La foto non ritraggono i protagonisti o le protagoniste dei racconti. La loro storie sono le storie di tutti e tutte noi!

Qui per info su Telefono Rosso. Assistenza telefonica per i lavoratori

 

La storia di Eva: mio marito vale di più del vostro guadagno!

Nei giorni scorsi vi abbiamo raccontato delle telefonate ricevute al Telefono Rosso, dei lavoratori che ci hanno e ci stanno chiamando per chiedere aiuto nel far rispettare i loro diritti.
C’è però un altro tipo di telefonate che sta arrivando ultimamente, e che è altrettanto importante: a chiamarci ora sono le mogli di questi lavoratori. Troppo spesso ci stanno chiamando con la voce rotta e tremolante. Hanno paura. Si sente, e non hanno timore a lasciarlo trasparire. Paura per i mariti che vanno in fabbrica, per i genitori ormai anziani che magari vivono con loro, per i figli piccoli che hanno in casa.

La telefonata di cui vi scriviamo oggi è da parte di Eva, il marito ha lavorato fino a pochi giorni fa in una ditta di manutenzione, una di quelle che non sono rientrate nel decreto di chiusura.
Eva è preoccupata, non solo perché il marito è costretto ad andare ancora a lavoro ma anche perché lo fa senza che vengano rispettate le misure di sicurezza, il padrone non vuole. Ci spiega che voleva fare una segnalazione, una denuncia, ma il marito le ha detto di non farlo perché sono pochi dipendenti e il padrone subito capirebbe chi è stato... meglio continuare ad andare a lavoro e a fare le trasferte con autodichiarazioni false.

Meglio rischiare di ammalarsi che rischiare di perdere il lavoro, perché nel secondo caso poi non ci sarebbe modo di sopravvivere.
Ormai è questo quello tra cui si deve scegliere, rischiare la malattia o rischiare il licenziamento. In ogni caso a rischio c’è la vita e la dignità di tutti quei lavoratori i cui padroni hanno deciso che il guadagno vale più di ogni altra cosa.

Per Eva, per suo marito e per tutti quelli come loro, noi continuiamo ad andare avanti con il Telefono Rosso e continuiamo a chiedere e pretendere che la sicurezza di ogni singolo lavoratore venga messa davanti a tutti i profitti e gli interessi dei padroni.


La storia di J.: non possono essere i lavoratori a pagare questa crisi!

J. è un lavoratore immigrato, marocchino. 
J. lavora nella provincia di Napoli, in una grossa azienda di autonoleggio. Un servizio non essenziale. Proprio per questo in questi giorni NON è andato a lavoro. Il lavoro di J però ha una particolarità. É inquadrato "a grigio" come si suol dire, cioè un poco, non per tutte le ore che lavora. Naturalmente NON è stato sempre così, è riuscito ad ''ottenerlo'' solo perché ha lavorato tanto, troppo per il suo datore di lavoro, tante ore regalate e sottopagate, tutte perché J. è un lavoratore migrante, con moglie e figli, che HA BISOGNO di dimostrare una continuità lavorativa di dieci anni per poter avere la cittadinanza! Ecco perché per anni ha dovuto accettare di lavorare a nero e di essere poi parzialmente regolarizzato, quel tanto che gli permettesse di dimostrare che esiste... in quanto contribuente, NON di certo tutto il tempo speso a lavorare.

Ecco il lavoro di J è particolare anche in questo periodo di corona virus, perché se non lavora il suo datore NON LO PAGA; e il suo datore non sta lavorando. Attingerà alla CIGD? Certamente NO perché il suo datore di lavoro non ha le carte in regola, con lui come con altri dipendenti, dunque NON chiederà all'Inps la cassa, J. NON riceverà gli ammortizzatori previsti, J. NON avrà un soldo. Ma c'è anche un di più, il padrone di J. rincara affermando che DEVE andare a lavorare in questa emergenza, per attuare un'essenziale manutenzione, di un'essenziale macchina che non servirà essenzialmente a nessuno, ma J. non può dire no!

La storia di J. è soltanto una storia ma che parla di tante altre che sentiamo attraversare la cornetta del nostro telefono, storie di lavoratori invisibili le cui sorti verranno decise da datori che, come ogni giorno, sottrarranno loro vita, dignità e salute. Non possiamo pensare che tanti lavoratori a nero, grigio, stagionali, agricoli debbano pagare anche questa crisi sanitaria ed economica.

La storia di Angelo: vale più il lusso che la vita di un operaio?

Ancora una segnalazione al Telefono Rosso per i lavoratori.
Angelo (nome di fantasia) è un operaio e lavora in fabbrica da anni. La sua fabbrica produce un prodotto per nulla necessario ma destinato ad un mercato specifico, quello del lusso. La fabbrica dove lavora Angelo produce uno di quegli oggetti che costano molto più di quanto dovrebbero costare solo per il marchio stampato sopra. E questo è l’unico motivo per cui Angelo continua ad andare a lavoro tutte le mattine, non il bisogno che le persone possono avere del prodotto, non perché quel prodotto è indispensabile ma solo ed unicamente per quel marchio.

Angelo ci racconta che ad alcuni dei suoi colleghi è stato dato modo di turnarsi lavorando non più di 6 ore ma a lui questa possibilità non è stata data e lui continua ad avere turni di 9 ore. A lui questa piccola possibilità di salvaguardarsi non è stata data.

I padroni della fabbrica gli hanno detto che probabilmente chiuderanno, che non fermeranno l'attività perché altrimenti avrebbero dovuto pagare di tasca propria metà della retribuzione e questo, a quanto pare, è per loro un’alternativa peggiore rispetto al mettere in pericolo le vite degli operai e di tutte le famiglie di questi stessi operai.

A quanto pare è così che funziona per queste persone. Il guadagno del datore vale più della vita di un operaio, la vendita di un marchio vale più della vita di un operaio, permettere ai ricchi di continuare a rivendicare il loro status sociale attraverso oggetti di lusso vale più la vita di un operaio.
Ma non funziona così per noi, che ogni giorno ci battiamo perché ogni vita valga uguale, perché ogni diritto venga rispettato!


La storia di Elisa: la salute viene prima del profitto!

Non si fermano le segnalazioni ricevuta al Telefono Rosso, attivato per aiutare le lavoratrici e i lavoratori che in questo momento sanno vivendo sulla propria pelle gli effetti del #Coronavirus.

Ci contatta Elisa (nome di fantasia).
Elisa fa uno di quei lavori utili, nella provincia di Napoli, a far funzionare i servizi di pubblica necessità senza esserlo esso stesso. Vi chiederete com'è possibile. È possibile perché il lavoro di Elisa consiste nel fornire un servizio a distanza, un servizio importante ed estremamente utile ma che non necessità né della sua presenza fisica né dei suoi colleghi.
Eppure tutte le mattine sono più di 200 a recarsi sul posto di lavoro.

Elisa e i suoi colleghi hanno fatto presente al capo che il loro lavoro si presterebbe benissimo ad essere svolto nella forma tanto decantata dai decreti dello smart-working, ma gli è stato risposto che una cosa del genere non sarebbe giusta, che sarebbe una discriminazione (si avete letto bene, hanno parlato proprio di discriminazione) nei confronti di chi svolge un lavoro di pubblica necessità, e che pertanto è indispensabile che tutti i 250 dipendenti si ritrovino nello stesso posto tutti i giorni.

La domanda che a noi nasce spontanea è: forse il datore di lavoro di Elisa si è confuso? Forse ha parlato di discriminazione quando in realtà voleva parlare di sfruttamento, di elusione dei protocolli e di come ancora una volta i padroni si arricchiscono usando scuse illogiche e pericolose? Perché, diciamolo chiaramente, sono questi i veri motivi per cui Elisa e i suoi colleghi non possono lavorare nella sicurezza della loro casa!

Ci chiediamo tutto questo mentre con l’aiuto di attivist* e avvocat* continuiamo a dare tutto l’aiuto possibile a tutti coloro che ci contattano al Telefono Rosso in un momento in cui, più che mai, il profitto non può essere la priorità!

Per raccontare l'esistente e immaginare il futuro

IL BLOG DEI PAZZI

Calendario

October 2020
Mon Tue Wed Thu Fri Sat Sun
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31

ASSISTENZA TELEFONICA LAVORATORI E LAVORATRICI

Teleofono rosso

VOCI E TESTIMONIANZE DAL CARCERE

#iorestodentro

Potere al Popolo!

Sito di"Potere al Popolo!"

#indietrononsitorna

Come si finanzia una struttura grande e piena di attività come l’Ex OPG?

Supporta l'ex opg

Abbiamo messo per iscritto le idee che stanno alla base del nostro progetto, e tutti i modi in cui si può dare una mano.

Come partecipare

Ecco la nostra dichiarazione di intenti, il nostro programma

Cosa crediamo, cosa vogliamo

CookiesAccept

NOTE! This site uses cookies and similar technologies.

If you not change browser settings, you agree to it. Learn more

I understand