«Uno può vivere tutta una vita senza sentir parlare dei minatori, una maggioranza preferirebbe addirittura non sentirne parlare. La stessa cosa avviene con tutte le specie di lavori manuali, ci tengono in vita e noi ci dimentichiamo che esistono.»
George Orwell, La strada di Wigan Pier

Torni a casa, una doccia, due cose da sistemare, poi via a trangugiare qualcosa a tavola. Finisci, rassetti e mentre la digestione si avvia lentamente ti metti a lavare i piatti.

Poi il tempo del divano. Ti sposti quindi da un televisore all’altro e passi da un prete poliziotto a un poliziotto vero, da un medico ad un investigatore privato, da un camorrista a un carabiniere, da un magistrato a qualcuno dei RIS o dei loro omologhi statunitensi.
Oggi invece sei più libero e allora ti tuffi in libreria. Cerchi qualche bel libro, qualcosa che possa sentire tuo, né estraneo né lontano. Su quegli scaffali, che sempre più sembrano quelli di un supermercato, in esposizione c’è la biografia di una famosa cantante, un libro di barzellette di un comico di terz’ordine, un altro che parla dell’amore che scocca tra due adolescenti, poi ancora vampiri, un bel giallo di un autore italiano che tutti dicono essere bravissimo e così via.
Manco ci pensi lì per lì, però poi un pensiero: ma gli operai e i lavoratori da 800€ al mese dove soni finiti? 
Beh, in TV sono figure per lo più marginali, mere comparse; nelle librerie ti devi addentrare nei reparti di saggistica, di sociologia, per poter trovare qualcosa, qualche testo magari accademico e che di per sé viene considerato inadatto ad attirare l’attenzione – e i portafogli – della gente comune, di chi in un libro cerca un momento di svago, di rilassatezza.
Invisibile la tradizionale tuta blu, invisibile l’operatore con la sua cuffietta del call-centre, la cameriera con i suoi piatti, bicchieri e posate, la commessa col suo sorriso stampato perennemente sul volto, il muratore sul ponteggio e senza imbracatura alcuna, il facchino con le sue centinaia di kili da sollevare tutti i santi giorni, il bracciante piegato a raccoglier pomodori, arance, olive.
Continuamente veniamo bombardati con articoli e statistiche che ci vogliono far credere che la classe operaia non esista più, che si tratta di una cosa d’altri tempi, che NOI siamo una cosa d’altri tempi.
Invisibili, ecco la parola. Non esistiamo, eppur ci siamo. E allora vogliamo tornare a parlare di noi. E a farne parlare, ma anche a scrivere. Delle nostre vite, della condizione che viviamo, che non è solo quella di chi rimpiange un passato più o meno roseo. Noi non siamo semplici vittime. Perché ci organizziamo, resistiamo e pensiamo continuamente al contrattacco. Perché le nostre vite sono complesse, vanno al di là della descrizione dell’attività che conduciamo nelle aziende in cui siamo assunti. Sono fatte di risate, chiacchierate, sbornie, viaggi, sogni, legami, solidarietà, amore. Non siamo solo un numero buono per una statistica sulla disoccupazione nel Belpaese. Molto, molto di più.
 
Rendere visibili gli invisibili! Il 7 settembre cominciamo a fare un passo, con l’obiettivo di aprire strade, nuovi sentieri, tutti da esplorare…
...perciò, per l’inaugurazione del “Festival del Potere Popolare”, abbiamo deciso di fare una chiacchierata con chi lavora quotidianamente per rendere visibili gli invisibili:
 
Wu Ming 2, scrittore membro del collettivo Wu Ming e MetalMente, collettivo di operai metalmeccanici, autori della narrazione collettiva „Meccanoscritto"
Alberto Prunetti, scrittore e traduttore, autore di "Amianto. Una storia operaia"
Simona Baldanzi, ricercatrice-scrittrice, autrice di "Figlia di una vestaglia blu" e di "Mugello sottosopra. Tute arancioni nei cantieri delle grandi opere"
Marta Fana, ricercatrice in economia, si occupa in particolare di economia del lavoro e disuguaglianze
 
I loro testi, per certi versi le loro stesse esistenze, rappresentano un dialogo, non semplicemente tra il lettore e gli scrittori, ma tra due generazioni di lavoratori, quella del boom economico, dei nostri nonni o genitori (rappresentata nelle narrazioni da Renato, tubista-saldatore in “Amianto“, dalla mamma in “Figlia di una vestaglia blu” e dagli operai-scrittori metalmeccanici di Sesto San Giovanni) e l’attuale generazione di lavoratori detti precari, rappresentati dagli autori delle narrazioni (Alberto, scrittore e traduttore precario, Simona, ricercatrice-scrittrice e il collettivo operaio metalmeccanico MetalMente).

programma completo del Festival
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Abbiamo messo per iscritto le idee che stanno alla base del nostro progetto, e tutti i modi in cui si può dare una mano.

Come partecipare

Ecco la nostra dichiarazione di intenti, il nostro programma

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