In molti in queste ore ci avete scritto e ci state scrivendo per sapere che ne pensiamo della trattativa Grecia/UE. E di questo vi ringraziamo, perché dimostra stima nei nostri confronti, ma soprattutto perché testimonia di una passione politica, di una trepidazione per le sorti di un popolo (e per le nostre, perché se perdono loro perdiamo anche noi), che è realmente incredibile. e che ci fa pensare che davvero la Grecia ci ha collettivamente segnato, ci ha ridato parola, ci ha fatto sognare...

In questi giorni abbiamo contattato alcuni compagni greci per chiedergli di venire a Napoli e spiegarci precisamente cosa sta accadendo in Grecia e capire insieme cosa possiamo e dobbiamo fare per sostenere la loro lotta.

Uno di questi compagni alla fine non ce la fa a venire e non certo perché non ha fatto di tutto per esserci (stava prendendo una nave dalla Sicilia dove era in vacanza!), ma perché l'aereo, l'ha preso direttamente per Atene.

Siamo tutti Greci! We are all Greeks!

Il 5 luglio il popolo greco deciderà, con un referendum, che cosa fare del suo futuro: se continuare a sottostare ai ricatti degli strozzini dell'Unione Europea o se vorrà liberarsi dal cappio e riprendersi il suo destino.  

Perché, oggi, siamo tutti greci? 

Oggi è Greco chi perde il posto di lavoro, Greco chi lo difende; Greco chi non considera normale dover morire cadendo da un'impalcatura, o aspettando un intervento medico; Greco chi non vuole più scuole che crollano sulle teste dei bambini, terre sommerse dai rifiuti, violenza e guerre.È Greco chi non accetta che una parte piccola del paese si arricchisca, rida e festeggi mentre le case crollano, aumentano i licenziamenti e la disoccupazione e i salari sono sempre più da fame. È Greco chi non crede alla bufala del debito da pagare: ad arricchirsi sono sempre stati i padroni di ogni nazione, a pagare sempre studenti, lavoratori, disoccupati, pensionati.  

Ormai l’avrete letto tutti: ieri Jovanotti ha difeso il lavoro gratuito. Cioè no, non l’ha difeso, ha detto che be’, sì, insomma, solo quello che ti fa fare esperienza, quello che fai da giovane, poi quello che lui faceva da giovane, poi la sagra della ranocchia, poi ha tirato dentro Nietzsche, infine la ciliegina: “non dovete avere un atteggiamento lamentoso” …

Le elezioni sono sempre un momento importante per capire che aria tira nel paese. d'altronde per tanti sono ancora l'unica forma di partecipazione politica che si riesce a immaginare. quindi ha senso analizzarle, e ci farebbe piacere avere un vostro commento... noi buttiamo lì giusto due cose per aprire la discussione, poi magari ci torniamo su una volta che abbiamo tutti i dati in mano, perché in questa materia è importante non andare "a sensazione", ma essere scientifici.

MANIFESTAZIONE
16 MAGGIO – ORE 9:00 – PIAZZA DANTE

MATTE’, NOI QUA NON TI VOGLIAMO!

Caro Matteo, il 16 maggio hai deciso di venire nella nostra città. Andrai a fare l’inaugurazione della stazione di Piazza Municipio, ti mangerai due pastarelle e te ne tornerai a Roma. Noi però, prima che te ne vai, vogliamo dirti un paio di cose e spiegarti perché nella nostra città non ti vogliamo.

La verità è che di piangere sulle "tragedie" non se ne può più, ci stanno levando pure le lacrime.
Oggi tutti - salvo leghisti e razzisti, che almeno hanno il merito di ricordarci che faccia bestiale ha il nemico -, tutti a dire "poverini, che tragedia". Nessuno che dica che questa non è una sventura piovuta dal cielo, ma è un crimine che va avanti da decenni.
E nessuno che tragga dall'orrore della morte l'unica conseguenza possibile: ovvero che possa servire ai vivi.
Perché altri barconi già stanno partendo, perché chi scappa da fame e guerre non c'ha scelta e soprattutto non c'ha tempo per la nostra commiserazione, gli basterebbe non finire anche lui morto affogato.
Più che chiederci quanti ne sono morti, ci dovremmo chiedere quanti ancora ne moriranno, perché com'è noto i record sono fatti per essere battuti. Allora noi vorremmo giusto fare una piccola considerazione sullo stato del mondo, una considerazione che possa servire ai vivi, che siano italiani o stranieri, che stiano migrando o stiano resistendo a casa loro.

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