Le nostre storie sono le storie di chi ha deciso di prendere il proprio destino in mano per la conquista di ciò che ci viene negato

A chi ci vuole sottomessi e ricattati rendendoci soggetti invisibili ed esclusi con norme come la legge Bossi – Fini, attraverso il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, o la legge Minniti – Orlando, con la deriva da sistema apartheid imposta ai profughi e agli operatori nei centri di accoglienza, o il Regolamento Dublino III, rispondiamo che in NOI c'è una forte determinazione e volontà a non fermarci. Perché oggi in Italia chi ha la responsabilità (Governo, Regioni e Comuni) di dare risposte ai bisogni della popolazione della quale facciamo parte tutti/e, ha deciso di utilizzare la nostra condizione di migranti o rifugiati per farci la guerra e dividerci dal resto della popolazione.

Tutto questo mentre crescono povertà, sfruttamento e razzismo di ogni genere con una vera guerra alle povertà e a chi cerca di praticare la solidarietà. Siamo convinti che in Italia, come in altre parti dell'Europa, ci sono uomini e donne che vengono colpite quanto noi dalle stesse misure di impoverimento e di sfruttamento sistematico.

Per questo riteniamo che le nostre condizioni sono in parte le stesse di chi ha deciso di prendere, in modo collettivo e partecipato, il proprio destino in mano per la conquista di ciò che ci viene negato in termini di libertà, giustizia sociale e dignità.

Proprio come si è visto nelle strade di Roma con la manifestazione nazionale del 16 dicembre 2017, siamo determinati/e a portare avanti la nostra vertenza su scala nazionale (ad esempio con il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari ai profughi a cui non è stata riconosciuta la protezione internazionale, la rottura del vincolo permesso di soggiorno e contratto di lavoro, la regolarizzazione dei migranti presenti in Italia, il diritto alla residenza e alla carta d'identità, ecc...) e transnazionale mobilitando le popolazioni (in Africa, Asia, ecc…) contro gli accordi bilaterali criminali.

Sappiamo che in tutto il Paese, da Cona e Lampedusa, esistono e si sviluppano lotte e forme di resistenza. Dalle metropoli passando per le aree rurali fin nelle più remote province ci sono comitati, realtà autorganizzate e/o organizzate, associazioni e collettivi che, ogni giorno, portano avanti pratiche solidali e strappano piccole ma importanti vittorie, provando a unire quel che il potere tenta di dividere. Sentiamo l'urgenza di connettere queste molteplici esperienze e di ricostruire un ampio e vasto fronte che sappia rivendicare ed ottenere maggiori diritti per tutte e tutti.

Noi (R)Esistiamo e siamo determinati a lottare per la giustizia sociale, la dignità e libertà per tutti/tutte indipendentemente dal colore della pelle.

Diritti Senza Confini

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Sabato 28 aprile - ore 11.00
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