Prima dell’ottobre 2017 la Catalogna per molti era un’espressione geografica e basta. Conoscevamo tutti il Barça che era stato di Maradona e Ronaldo prima, di Messi poi. Qualcuno aveva fatto le vacanze a Lloret de Mar, qualcun altro si era innamorato di Gaudì, Mirò o Dalì.

Dal 1 ottobre qualcosa è cambiato. La nostra conoscenza della Catalogna si è ampliata. Abbiamo imparato che lì in tanti rivendicano la “indipendenza” dalla monarchia dei Borbone. Abbiamo visto gente comune scendere in piazza e difendere il proprio diritto a decidere del proprio futuro.
Il 1 ottobre abbiamo visto muri umani proteggere le urne, per consentire alla popolazione di votare. Abbiamo visto uno Stato che invece voleva impedire che si tenesse il voto. Con l’uso di una repressione che non si è fatta troppi scrupoli a malmenare vecchiette, ad arrestare dirigenti politici, a spingere all’esilio altri. E accadeva all’interno dei confini dell’UE!

In Spagna, che è un po’ come casa nostra. Siamo un po’ “noi”. Abbiamo visto uno sciopero generale partecipatissimo, il più grande della storia recente della Catalogna. E la nascita di organismi dal basso, i Comitati di Difesa della Repubblica, che hanno provato e tutt’ora provano a costruire autorganizzazione popolare. La stampa quasi non ne parla più. Eppure la mobilitazione popolare che si è prodotta solo qualche mese fa non può aver lasciato posto al “nulla cosmico”. Bisogna indagare i movimenti, anche carsici, di questi mesi. Per capire cosa sta accadendo, perché è sempre importante. Ma anche perché la storia che possiamo raccontare può insegnarci tanto.

Che faccia ha l’UE, cui con tanta speranza hanno guardato le forze maggioritarie tra gli indipendentisti catalani? Che cos’è la democrazia, se addirittura le operazioni di voto, che i nostri governi si impegnano a promuovere con la guerra in tutto il mondo (c’è del sarcasmo, eh!), vengono impedite? Quanto conta la volontà popolare? E quali strumenti dobbiamo costruire affinché possa prevalere? E come si interseca tutto questo con la crisi economica tutt’ora in corso? Com’è possibile che un’idea, fino a poco tempo non maggioritaria, riesca ad imporsi sulla scena politica, entri nella testa di milioni di persone, dicotomizzando il campo politico ed intellettuale?

Potremmo aggiungere altre decine di domande, ma ci fermiamo qui. Perché tutte queste ed altre ancora le porremo a Marco Santopadre, che ha avuto modo di conoscere da vicino il processo in corso in Catalogna. E ha fermato i suoi pensieri, quello che ha visto, quello che ha imparato, le sue riflessioni, su carta. Ne è uscito fuori “La sfida catalana. Cronaca di una rivoluzione incompiuta”.

Partiamo da questo testo per ragionare e imparare tutte e tutti insieme. Ci vediamo martedì 10 luglio, dalle ore 18:00, all’ex Opg Je so’ Pazzo di Napoli.

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