Sabato 21 Marzo.

Mi sveglia una telefonata, è la voce di una donna che mi dice:
"Signorina mi raccomando, nun ve scurdat' e me".

"Singo'... ma figuratevi, se abbiamo detto che oggi passiamo lo facciamo".

E dato che ogni promessa è debito capisco che è arrivato davvero il momento di alzarsi dal letto. Oggi abbiamo un obiettivo importante, dobbiamo consegnare 64 pacchi. 
Ricontrollo la lista e penso “Caspita, non ce la faremo mai.”
La zona è Garibaldi, che è un po' anche la nostra casa, grazie all'attività sociale che portiamo avanti tutti i giorni con il “Movimento Migranti e Rifugiati” dell’EX OPG - Je so’ Pazzo. Molti del movimento abitano lì, così abbiamo imparato a conoscerla, sappiamo a memoria quasi tutte le strade, sappiamo qual è il bar che fa il caffè più buono, come si chiama il ragazzo napoletano alla metro che vede gli oggetti più vari, conosciamo la signora senegalese che vende attaia al mercato e la signora italiana che ha il supermarket e che chiamiamo "'a zi'"... 
Alla fine stiamo in famiglia, penso che andrà bene.

Arrivo all’Ex OPG, punto di stoccaggio, e vedo delle ragazze che non conoscevo darsi da fare, impacchettare velocemente... Siamo tutti alle giuste distanze di sicurezza e anche passarsi una pelata diventa un gesto di vicinanza.

Ci scambiamo informazioni sulla nostra vita, queste ragazze stanno mettendo il loro tempo e il loro corpo a disposizione di tutte le persone che stiamo per raggiungere... Non siamo gli unici a volere un modo diverso.

Ogni tanto scappa qualche battuta... ”Siamo solo al pacco numero 30!”

È finito il cibo, ma poi altri volontari arrivano e portano altre derrate, quella della spesa di oggi, e completiamo velocemente i 64 pacchi.

Così si parte, oggi le consegne le faremo in due squadre.

Ci mettiamo in macchina e a guidare è una compagna del nord: è rimasta intrappolata a Napoli a causa del Coronavirus, per un atto di responsabilità non è potuta tornare a casa dai suoi, ma è felicissima di "dare una mano".
Arriviamo a Garibaldi e cerco con lo sguardo le persone che di solito la vivono, non li trovo, mi sembra un altro posto. La strada è deserta, a resistere sono solo loro: Bakary e Ciro che sono costretti a violare il decreto, perché loro una casa non ce l hanno, sono senza fissa dimora.
Entriamo nei vicoletti per iniziare la distribuzione, è ovviamente una zona popolare, abbastanza povera. Ci sono grandi palazzine con abitazioni molto piccole, tutti sono ai balconi, restare in case di un metro quadro in 4 è proprio difficile.
Arriviamo alla prima abitazione, ad attenderci ci sono Fatou e il marito Cheikh, vengono dal Senegal, da anni sono in Italia. Lavorano in una ditta di pulizie, a nero.
Da quando è arrivato il Codiv ovviamente non percepiscono 1 euro perché non si lavora... Hanno 3 bambini.
I 6 occhietti vispissimi spuntano dalla finestra, allegri come sempre.
Ci mandiamo baci volanti.
F. ci incoraggia ma ci ripete continuamente di stare attenti, in tutte le lingue che conosce, in italiano, in francese... Anche in wolof.
Le mamme sono proprio tutte uguali.

Poco lontano dalla casa di F. abbiamo un'altra consegna, la signora Stefania , la signora che mi ha svegliato stamattina. Appena la vedo la ringrazio.
Questa donna è sola da 4 anni, ha perso il marito per una brutta malattia, anche lei ha dei bambini piccoli, nella vita fa la badante.
Stefania, ha paura ad uscire, ha una forma molto seria di diabete, ci dice: "Non per me ma per i miei bambini, se mi ammalo io avimm fernut e fa”. 
Manco a lavorare va più, le avevano chiesto di restare a casa dell’assistito 24h, ha dovuto rifiutare per i suoi bambini e allora l'hanno sostituita.
Ci salutiamo con un grande sorriso, questa volta entrate in macchina però siamo un po' amareggiate, che mondo di merda è quello dove per non lasciare soli i tuoi figli durante un'epidemia perdi il lavoro?

Ci dirigiamo verso un'altra abitazione ma ci perdiamo.. allora dal balcone qualcuno ci urla... "Weeeee, dove dovete andare cu' tutta sta robb?"
Noi spieghiamo quello che stiamo facendo, subito ci viene chiesto l'indirizzo che dobbiamo raggiungere e ci vengono date indicazioni... "jate, jate, così non vi perdete, comunque bravi, ma pure noi qua ci aiutiamo. Bianchi e neri, se teniamo qualcosa c’o spartimm', ci siamo organizzati."
Intanto altre consegne, a gente di ogni età, le ore passano e non ce ne accorgiamo fino a quando non arriva un messaggio di una compagna che si occupa del “centralino”, preoccupata ci scrive "Per favore tornate a casa, è tardi. Dovete riposarvi, poi c'è il coprifuoco".
Ricontrolliamo la lista, le persone sono finite, ci diamo il 5 (con i guanti) e si torna a casa.
Il tempo di una doccia, la cena e subito arriva il discorso di Conte.

"I mercati rallentano, ma non si fermano" e io penso ai volti di oggi, penso ai tantissimi lavoratori che rischiano la vita ogni giorno e ai tanti a nero, come O.e F. che non lavorando non percepiscono stipendio. 
Ancora, "Ricordatevi che lo Stato c'è, non vi ha abbandonati" e penso a tutte le persone anziane, penso a Stefania, che è stata abbandonata prima ancora del Codiv, penso a tutte quelle persone sole, anziane malate che, fermati i servizi di assistenza, anche quelli statali, veramente non hanno più nessuno.
E davvero penso che quello che stiamo facendo non basta, che dobbiamo pretendere che lo stato risponda ai diritti di chi è sfruttato sul posto di lavoro, di tutti quegli uomini e quelle donne che malati o anziani vengono sempre meno tutelati perché non rientrano più nel sistema produttivo, penso ai migranti.
Supereremo il Covid ma le ingiustizie resteranno, quello che stiamo imparando è che organizzati ce la possiamo fare, che non possiamo fare a meno dell'altro, che nessuno si salva da solo.

Se hai bisogno di un aiuto oppure se ti va di darci una mano, chiamaci! Queste sono le quattro attività pratiche abbiamo messo in campo per affrontare questa emergenza: bit.ly/2Wyl4mj

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