Guardate questa immagine.
Questa immagine è composta da tante foto diverse, tutte scattate negli ultimi due mesi. Ognuna di queste foto ha una sua storia, e c'è anche una storia che queste foto raccontato tutte insieme.

Tra queste foto c'è quella che racconta della primissima consegna dei pacchi spesa solidali, quella che racconta della solidarietà e della fiducia reciproca che c'è con i commercianti del nostro quartiere, quella che parla di una Napoli deserta che però non si fa problemi nell'aiutare chi ne ha bisogno, quella che racconta di una soleggiata mattinata primaverile passata a comporre i tanti pacchi alimentari, quella che parla di donazioni fatte e quella che parla di donazioni ricevute, e ancora tante e tante altre.
Tutte insieme, queste foto parlano di solidarietà, di resistenza popolare, di fiducia, amore, fratellanza e unità. Raccontano l'aspetto più bello e umano di questi ultimi due mesi, parlando di mani tese pronte ad aiutare chi si trova in difficoltà, pronte a donare quel poco che si ha. Ma parlano anche di altro.
Queste foto parlano di abbandono, di isolamento, di paura. Parlano di istituzioni inesistenti, di diritti mancanti, di menefreghismo da parte di chi dovrebbe tutelare la nostra vita e la nostra dignità. È questo quello che ci ha spinto a mettere in piedi la nostra campagna, ad attivarci dal primo momento, e che ha spinto tante e tanti a farlo.

In questi ultimi due mesi la "normalità" che siamo abituati a vivere si è fatta sentire con tutta la sua forza. Chi già "normalmente" era abituato a dover affrontare da solo tutte le ingiustizie della propria vita si è trovato ancora più solo, chi già "normalmente" era invisibile agli occhi delle istituzioni si è trovato a svanire completamente, chi già "normalmente" era in situazioni di estrema difficoltà si è trovato in una situazione ancora più critica.
Negli ultimi giorni si parla tanto di un graduale "ritorno alla normalità", come se fosse la salvezza, come se potessimo dimenticare le ingiustizie a cui abbiamo assistito in questi ultimi due mesi, come se potessimo cancellare i segni dalla nostra pelle e le lacrime, di dolore e di rabbia, dai nostri volti.
Nessuno sarà in grado di toglierci dalla mente le immagini e le storie dei tanti che sono morti in nome del profitto, della sanità pubblica lenta e inefficiente, delle tante richieste d'aiuto rimaste tuttora inascoltate dalle istituzioni.
Si parla di far "ripartire" un paese che sta morendo d'abbandono.

Questa "Fase 2" sarà in nome dei diritti e delle tutele, oppure non sarà.
Vogliamo che venga istituito un Reddito di Emergenza che possa essere in grado di garantire la dignità e la sopravvivenza di tutti quelli che sono rimasti senza un lavoro, vogliamo che la salute e la vita vengano messe prima del profitto, vogliamo che i nostri diritti vengano rispettati, vogliamo che, al centro, vengano messe la tutela e la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici.
Finora in tanti sono riusciti a sopravvivere solo grazie al lavoro delle reti solidali dal basso, che, tra mille e mille difficoltà, sono riuscire a garantire, seppur minimamente, degli strumenti di sopravvivenza. Ma adesso è il momento che lo Stato faccia la sua parte.

Non torneremo a quella normalità fatta di vite piegate dal dolore e dalla fatica, di persone invisibili e di diritti inesistenti. Quando tutto questo finirà, costruiremo una nuova normalità che metta al centro la vita, la salute e la dignità delle persone, che si basi sulla comunità, sulla solidarietà e sull'aiuto reciproco.

NON TORNEREMO ALLA NORMALITÀ PERCHÉ LA NORMALITÀ ERA IL PROBLEMA!

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