Giovedì 14 Gennaio | ore 18:00
Ex OPG Occupato - Je so' pazzo (via Matteo Renato Imbriani 218)

Le esperienze di potere popolare in America Latina e noi

dibattito con

- Geraldina Colotti (giornalista de "il Manifesto)
- rappresentante dell'ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Roma

Le cose non vanno bene. Ormai da un po’. Ogni anno, chi governa, promette una ripresa. Ogni anno ci sarebbero “timidi segnali” che vanno nella direzione “giusta”. Qualche indicatore economico col segno “+” annuncerebbe la luce alla fine del tunnel. Ma a noi che viviamo su questa terra quasi nulla pare cambiare, almeno non in meglio.
Eppure, ci bombardano la testa con un ritornello ossessivo: “non ci sono alternative”, bisogna proseguire sulla strada intrapresa, avere pazienza, magari temperiamo un po’ l’austerità, ma i pilastri di questo modello non si possono toccare. Le privatizzazioni sono intoccabili perché sarebbero un’opportunità di liberalizzazione dell’economia e poi, si sa, sono foriere di maggiore efficienza e minori costi per i clienti. Peccato che tutte le privatizzazioni non abbiano portato questi annunciati miglioramenti. Per creare posti di lavoro e combattere la disoccupazione c’è bisogno di più flessibilità. Basta rigidità, basta garantiti.

Il risultato è sotto i nostri occhi: tasso di disoccupazione altissimo, giovani e Sud che il lavoro lo vedono col binocolo. Quando poi lo trovi non c’è da gioire: sempre meno diritti e sempre più ricattabilità ed arbitrio da parte del datore di lavoro. E poi bisogna garantire la stabilità del bilancio, tagliare le spese: e giù di forbici, nelle grandi e nelle piccole città, con linee degli autobus che non esistono più, mezzi di trasporto fatiscenti e a stento funzionanti, reparti o interi ospedali che chiudono, scuole, università, teatri, biblioteche, istituti di cultura che quasi non resistono più all’assenza di fondi e finanziamenti. Infine, il sistema democratico italiano va cambiato per garantire rapidità ed efficacia delle decisioni. Non si può star lì a dibattere, perdendo inutilmente tempo utile. Il paese ha bisogno di decisioni non “irrevocabili”, ma urgenti sicuramente. E quindi noi ci troviamo a non eleggere un presidente del consiglio da anni, a vedere commissari governativi gestire settori importanti e intere città, assistiamo ad un teatrino politico capace di produrre leggi elettorali e riforme istituzionali che restringono sempre più la nostra democrazia e che ci tagliano fuori da qualsiasi possibilità di decidere qualcosa delle nostre vite.

TINA, “there is no alternative”, è un mantra che governo, partiti e anche sindacati ci ripetono quotidianamente. Tuttavia, si tratta, più che di una realtà, di un loro desiderio. Le alternative ci sono e alcune sono già in essere.
In alcuni paesi dell’America Latina, ad esempio, da ormai almeno un decennio, si prova a fare qualcosa di diverso. C’è un paese, il Venezuela, che spende il 60% del suo budget in spesa sociale. Mentre qui, in tutta l’Unione Europea, si fa una vera e propria guerra a scuole, ospedali, trasporti pubblici, l’83% dei giovani venezuelani oggi va all’università, la Misiòn Barrio Adentro ha permesso, grazie all’intervento di medici cubani, di curare persone che non avevano mai visto un medico in vita loro. Mentre a casa nostra è tornato lo spettro della povertà, in Venezuela le politiche di lotta alla povertà l’hanno ridotta a livelli mai così bassi nella storia del paese. Mentre in Italia decine di migliaia di famiglie rischiano di trovarsi in mezzo ad una strada perché non riescono più a pagare l’affitto, qualche settimana fa nel paese latinoamericano è stata consegnata la casa numero “1 milione”. E potremmo andare avanti a lungo…

Ma l’elenco dei risultati ottenuti non ci dice tutto. Non ci dice come sia stato possibile raggiungerli, quali ostacoli si siano dovuti superare, come si è fatto a rompere il muro della paura, come gli abitanti dei quartieri poveri abbiano abbandonato quella “passività” che secondo cliché razzisti li avrebbe contraddistinti in maniera quasi genetica. Non ci spiega cosa sia quel “poder popular” di cui tanto parlano in Venezuela, che è diventato una parola diffusa in tutto il continente latinoamericano e comincia a far capolino anche in Europa. Potere popolare significa potere al popolo. Ma come? Al di là di slogan e retorica, cosa significa? Le pratiche in atto in Venezuela possono dirci qualcosa? Possiamo imparare da quest’esperienza? E cosa?
Ne parleremo con Geraldina Colotti, giornalista de “Il Manifesto”, che è stata più volte in Venezuela ed in America Latina e con un rappresentante dell'ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Roma.

Per raccontare l'esistente e immaginare il futuro

IL BLOG DEI PAZZI

Calendario

October 2021
Mon Tue Wed Thu Fri Sat Sun
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31

Potere al Popolo!

Sito di"Potere al Popolo!"

#indietrononsitorna

SIAMO TORNATI! Il 7 ottobre 2020 abbiamo inaugurato la seconda stagione di Radio Quarantena. Ritorniamo con una nuova redazione, quasi 20 collaboratori e 5 rubriche settimanali.

RADIO QUARANTENA

VOCI E TESTIMONIANZE DAL CARCERE

#iorestodentro

Come si finanzia una struttura grande e piena di attività come l’Ex OPG?

Supporta l'ex opg

Abbiamo messo per iscritto le idee che stanno alla base del nostro progetto, e tutti i modi in cui si può dare una mano.

Come partecipare

Ecco la nostra dichiarazione di intenti, il nostro programma

Cosa crediamo, cosa vogliamo

UN ECOGRAFO PER TUTTE E TUTTI!

CROWDFUNDING AMBULATORIO POPOLARE

CookiesAccept

NOTE! This site uses cookies and similar technologies.

If you not change browser settings, you agree to it. Learn more

I understand