ripubblichiamo da clashcityworkers.org

Si parla molto dello scontro televisivo sul referendum costituzionale avvenuto Venerdì sera tra Renzi e Zagrebelsky e il giudizio è quasi unanime: l'abilità comunicativa del premier ha schiacciato l'anziano e dotto professore, perso a contestare i cavilli giuridici della riforma voluta dal PD.

D'altronde l'ha detto lo stesso Zagrebelsky: Renzi è come un'anguilla, capace di sfuggire agli argomenti e alle obiezioni che gli vengon poste e di deviare la discussione con la sua demagogia. Abbiamo sentito infatti il leader del PD citare a sproposito i drammi di chi non ha lavoro, quelli dei malati oncologici, oltre all'immancabile ponte sullo Stretto e le lentezze della burocrazia italiana.
Non sappiamo se questo ha permesso a Renzi di "vincere il match", come piace dire ai giornalisti. Confidiamo nell'intelligenza di chi ascolta nel saper riconoscere le menzogne di chi da due anni va avanti con politiche di lacrime e sangue, gira a braccetto con manager e finanzieri e ora all'improvviso sembra scoprire i drammi delle classi popolari.

Però una cosa è vera: le ragioni del NO, le nostre ragioni, non sono riuscite a uscir fuori con la chiarezza che meritano, non sono state rappresentate come vorremmo. E non è una questione di comunicazione, ma di essere capaci quanto e più di Renzi di parlare agli interessi delle masse di sfruttati di questo paese, ancora liberi (chi sa per quanto!) di esprimersi attraverso il voto. Non manipolandole, come tenta il nostro premier, ma mostrandosi convinti difensori dei loro interessi. E per farlo non basta appellarsi a principi astratti, così lontani da chi non li ha mai visti applicati nella propria vita. L'autoritarismo a cui ci porterà questa riforma costituzionale, unita a questa legge elettorale, è la realizzazione di una tendenza in corso da tempo, fatta del dispotismo incontrollato dei padroni nelle aziende, della retorica dei presidi manager, di quella sui "fannulloni" e sul merito e di leggi approvate nonostante le piazze che gli si sono opposte. Questo andava denunciato, ribaltando le accuse: i problemi degli Italiani di cui Renzi si riempe la bocca non verranno risolti dalle sue "semplificazioni", ma alimentati! Rafforzare il potere, velocizzare le decisioni non serve a ostacolare ciò che sta impoverendo tantissimi di noi e arricchendo pochi di loro, ma a rimuovere con sempre più facilità gli ostacoli che ancora vi si oppongono!
Questo è la stretta autoritaria: regole che rafforzano un governo debole perché sempre più privo di consenso, di modo che il dissenso sia passivo, "governabile".

Non c'è stato bisogno di mettere in galera dei giornalisti perché fosse approvato il Jobs Act, nonostante un milione di persone fossero scese in piazza contro di esso. Non c'è bisogno di eliminare magistrati perché l'omicidio di un operaio durante uno sciopero sia derubricato a incidente. Non c'è bisogno di far fuori sindacalisti per rendere accettabile che per andare in pensione a 63 anni bisogna indebitarsi con le banche.
E con questa riforma ce ne sarà ancor meno bisogno: i pochi che guadagnano da questo sistema avranno mani ancor più libere. Questa è la famosa "oligarchia", che poco c'entra con la cosiddetta "casta politica", sua semplice serva (e i cui costi, tra l'altro, non vengono per nulla attaccati da questa riforma). Questo significa adeguarsi "ai tempi della globalizzazione". Allo stesso modo in cui lo chiede JP Morgan o recita il Governo nel suo documento "Investitaly", dedicato ai possibili investitori esteri: avendo tutti gli strumenti per poter tagliare il welfare, per abbassare il costo di lavoro, per regalare incentivi alle imprese senza preoccuparsi degli eventuali resistenze.

Per difendere quei principi di uguaglianza e solidarietà che alcune parti della nostra costituzione enunciano con tanta chiarezza, non basta perdersi in analisi giuridiche su quale sarebbe la migliore architettura istituzionale in grado di attuarli, magari misurandosi con paesi "democratici" in cui i diritti sociali stanno diventando sempre più carta straccia. Basta pensare agli Stati Uniti e le loro diseguaglianze degne del terzo mondo, o alla Francia della Loi Travail, approvata senza il consenso del parlamento.
Per farlo davvero bisogna passare all'attacco, denunciare tutto quello che dentro e fuori le leggi del nostro Stato li viola, tutti i poteri che ne approfittano e che con questa riforma si rafforzerebbero. Combatterli davvero, realizzando parte di quella costituzione nata dalla resistenza che ha sempre infastidito tanti padroni, ma andando anche oltre, attaccando alla radice quel sistema che si nutre della disperazione, dell'ignoranza, della guerra che dilaga tra le masse per trarne profitto e da cui la carta costituzionale non ci ha mai difeso.

Dobbiamo guardare al futuro per rispondere agli attacchi di chi si spaccia per innovatore e che in realtà vuole solo conservare con maggiore decisione lo status quo. Questo stato di cose si fa sempre più intollerabile alla maggioranza delle persone che il 4 Dicembre potranno esprimersi con un voto e non possiamo rischiare di sembrare quelli che lo difendono. Dobbiamo far capire che noi siamo quelli che lo vogliono rivoluzionare davvero e solo per questo difendono quello che di ancora rivoluzionario c'è nel presente. Che è quel residuo di potere che ancora abbiamo nonostante la nostra vita si impoverisca, nonostante organizzarsi diventi sempre più difficile, nonostante i giornali parlino di altro e la politica si faccia sempre più distante. Un potere che vive in chi fa ancora sindacato, nei territori che lottano, in chi fa ancora informazione. Un potere popolare che mentre la crisi dilaga può guadagnare sempre più consenso se saprà mostrarsi credibile. Ed è anche per questo che vogliono blindare sempre più la politica, e per questo noi non dobbiamo permetterglielo.

E su questo siamo d'accordo con Renzi, che di rapporti di forza se ne intende: non è roba da parrucconi, non è politica da salotti. Starà a noi portarla avanti nei luoghi di lavoro, nei quartieri, nelle strade. E' un compito gigantesco, è il nostro compito.


PS: Comunque un primo risultato la mobilitazione per il No sembrerebbe averlo già raggiunto: Renzi è costretto ad annunciare di rivedere la terribile legge elettorale approvata poco più di un anno fa, l'Italicum a cui teneva tanto.
Certo, ci fidiamo poco di questa ennesima promessa del nostro Premier, ma conferma l'importanza di aver rilevato sin da subito il rischio della deriva autoritaria dovuta al combinato disposto di legge elettorale e riforma costituzionale.


Per chi se lo fosse perso qui il video del confronto televisivo Renzi-Zagrebelsky

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