Incontro con Davide Grasso combattente italiano delle YPG

Martedì 9 maggio ore 16.30
Palazzo Corigliano - aula Mura Greche
Università Orientale di Napoli (Piazza San Domenico Maggiore)

Davide Grasso è partito dall’Italia e ha deciso di arruolarsi nelle unità di protezione del popolo entrando a far parte delle Forze Democratiche Siriane, ha partecipato nel periodo tra maggio e ottobre 2016 all’operazione militare che ha liberato la città di Manbij, ha combattuto al fianco di ragazze e ragazzi curdi, arabi e tanti internazionali che da tutto il mondo hanno deciso di mettere a disposizione le proprie conoscenze, capacità e la propria vita per la rivoluzione.

Durante la sua permanenza in Siria, Davide ha raccolto molto materiale e ha conosciuto da vicino le contraddizioni della guerra e della rivoluzione. La sua testimonianza ci permetterà di comprendere meglio ciò che sta accadendo in Siria, che ruolo stanno giocando i vari attori in campo e soprattutto come funziona e come è organizzata la rivoluzione nei diversi ambiti.

Sono passati 6 anni da quando in Siria sono iniziate le proteste di piazza contro il regime di Bashar Al Assad, condotte da un fronte d'opposizione estremamente eterogeneo, che ha cercato, sul filo delle primavere arabe, di cogliere l'occasione per tentare di rompere la struttura di potere Baa'thista della famiglia Assad, vicina e alleata delle forze regionali sciite in un paese come la Siria in cui la maggioranza della popolazione è sunnita.
La repressione del regime fin da subito mette a dura prova le proteste, fino a quando gruppi di ufficiali dell'esercito governativo disertano e iniziano a organizzare un esercito di ribelli (ESL), che ottiene il supporto da un lato di gran parte delle potenze regionali sunnite e dall'altro lato delle potenze occidentali, che vedono la possibilità di ribaltare un governo nemico e mettere così le mani sulle risorse energetiche di cui è ricca la regione (e non solo).

Lo scacchiere è pronto, e le proteste si trasformano in una guerra civile destinata a durare anni, ci sono subito difficoltà da parte dell'opposizione al regime a fare fronte unico, poiché le divisioni interne corrono su linee di faglia ideologiche, etniche, religiose e culturali. La frammentazione lascia spazio a gruppi islamisti e salafiti (Al-Nusra e ISIS i più conosciuti), che dopo essersi infiltrate nei gruppi di ribelli ottengono consenso alimentando odio e guerra di religione, e abbandonano le rivendicazioni di democrazia e libertà che avevano riempito le piazze nei mesi precedenti.

In Rojava, regione a maggioranza curda nel nord della Siria, l'opposizione al regime di Assad è frutto di anni di sedimentazione di tutti i soprusi e violenze che il regime ha esercitato senza scrupoli sul popolo curdo e sulle altre minoranze etniche e religiose, considerate da sempre come cittadini di serie B, su cui ha portato avanti una politica di inculturazione araba forzata (arabizzazione) tramite l'insegnamento unico della lingua e della cultura araba e tramite lo spopolamento forzato di intere aree a forte demografica curda e ripopolate in seguito con una popolazione araba.
Le popolazioni locali e le forze progressiste del nord della Siria, durante i tumulti che si espandevano per tutto il paese, scelsero di trovare una terza via tra il regime e l’opposizione fortemente islamista che ormai dominava la scena, sotto la guida del Partito dell’Unione Democratica (PYD) ripresero le teorie del leader curdo Abdullah Ocalan del confederalismo democratico, dando inizio a un processo rivoluzionario confederale che potenzialmente potrebbe divenire la chiave di volta per la risoluzione di tutti i conflitti presenti ad oggi in Medio Oriente.
Una rivoluzione basata sul confederalismo democratico che ha aperto la strada per una convivenza pacifica di tutte le popolazioni, nel rispetto delle loro lingue, culture e identità. Un progetto aperto alle differenze di altri gruppi e fazioni politiche, flessibile, multi-culturale, anti-monopolistico, ed orientato alla partecipazione.
Come viene specificato nella carta del “Contratto Sociale del Rojava”, la rivoluzione è dei curdi tanto quanto degli arabi, degli yazidi, degli assiri, aramaici, dei turkmeni… Una carta che si rivolge a tutti i popoli, volta a perseguire i principi di uguaglianza, libertà e giustizia, alla ricerca di un equilibrio ecologico per mettere fine allo sfruttamento intensivo delle risorse. Infatti i concetti di ecologia e femminismo sono pilastri centrali del pensiero di Abdullah Ocalan, leader del movimento di liberazione curdo e teorico del confederalismo democratico.
Una rivoluzione sociale che dà voce ai bisogni, rafforzando strutturalmente l’autonomia degli attori sociali, il cui carattere si concretizza oggi nella rivoluzione femminile. Per questo viene riconosciuta come l’alba della libertà delle donne.

Oggi questo processo si trova sotto attacco, se da una parte la Forze Democratiche Siriane, sotto la guida delle unità di protezione del popolo e delle donne (YPG e YPJ), portano avanti l’importantissima e determinante operazione Ira dell’Eufrate con l’obbiettivo di liberare Raqqa, cuore nero dello Stato Islamico, a nord devono fare i conti con gli attacchi e i bombardamenti della Turchia che teme più di tutti questa rivoluzione. Per anni la Turchia ha finanziato e sostenuto gruppi salafiti affinché impedissero il rafforzamento e l’unione dei cantoni che compongono il Rojava, fallendo ogni tentativo, oggi ci prova schierando il proprio esercito.

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