Il “bonus spesa” si è dimostrato una misura completamente inadeguata rispetto alla platea di persone e famiglie che stavano già vivendo o che stanno entrando in queste settimane in una condizione di povertà assoluta.

Le risorse stanziate dal Governo Conte sono state insufficienti e di conseguenza i Comuni, come Napoli, hanno introdotto dei criteri incredibilmente restrittivi, riuscendo persino a non spendere tutti i soldi stanziati e accumulando un ritardo considerevole nell’erogazione, che immaginiamo sia dovuto alla mancanza di personale e di risorse adeguate che gli enti locali soffrono da anni. Bisogna allargare i criteri e non si può più rimandare un reddito di emergenza se si vuole davvero evitare l’epidemia sociale: la miseria.

Basandoci anche sull’esperienza diretta del nostro sportello di supporto telefonico, che purtroppo ha potuto assistere “con successo” solo 31 famiglie perché la maggior parte, pur vivendo una condizione di oggettiva povertà, non rientrava nei criteri, abbiamo potuto osservare che:



1) Il budget complessivo del Comune di Napoli ammontava a 7,3 milioni stanziati dal governo più e da 1 milione messo a disposizione dal Comune stesso, cui andrebbero aggiunte le donazioni ricevute all’IBAN attivato da Palazzo San Giacomo, di cui però non sappiamo nulla al momento. 
Ragionando solo su questi dati abbiamo stimato che su una media approssimativa di 320€ a famiglia si potevano soddisfare 25.937 domande. Da quello che riporta un recente articolo di Repubblica, le domande arrivate sono state 18.239, quelle considerate valide 14.200 circa. Si deduce quindi che i soldi spesi per il momento sono 4.544.000€ su un budget iniziale di 8,3 milioni: restano dunque altri 3.756.000€ da spendere. Praticamente, grazie ai criteri restrittivi, si è speso poco più della metà del budget iniziale.

2) L’obiettivo annunciato dal Comune di Napoli era di coprire tra le 25.000 e le 30.000 famiglie: purtroppo è evidente che i conti fatti erano sbagliati rispetto ai requisiti posti, così stringenti, che impediscono anche a chi gode di un sussidio minimo in famiglia (50 € di reddito di cittadinanza, una minima pensione, ecc.) di accedere.

Cosa è andato storto? Proviamo a fare alcune riflessioni sulla base dell’inchiesta sociale che stiamo portando avanti grazie alla distribuzione dei pacchi alimentari e agli sportelli telefonici attivi:

- STATI DI FAMIGLIA: Ci sembra che non sia stato considerato che a Napoli molti stati di famiglia non includono solo il nucleo familiare ristretto (madre, padre, figli) ma spesso, per ristrettezza economica e per l’aumento degli affitti degliultimi anni, si vive con i nonni che percepiscono almeno la pensione sociale. E così chi vive coi nonni non ha avuto diritto al “bonus”, pur avendo come entrata in molti casi solo la loro, spesso irrisoria, pensione.

- LAVORO GRIGIO: Oltre al lavoro completamente “in nero”, a Napoli è diffusissimo il lavoro grigio, che del resto non può essere una sorpresa per le istituzioni visto che l’Ispettorato del Lavoro nel suo ultimo report semestrale sottolineava come, in tutto il Paese, nonostante le diminuzioni dei controlli dovuti ai tagli di questi anni che hanno portato carenza di risorse e personale, sia stato riscontrato dalle indagini che 7 LAVORATORI SU 10 non hanno contratto o hanno contratto di lavoro irregolare. Tantissime persone hanno buste paga da 10, 20 ore settimanali ma ne lavorano 40, 50, venendo costretti dalla minaccia di licenziamento costante a prendere il resto a nero. I sindacati in queste situazioni spesso non arrivano, oppure capita purtroppo che spalleggino il padrone furbo di turno e così i lavoratori si ritrovano sotto ricatto costante.
Senza contare che molti lavoratori hanno subito una sospensione arbitraria dei pagamenti da parte dei datori di lavoro, cioè non hanno ricevuto nemmeno lo stipendio di febbraio perché molti nobili imprenditori, appena intuita la situazione, hanno subito ben pensato di non pagare i dipendenti.

- RITARDI DEGLI ALTRI AMMORTIZZATORI: veniva escluso dalla ricezione del “bonus” chi aveva anche solo fatto domanda per altri ammortizzatori sociali. Purtroppo il Governo è in ritardo clamoroso nel pagamento della CIG, dei contributi p.IVA, della NASPI: sono quindi numerose le situazioni di persone che vengono escluse dal bonus perché percepiscono un ammortizzatore sociale che però, in realtà, non gli è stato ancora corrisposto.

Speriamo che questa riflessione serva a stimolare una prospettiva su cui lavorare e confrontarsi per il Comune, perché in queste settimane è completamente mancato uno spazio di discussione con chi da anni lavora dal basso di fronte alle esigenze sociali del popolo di questa città.

Visto l’avanzo di 3.756.000 € a cui si possono aggiungere i soldi ricevuti dalle donazioni all’IBAN promosso dal Comune, chiediamo che si allarghino i criteri includendo chi ha nello stato di famiglia una persona anziana che percepisce una pensione minima, chi percepisce un minimo sostegno con il reddito di cittadinanza, chi ha contratti di lavoro minori di 20 ore settimanali, chi avrebbe diritto ad altri ammortizzatori sociali ma attualmente non li percepisce. 

Ampliare la platea è necessario non solo per investire tutti i soldi stanziati dal governo e raccolti con le donazioni, ma anche per porre con forza la questione politica al governo e costruire una pressione ampia per lo stanziamento di un reddito di emergenza.

È molto facile in tempi di emergenza affidarsi all’autorità e mettere da parte lo spirito critico, ma dietro i muscoli mostrati dallo Stato con gli elicotteri che sequestrano i barbecue familiari, si nasconde l’ipocrisia di chi, pur di evitare di prendere i soldi da chi ha di più, continua a dimenticare e rimandare le esigenze dell’esercito che hanno creato di lavoratori precari, disoccupati, giovani e meno giovani di questo paese che non possono permettersi il lusso di trovare qualcosa di bello in questa quarantena.


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