Il mondo si è fermato e le nostre vite con esso.

Sono mesi ormai che ci ritroviamo a vivere in una condizione di totale instabilità: il COVID-19 non ha fatto altro che evidenziare problematiche che da sempre colpiscono il nostro mondo.

 In una società da sempre dedita all’ individualismo spietato e caratterizzata da un perenne senso di competizione, ci ritroviamo a lottare per la collettività e la socialità di cui vivono i nostri luoghi di istruzione.

Noi studenti e studentesse ci siamo visti privati del nostro diritto allo studio, chiusi tra le nostre quattro mura, costretti a sostituire la collettività dei nostri luoghi di istruzione con un freddo monitor.

Una società basata sulle disparità sociali ha fatto sì che molti studenti e studentesse rimanessero indietro, abbandonati dallo Stato che dovrebbe in realtà tutelarli.

Anni di politiche sbagliate sono usciti fuori grazie alla pandemia: ci sono stati, infatti, infiniti tagli al mondo dell'istruzione fatti da chi non ha fatto altro che speculare sul nostro futuro.

La scuola non è mai stata priorità e ancora meno noi che la viviamo.

 

  • COSA SUCCEDE?

Nei mesi che hanno separato l’inizio dell’emergenza e la riapertura delle scuole a settembre, il governo, sia a livello nazionale che a livello regionale,  avrebbe potuto muoversi in funzione di una ripartenza in presenza che fosse sicura per tutti coloro che vivono la scuola come propria quotidianità.

Durante il primo lockdown, la DAD è entrata per la prima volta nella vita di tutti noi come una misura a breve termine per fronteggiare l’emergenza. Non si è tenuto però conto del classismo insito in questo tipo di soluzione, che ha tagliato fuori tutti coloro che non avevano a disposizione gli strumenti per seguire le lezioni telematicamente. I fondi per l’acquisto di strumenti necessari per seguire la dad sono stati poi stanziati con un enorme ritardo, e quelli per il ritorno a scuola sono stati messi in secondo piano.

Ora ci ritroviamo a dover seguire nuovamente dalle nostre case, e tutti coloro che precedentemente avevano riscontrato difficoltà nel seguire le lezioni sono stati di nuovo lasciati soli nel loro disagio. Stando alle cifre, sono stati stanziati, secondo il decreto di agosto, circa 1,3 miliardi di euro per l’istruzione pubblica, a fronte dei 38 miliardi invece stanziati per le aziende private.

 

  • COSA PRETENDEVAMO, COSA È SUCCESSO?

Sulla base di tutte le contraddizioni che la DAD porta con se, l'obiettivo sarebbe dovuto essere una sicura ripartenza in presenza. In questo senso, sarebbero potuti essere riqualificati spazi già in mano a comuni o regioni, per adibirli a strutture scolastiche d’emergenza. Di pari passo con la ricerca e la riqualificazione di nuovi spazi, si sarebbe potuto lavorare sull’assunzione di nuovi docenti e nuovi membri del personale ATA, che, a causa della pandemia, hanno visto fermarsi i concorsi pubblici. Così, si sarebbero anche potuti tutelare tutti coloro che, a causa dell’emergenza sanitaria, rientrano tra i soggetti a rischio. Sappiamo bene purtroppo che tutto ciò non è stato messo in pratica dal governo, poiché l’istruzione, così come la sanità, in quanto istituzione pubblica, non porta profitti.

Questa cattiva gestione dell’emergenza da parte del governo, non tenendo  conto di moltissime realtà di fatto esistenti, ha fatto sì che si amplificassero fenomeni come la dispersione scolastica e l'emarginazione sociale, soprattutto nei quartieri popolari e di periferia, già afflitti da simili problematiche da molto tempo.

Infatti, è da ben prima dell’inizio della pandemia che le scuole si trovano divise in “scuole di serie A” e “scuole di serie B”, per via di meccanismi ormai insiti al sistema dell’istruzione, basati su individualismo e competizione tra studenti, che portano questi ultimi a percepirsi sempre meno come membri di una collettività e sempre più come merce valutata nei termini del profitto (come di fatto accade con le prove invalsi). Così, si crea un paradosso per il quale le “scuole di serie B”, che più necessiterebbero di fondi e sussidi, sono quelle che ne ricevono meno spesso.

 

La conseguenza diretta di tutto ciò è che, anche sullo stesso territorio, le scuole presentano tra di loro notevoli differenze, amplificate da questa emergenza. Un esempio potrebbe essere la situazione che ha interessato 2 scuole del territorio campano, la Francesco Gesué di Caserta e l’Istituto Vilfredo Pareto di Arco Felice. La prima ha ricevuto dallo Stato dei fondi per l’acquisto di materiale e per la ristrutturazione dell’edificio, cosa a cui il premier Conte e la ministra Azzolina non hanno mancato a dare forte risonanza mediatica, andando a far visita all’istituto. Nella seconda invece, caso di cui però nessuno parla, si stava verificando parallelamente una situazione ai limiti dell’assurdo: gli studenti erano costretti, in mancanza di banchi delle dimensioni adeguate, a seguire le lezioni utilizzando sedie come appoggio per quaderni e libri, affinché il distanziamento tra di loro fosse garantito.

Non vi è alcuna ragione giustificata per la quale ci debba essere una distribuzione ineguale delle risorse, dove degli studenti debbano trovarsi in condizioni di maggiore disagio rispetto ad altri.

 

  • RAPPORTI TRA DOCENTI E ALUNNI.

L’assenza di contatto umano che deriva da tutto ciò ha portato lo studente al totale isolamento rispetto ai propri compagni: la mancanza di comunicazione, di confronto, di condivisione d’interessi, conoscenze ed esperienze ha condotto all’annullamento totale della dimensione sociale della scuola, che sta alla base del modello che noi immaginiamo, costruito sulla crescita e sulla formazione collettiva. Infatti, il contatto fra realtà diverse  che la scuola permetteva è necessario affinché gli studenti possano sviluppare uno spirito critico che permetta loro di analizzare il mondo che li circonda, diventando consapevoli delle ingiustizie sociali ormai così profondamente radicate nella società da essere normalizzate,  soffocando di fatto la lotta contro di esse, di cui gli studenti sono sempre stati il motore principale.

Inoltre, le modalità con cui noi studenti, così come i docenti, siamo costretti a vivere la scuola, sono frustranti e causano un forte stress, che ha portato a mancanza di comunicazione e collaborazione tra le varie componenti della scuola, come alunni e corpo docenti. Ciò conduce a una forte demotivazione, che viene scambiata per poca disponibilità ad ascoltare e ad apprendere, ma che in realtà non è altro che lo specchio del disagio che stiamo vivendo attualmente sulla nostra pelle.

Oltre a ciò, poiché la qualità delle lezioni a distanza dipende in gran misura anche dagli strumenti che ognuno ha a disposizione, è chiaro che possano esserci problemi legati proprio a questi ultimi: questi vanno al di là della possibilità di una risoluzione tempestiva e dunque dovrebbero essere tenuti in considerazione nella valutazione di ciascuno studente, nell’ottica di ritardi alle lezioni, possibilità di partecipazione e di tutto ciò che riguarda la condotta in questa didattica telematica.

 

  • IL FUTURO È ORA, RIPRENDIAMOCELO!

È ormai evidente che, dopo questa situazione d’emergenza, la dispersione scolastica aumenterà in modo esponenziale, poiché molti degli studenti e delle studentesse che non hanno seguito le lezioni online avranno molte difficoltà a tornare a scuola, che c’è bisogno di fornire le scuole con nuovi spazi, riqualificando luoghi già esistenti, e che sia necessario un aumento delle assunzioni e dello stanziamento di fondi per l’istruzione pubblica.

 

Ora più che mai pensiamo sia necessario riappropriarci del diritto di decidere delle nostre vite e della nostra formazione, immaginare e costruire insieme un nuovo modello di scuola, che sia luogo di aggregazione e crescita collettiva. Quando torneremo nelle nostre aule e alle nostre abitudini, non dovremmo dimenticarci dei silenzi del governo e  della Ministra, delle insufficienze e della disattenzione che sono state destinate alla scuola in questo momento di crisi.  Noi, come studenti, dobbiamo cercare di non assuefarci all’isolamento e all’individualismo che ci sono stati imposti, ora in maniera evidente, prima in maniera subdola, ma soprattutto dobbiamo cercare di creare una nuova normalità, che non sia più fatta di competizione e sopraffazione.

Usiamo le consapevolezze acquisite oggi per costruire insieme una scuola diversa e migliore domani, che sia veramente a misura di noi studenti e studentesse e che non lasci indietro nessuno: riprendiamoci il nostro futuro!

 

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