25 Aprile 2020

Stamattina c'era un'atmosfera strana, da un lato mi sembrava paradossale dover vivere il mio primo 25 aprile all'insegna del distanziamento sociale, senza fare una manifestazione, per la prima volta da quando avevo 13 anni, credo; dall'altro sentivo che era tempo (questo è il quarantasettesimo giorno di quarantena per me) che aspettavo questa giornata, la Liberazione, per potermi sentire davvero vicino a tanti e tante altre che come noi avvertono sulla pelle e nei nervi la necessità attuale della resistenza, dei suoi valori e della sua storia.

75 anni fa molti dei nostri nonni si sono svegliati in quello che avranno ricordato come il giorno più bello della loro vita: dopo anni di paura, diffidenza, oppressione, tutto il popolo era nelle strade a riprendersi la sua libertà e il suo tempo.

Anche questa mattina il sole napoletano sembrava invitare la gente a scendere per le strade e riprendersi tutto... e invece per noi è ancora tempo di resistere, resistere alle condizioni in cui ci hanno costretto le scelte delle classi che guidano la società: così, in un bel giorno di primavera, con un virus che mette in ginocchio quei brandelli di sanità pubblica che ci hanno lasciato, tutto un popolo di conseguenza imprigionato in casa (per chi ne ha una) e indifferentemente trascinato sul posto di lavoro (crepate, di fame o di virus ma crepate!), solo posti di blocco in giro e una crisi all'orizzonte che già affama milioni di persone, a Napoli c'erano 7 famiglie che ci aspettavano per ricevere il loro pacco alimentare...

Avevo appuntamento con Kumara all'Ex OPG appena dopo pranzo. Kumara è famoso per la sua puntualità e la sua precisione. E infatti non si è smentito: alle 15:45 (onesto post-pranzo da Roma in giù) eravamo già in macchina a consegnare il primo pacco.
I vicoli dei nostri quartieri popolari sanno trasmetterti calore anche quando sono deserti! Forse perché, con la densità di popolazione per cui siamo famosi, con la facilità con cui aprendo un balcone e una finestra può nascere un salotto "volante", proprio deserti non lo sono mai. Gli sguardi ti seguono dai vasci, e dalle finestre socchiuse ti arriva il consiglio sulla direzione giusta da prendere quando vi trattenete indecisi, col motore acceso, dopo una consegna - dove nulla può google maps.
Con il mio compagno di consegne però, c'era poco spazio per l'indecisione: K. conosce personalmente tutte le famiglie della comunità sri lankese con cui lui e la sua organizzazione sono a contatto, e si districa anche meglio di me tra le strade tortuose e pendenti dal Rione Sanità alla Pignasecca, da Materdei ai Tribunali.

Piuttosto, sarà stata la giornata di sole o l'occasione di lottare (in un modo o nell'altro) anche in questo anniversario per così dire, difficile, dopo le prime tappe eravamo presi da un certo entusiasmo, quasi frenetico (interrotto solo dal "rituale" controllo di due tristi carabinieri, che nel deserto - quello sì - di via Foria, non sembravano condividere il nostro stesso entusiasmo per la liberazione dal nazifascismo... buon 25 Aprile, agenti!). Buon 25 Aprile. Abbiamo fatto questo augurio a ogni consegna, perché il lavoro di questa rete solidale oggi vale doppio, perché noi oggi festeggiamo il fatto che non ci troveranno divisi, nel ricordo di un'unità che ha avuto un significato ben preciso: unità di popolo, contro l'oppressore.
Passavamo da un vascio a un portone antico raccontandoci storie di resistenza nella macchina: io che gli parlavo delle storie dei partigiani di cui ho letto (storie che lui conosce bene) e lui che mi raccontava della decennale lotta del suo popolo e delle due guerre civili che hanno affrontato e, come sempre, dalle sue parole si poteva sentire la determinazione di chi ancora combatte e crede nelle ragioni degli oppressi e della rivoluzione.

Ed è in questo clima che salutavamo la famiglia a cui abbiamo consegnato l'ultimo pacco. Non mi sembrava vero, ci avevamo messo pochissimo e il tempo era volato. Con lui che chiamava i contatti e faceva da navigatore, avevamo trovato anche il tempo per tante chiacchiere. Neanche chiude la portiera del sedile posteriore (sì, con le misure di sicurezza mi sento come un tassista) che da un balcone una signora grida in un napoletano strettissimo: "O TELEFONO!!!". K. aveva dimenticato il cellulare appoggiato sul tettuccio e, anticipando di un istante la mia partenza, ancora una volta il vicolo aveva vegliato su di noi! Grazie signora, buon 25 Aprile!!!

Arrivati a casa sua Kumara mi ha invitato a prendere un tè e nel pieno (e arduo) rispetto delle misure di distanziamento sociale mi sono trattenuto con lui e sua moglie per un quarto d'ora. Loro ed io abbiamo età molto diverse e siamo nati in posti del mondo separati da due continenti e un oceano, i nostri popoli hanno ricorrenze differenti. Mantenevamo un metro di distanza alla soglia di una porta che dà su questo fresco androne di un palazzo antico. Ad ogni sorso dovevamo spostare la mascherina. Eppure raramente in questi giorni mi sono sentito così vicino a qualcuno. Resistiamo, solo insieme.
Non mi avrebbero lasciato andare via se non avessi infine accettato una porzione di riso che mi avevano impacchettato e offerto. In quel momento ho capito. Noi siamo chi non ha niente ed è pronto a dividerlo con te... è là che stanno tutti i nostri. Ci stanno solo aspettando, perché finché non la vedono in azione, la Resistenza, la penseranno come una speranza ingenua, penseranno che sarà meglio tenersela quella ciotola perché nessuno potrebbe ricambiarla mai, se è vero che ognuno pensa a sé... ma non è così e noi serviamo solo a dimostrarlo.
Credo che la storia degli anni che hanno preceduto la Liberazione abbia tutto da insegnarci oggi. Così come chi crede nei valori che animavano il cuore dei partigiani ha certamente molto da imparare dall'esperienza storica che stiamo vivendo. Nessuno si salva da solo e soltanto uniti, contro chi ci opprime, ci libereremo da questa strana, subdola, occupazione. Il sole splende sul nostro 25 Aprile ancora nel tardo pomeriggio e io mi convinco sempre di più che ovunque ci sia oppressione ci sarà sempre chi la resisterà. Mai come di questi tempi non è solo uno slogan: ora e sempre, Resistenza!
Perché là fuori, ce n'è davvero bisogno!!!

p.s. Il riso era buonissimo

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