Come già avvenuto in precedenza, l’eccezionale emergenza sanitaria è la goccia che fa traboccare il vaso anche per le persone senza fissa dimora. Un vaso pieno di indifferenza, marginalità ed esclusione aggravato dalla paradossale criminalizzazione della povertà alla quale purtroppo stiamo assistendo da tempo.

Secondo le ultime stime le persone senza fissa dimora in Italia sono circa 55.000, di cui 1.500 a Napoli. Un numero in crescita per italiani e stranieri causato delle condizioni socioeconomiche, dalla precarietà e dalla disoccupazione, dagli effetti di leggi ingiuste e discriminatorie, come i vigenti decreti sicurezza.

Le misure restrittive volte al contenimento del contagio se da un lato hanno effetto per chi può restare a casa, dall’altro stanno alimentando l’isolamento e la solitudine delle fasce più deboli della popolazione, esasperando le criticità delle già insufficienti e inefficaci politiche di assistenza e di reinserimento sociale.

Come cambia la vita dei senza fissa dimora ai tempi del COVID19? In queste settimane di emergenza i servizi, già normalmente scarsi, sono erogati con difficoltà: alcuni dormitori hanno sospeso i nuovi ingressi, aggravando la già marcata esiguità di posti letto; le mense hanno dovuto ridurre il numero di utenti o suddividerli su più turni per assicurare la dovuta distanza tra le persone sedute. La chiusura di ristoranti ed altre attività ha comportato la mancata possibilità di ricevere un pasto a fine giornata, che per molti era un appuntamento e un sollievo. I tanti “volontari di strada” che distribuivano pasti devono fare i conti con le restrizioni emesse dai nuovi decreti, rallentando esponenzialmente la propria azione e talvolta dichiarandone la completa impossibilità.

L’aspetto più grave si riscontra nell’assenza di centri rivolti all’accoglienza diurna: chi non ha una casa è esposto maggiormente alla possibilità di contagio e, come se non bastasse, rischia anche una denuncia penale. Infatti, sono già decine i senza fissa dimora denunciati per violazione dell’articolo 650 del Codice penale accusati di non aver rispettato le norme legate all’emergenza coronavirus. Individui sanzionati per la propria condizione esistenziale, abbandonati a sé stessi e che in caso di sintomi non hanno la possibilità di rivolgersi al medico di base perché non posseggono una residenza.

Queste persone non possono restare a casa seguendo le direttive imposte dal Governo per contrastare la diffusione del Covid-19, ma non possono neanche stare per strada.

Ci chiediamo quindi: Che cosa devono fare le persone senza fissa dimora per tutelare non solo la propria salute, spesso già precaria, ma anche quella degli altri?

Come associazioni attive sul territorio napoletano abbiamo attivato campagne di distribuzione di pasti, DPI e pacchi spesa. Ora vogliamo che le Istituzioni facciano la loro parte per sanare questa situazione intollerabile e paradossale.

In altre città del sud Italia sono già stati allestiti alloggi d’emergenza, chiediamo quindi al Comune di Napoli misure urgenti per dare alloggio, protezione e accoglienza diurna agli ultimi di questa città.

Chiediamo:
- L’estensione dell’orario di apertura dei dormitori a 24h/24h
- L’individuazione di strutture aggiuntive idonee ad ospitare chi è in strada o in alternativa l’allestimento di casette
- La distribuzione di dispositivi di protezione individuale e kit igienico sanitari
- La predisposizione di servizi igienici d'emergenza
- Il rinforzo di controlli sanitari e tamponi.

Oggi più di prima è indispensabile aumentare, nel rispetto del nuovo decreto, l’assistenza e il monitoraggio dei soggetti più a rischio. Per il bene di tutti.

#AncheIoVorreiStareACasa

firmatari: Rete di Solidarietà Popolare - Avvocati di Strada Napoli - Ex OPG Occupato “Je so’ pazzo” - Nessuno Escluso - Civico 7 Liberato - Spazio Damm - Sgarrupato - Comitato San Gennaro - Comunità di Sant’Egidio - Art for Cuozzis - MANDĖ

Pacchi spesa, DPI, Beni di prima necessità per famiglie indigenti, anziani, migranti, senza fossa dimora

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