altri settori sociali, fino a quel momento alla finestra. La protesta studentesca è stata così la scintilla di un movimento molto più ampio che ha cominciato a mettere in discussione non solo – e non tanto – l’aumento del costo della vita, ma il sistema neoliberista che regge il paese dagli anni della dittatura di Pinochet e che non ha conosciuto sostanziale discontinuità col passaggio alla “democrazia”.
Sebastian Pinera ha provato a fermare un’onda che di ora in ora cresceva sempre più con l’arma che le destre mettono sempre in campo in queste situazioni: più repressione. Stato d’emergenza prima, un illegale coprifuoco poi, dichiarazioni di “estamos en guerra” e militari che feriscono, sequestrano, torturano e purtroppo uccidono, facendo tornare alla mente gli anni più bui del Cile contemporaneo.
I dati raccolti da organismi ufficiali, come l’INDH (Instituto Nacional para los Derechos Humanos), sono allarmanti e il numero di feriti (1.659 quelli che hanno fatto ricorso a cure ospedaliere tra il 17 ottobre e il 4 novembre, di cui 160 che hanno perso o rischiano di perdere un occhio) e detenzioni (4.364 al 4 novembre) che coinvolge non solo adulti, ma anche minori, è in continua crescita e causa una forte preoccupazione.
Riteniamo che il miglior contributo che possiamo dare a favore della democrazia e del movimento popolare in Cile sia non restare indifferenti di fronte alla difesa violenta dell’ordine neoliberista. Per questo cilene e cileni, italiane e italiani, ci siamo unite e uniti per sostenere la lotta del popolo cileno. Dobbiamo sostenere il coraggio e la forza di un popolo che non è tornato a casa nemmeno dopo che Pinera ha promesso di applicare palliativi che andrebbero ad attenuare le durezze della vita quotidiana, ma che non mettono affatto in discussione la struttura del sistema. I responsabili del malcontento che si esprime oggi nelle piazze non vengono toccati e con loro continua a essere intoccabile un sistema di rapina che anche negli ultimi trent'anni ha prodotto un’immane ricchezza per pochissimi (10 miliardari possiedono il 16% del PIL) e un mare di povertà per tantissimi.
Vogliamo denunciare un governo che viola i diritti umani del proprio popolo, un governo che ha intenzionalmente ignorato la propria responsabilità politica di fronte agli abusi perpetrati in 30 anni di finta democrazia. Abusi resi possibili anche grazie al disinteresse dei governi europei, sfacciatamente silenti e, dunque, volenti o nolenti complici di Pinera.

Ci vediamo sabato pomeriggio alle 17:30 all'Ex OPG Occupato - Je so' pazzo per discutere insieme, confrontarci, per raccontare il Cile attraverso una mostra di serigrafie disegnate in occasione del quarantesimo anniversario del golpe fascista di Pinochet, per far rivivere la musica e la voce di Victor Jara e dei tanti che hanno saputo dare parole al popolo cileno, tanto negli anni della Unidad Popular quanto oggi. Dimostrando, se ce ne fosse il bisogno, che i processi sociali non si fermano né col crimine né con la forza: “la historia es nuestra y la hacen los pueblos” - la storia è nostra e la scrivono i popoli!

Programma della giornata:

Dalle ore 17.30:
- Assemblea pubblica

Per tutto il pomeriggio:
- Mostra "Memorie di lotta e resistenza in Cile"
e parole e musica dei Musicisti uniti per il Cile:
Joey Napolitano,
Vincenzo Racioppi,
Peppe Treccia,
Nando Cozzolino,
e tanti altri...

 

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