Da più di un mese ormai la vita quotidiana di chi studia e lavora nelle scuole italiane è stata completamente stravolta dalla diffusione del COVID-19, e dalle conseguenti misure d’emergenza adottate tra la fine di Febbraio e l’inizio di Marzo nel nostro Paese.

Le studentesse e gli studenti come noi, chiusi nelle proprie case, hanno dovuto rincorrere come potevano la ri-dis-organizzazione delle lezioni, spesso privi qualsiasi di mezzo, perdendo completamente da un giorno all’altro ogni punto di riferimento attuale e prospettiva nel futuro, vedendo vacillare la scuola italiana, ridotta a dipendere da colossi privati come Google e Microsoft.

Ci siamo chiesti allora cosa sia la scuola o almeno come dovrebbe essere.

Una fabbrica di diplomati con conoscenze e competenze adatte alle necessità del mercato, o un tessuto sociale, indispensabile alla mediazione del sapere tra le generazioni, alla crescita di comunità, alla socializzazione dei giovani alla vita in comune?

È chiaro, a giudicare dalle politiche degli ultimi giorni, a modello di quelle degli ultimi anni, che la nostra classe dirigente veda la scuola nel primo dei suddetti modi: così come le contraddizioni e le disuguaglianze prodotte da anni di politiche aziendaliste emergono con più forza nella crisi generale, allo stesso modo si mostra con prepotenza la visione di scuola che ci è stata imposta e che ha guidato ognuno dei provvedimenti di cui oggi paghiamo le spese.     Non è un caso che l’unico aspetto che si ritiene di dover garantire dell’istruzione, nell’accelerazione di queste settimane, è quello dell’incessante produzione del risultato: come arrivare qui o lì nel programma, come valutare, come registrare le valutazioni?

Tutto ciò al netto della buona volontà di tantissimi insegnanti che stanno provando in tutti i modi a garantire il nostro diritto allo studio mantenendoci a contatto con la scuola e tra di noi: è grazie a loro se la scuola non ha collassato completamente e se n’è conservata la forma di istituzione sociale del territorio.

Siamo coscienti che purtroppo solo nelle scuole più avvantaggiate e precedentemente informatizzate, e in alcuni rari casi, nei prossimi mesi si riusciranno a riprodurre tutti quei momenti e occasioni che creano comunità e coinvolgono gli studenti su campi che esulino dai programmi ministeriali.

L’inadeguatezza delle nostre scuole nel supportare adeguatamente la Didattica a Distanza (DAD) si è manifestata sin dall’inizio di questa emergenza: si tratta infatti di una modalità che ci spinge a intendere la scuola e la didattica in maniera del tutto nuova.

La DAD, imposta dalla chiusura delle scuole, ha mostrato forti ritardi e insufficienze organizzative che variano, non solo da  scuola a scuola, ma addirittura da classe a classe, e all'interno della classe, da docente a docente: ciascun insegnante si è trovato a dover improvvisare con la sua piattaforma e le sue modalità.

Il peso della disorganizzazione delle istituzioni non ha gravato unicamente sulle spalle dei docenti, ma anche su quelle degli studenti, i quali hanno dovuto adeguarsi ognuno con i  propri mezzi, fin troppo spesso non sufficienti; questo ha evidenziato le disparità economiche tra gli studenti, in quanto chi ha la possibilità di accedere a un computer personale ed una rete wi-fi efficiente si trova in condizione di seguire le lezioni, mentre a chi non dispone di mezzi sufficienti viene di fatto negato il diritto allo studio. 

Dunque, a farne le spese sono ancora una volta gli studenti e le studentesse più fragili economicamente, nell’incapacità del Ministero dell’Istruzione di coordinare il tutto o di intervenire tempestivamente con sussidi economici .

In queste condizioni pensare di poter valutare “numericamente” l’apprendimento ci sembra inopportuno oltre che potenzialmente dannoso, vista la disparità di accesso alla DAD fino ad ora riscontrata.

La scuola, reduce dalla devastazione del sistema dell’istruzione, è diventata sempre più simile a un’azienda, in cui la figura dello studente viene concepita sempre più come un soggetto passivo di questioni che in realtà lo riguardano direttamente, in cui ogni aspetto della vita è determinato dal dirigente verso il basso, in senso unilaterale e in modo antidemocratico. Non vi è più alcun tipo di democrazia interna nelle scuole infatti, lo studente, come il docente, si ritrova nell'emergenza in balìa del preside di turno o a dover gestire da solo una situazione che non aveva mai vissuto prima, riducendo la responsabilità ai singolo piuttosto che alla scuola. Così si ripete il circolo vizioso che tutti noi conosciamo bene: le scuole e gli studenti che si trovano in maggiore difficoltà, vengono inevitabilmente lasciati indietro.

Se dunque, non avremo acquisito tutte le conoscenze e le competenze necessarie alla fine di questo anno, sarà stato soprattutto per l’incapacità delle istituzioni di sopperire alle nostre esigenze formative. Crediamo perciò che nessuno studente debba essere penalizzato dall’andamento della prima parte dell’anno e  che ognuno debba essere messo nella stessa condizione di recupero: in un sistema scolastico arido, che trascina nel corso degli anni risultati spesso non riconducibili al vero andamento dello studente (esempio i metodi di attribuzione dei crediti annuali, fondamentali per il risultato finale dell’esame di stato), ancora una volta alla leggera,  ci viene attribuito un voto relativo ad una sola parte dell’anno e per niente rappresentativo.

Riteniamo dunque che tutti debbano non solo essere ammessi alla classe successiva, come già prevede il decreto della Ministra Azzolina, ma anche ammettere tutti all’esame di maturità con il massimo dei voti: non sarebbe equo sbarrare la strada per un eventuale concorso in futuro ad uno studente che ha concluso il suo percorso di studi in un contesto certamente penalizzante ed emergenziale.

Per integrare le conoscenze che gli studenti non sono riusciti ad acquisire durante l’anno scolastico, proponiamo dei corsi di recupero che dovranno garantire l'assunzione sicura dei docenti che li svolgeranno.

Abbiamo constatato con piacere che sono stati finalmente stanziati 70 milioni per le scuole, che procederanno all’acquisto di supporti elettronici, come pc o tablet, da fornire in comodato d’uso agli studenti che ne fanno richiesta tramite una graduatoria interna d’istituto; tuttavia questo provvedimento arriva tragicamente in ritardo per chi non ha potuto seguire la scuola per un mese.

Per quanto riguarda l’Esame di Stato, indipendentemente da come proseguirà l’emergenza, a nostro avviso le modalità non possono essere quelle stabilite dall’ultima riforma.

Data la presente situazione eccezionale, crediamo che gli studenti debbano concentrarsi sulla parte del programma della quale si sentono più sicuri, in modo da favorire e valorizzare le diverse capacità di ragionamento e esposizione, dimostrando di aver appreso non solo sterili nozioni: deve quindi essere reintrodotta la discussione della Tesina con argomento a scelta.

Seppur questo ci fosse, l’Esame deve comunque essere svolto secondo modalità che dovranno essere concordate con gli studenti e senza le Prove Invalsi.

Pretendiamo una maggiore orizzontalità nelle decisioni scolastiche e una maggiore democrazia interna che permetta la partecipazione di tutte le rappresentanze alle decisioni.

In conclusione invitiamo tutti gli studenti al Controllo Popolare sull’effettivo arrivo delle risorse e della strumentazione a tutti coloro che ne hanno diritto e al controllo dell’effettiva democraticità delle valutazioni.

Per noi scuola deve significare socialità, crescita collettiva, luogo di cultura e democrazia.

Studenti Autorganizzati Campani

 

 

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