The future is bright, seize the time!

Sono mesi che alle nostre infinite domande non vengono date risposte definitive ed adeguate: noi studenti e studentesse siamo stati ancora una volta messi in secondo piano, non essendo mai una priorità per questo governo.

I provvedimenti presi, oltre che tardivi, non hanno mai tenuto conto delle nostre reali esigenze, creando soltanto ulteriori difficoltà e disparità, perdendo totalmente di vista l’aspetto psicologico fortemente danneggiato dalla pandemia stessa.   

Tuttavia, sappiamo che il futuro è luminoso: infatti, pur avendo vissuto in questi mesi gli aspetti peggiori della “scuola”, se così può chiamarsi una quotidianità fatta di video-lezioni frontali e isolamento, noi studenti ci siamo tenuti in stretto contatto. Abbiamo immaginato e provato a proporre una visione diversa di scuola ed è in questo orizzonte che riteniamo ci sia la chiave per immaginare e costruire collettivamente l'unico futuro accettabile per la nostra generazione, stanca di questa vecchia "normalità". È il momento che la nostra voce, the voice of the voiceless, mai ascoltata né tantomeno interpellata da chi ci governa, si faccia sentire!

Cogliamo l'occasione!


LA SCUOLA SECONDO LORO:
DIDATTICA A DISTANZA E PROFITTO

Qual è stata, invece, la voce che hanno ascoltato la ministra Azzolina e il governo? Quali sono gli interessi che hanno difeso?

Ancora una volta quelli dei più potenti di questa società: coloro i quali sono stati liberi di tenere aperte le fabbriche in una logica di cieco e ininterrotto profitto, sempre e solo ai danni di chi dovrebbe avere sicurezze, ma che riceve esclusivamente imperativi ed infiniti punti interrogativi.

La Didattica a Distanza pretendeva di garantire a tutte e tutti di proseguire in maniera equa il proprio percorso di studi, ma si è rivelata invece l'ennesimo strumento di svuotamento della cultura e che ha, sempre più, acuito il preesistente abisso socio-economico tra gli studenti, le scuole e i territori, abisso che la scuola pubblica dovrebbe almeno provare a livellare. Dall'inizio, è stato dato per scontato che chiunque potesse accedere a questo metodo di formazione, senza considerare affatto le differenze economiche che esistono all'interno della componente studentesca (esemplificativa in questo senso è l’inchiesta della comunità di S. Egidio sulle scuole dell’infanzia nella periferia romana: Sant'Egidio: «A Roma 61% dei bambini tra i 6 e i 10 anni non ha svolto lezioni online»). 

Questa situazione di incertezza ha portato le singole scuole a dover cercare autonomamente delle soluzioni, esasperando ulteriormente le differenze tra scuole “di serie A” e scuole “di serie B”, lasciando indietro tutti i soggetti più fragili e marginali di questa società, sovraccaricando gli insegnanti e pretendendo la disponibilità 24h su 24. Inoltre, questo tipo di insegnamento frontale e limitante ha escluso gli studenti con disabilità, che riscontrano enormi difficoltà nel seguire le lezioni per ore davanti ad uno schermo. L'impossibilità di vivere la scuola ha causato un aumento esponenziale della dispersione scolastica oltre che un’alienazione di massa insediatasi in una società già abbastanza atomizzata: vedremo presto le conseguenze dell'impatto devastante che la DAD sta avendo sul piano psicologico che, in una situazione già precaria e per di più costretti all’isolamento, all’alienazione e all’estraniamento totale da ogni dimensione collettiva, è stato messo per tutt* a dura prova. Le lezioni sono state concepite in maniera unilaterale, senza alcuna possibilità di confronto sia con i docenti che con i compagni di classe, riducendo così la formazione da un processo collettivo ad un assorbimento individuale.

La Didattica a Distanza, dal punto di vista di istituzioni e privati abbatte i costi delle "prestazioni" (perché questo è per loro la nostra formazione, un costo), dall'altra estende a dismisura il tempo di lavoro dei docenti, già spremuti fino all'osso, immersi nella precarietà e nella costante competizione, già dalla "Buona Scuola" di Renzi; ne attacca così dalla base la capacità di sciopero e quindi di difesa dei diritti.  Dietro alle chiacchiere televisive sull'importanza della scuola si nasconde una visione profondamente aziendalistica, dell'istruzione in generale, quanto delle "innovazioni" che si prova a introdurre: tutti i parametri scelti per valutare l'utilità della DAD sono legati al raggiungimento di risultati di carattere numerico-quantitativo, svuotando di ogni significato il processo educativo, ridotto alla preparazione e al disciplinamento di futuri lavoratori.


MERITO, VALUTAZIONE, ESAME DI STATO:
LE "SOLUZIONI" DEL GOVERNO

Questa famigerata "didattica" si è svolta all’insegna dell’incertezza e del dubbio, a causa delle direttive contraddittorie e confusionarie del governo che ha preferito dare priorità alla produzione e a Confindustria piuttosto che pensare agli interessi della popolazione tra i quali centrale è il ruolo della scuola pubblica. Dall’inizio della quarantena si sarebbe dovuto pensare immediatamente alla scuola, dai primi dpcm…

Lo studente risulta essere ancora una volta vittima della logica di mercato e la scuola viene sempre più vista come un’azienda. In quest’ottica le valutazioni riportate in maniera asettica e per niente rappresentative della persona stessa, ripropongono il modello della scuola secondo cui siamo semplici numeri; in questo periodo emergenziale infatti è stato ancora di più evidenziato il sistema marcio della valutazione, che segue il modello meritocratico della nostra società, non riuscendo a mettere in risalto le reali capacità dell’individuo rispetto alle difficoltà che ha da affrontare nella propria quotidianità. La scuola, che dovrebbe essere luogo di eguaglianza e equità, rientra nella retorica della competizione aumentando il gap tra i vari tessuti sociali. Come esistono le scuole di serie A e di serie B, così la valutazione va a suddividere i vari studenti in serie.

Hanno preferito rincorrere i runners con la polizia, militarizzare le strade piuttosto che controllare la sicurezza delle fabbriche, perseguitare la "movida" invece che gli industriali e questo ha portato a rimandare (o ignorare) decisioni cruciali come la maturità a cavallo della fine della scuola. Infatti riguardo l’esame, ci sono giunte informazioni in modo frammentario, discordante e in estremo ritardo causando non solo confusione tra i maturandi, ma anche un’ansia che ha contribuito a deteriorare ancor di più l’aspetto psicologico de* ragazz*. Nonostante la situazione d’emergenza, le difficoltà incontrate nel concludere il percorso scolastico e la mancanza di condizioni eque per noi tutti, sono state stabilite le modalità di esame senza tenere conto delle nostre esigenze e richieste.

La soluzione più giusta, oltre che la più evidente, sarebbe stata la sospensione dell’esame di Stato e della valutazione finale per il 2020, al fine di non inficiare un eventuale futuro universitario o lavorativo; a tal proposito riproponiamo e sosteniamo le rivendicazioni già espresse dalla componente universitaria nell’ottima analisi pubblicata lo scorso 3 giugno su Jacobin: “bisognerebbe rivalutare le modalità di accesso all’università ed eliminare vere e proprie barriere all’ingresso costituite da tasse elevatissime e corsi a numero chiuso” (404 Università not found). Inoltre, come è possibile valutare correttamente uno studente sulla base di un percorso che non ha avuto la possibilità di concludersi? In una situazione emergenziale come questa sia chi ha avuto l’accesso alla DAD, sia chi non l’ha avuta, non ha potuto realmente portare a termine il proprio percorso formativo, a causa dell’assenza di un confronto reale. Non ci è stata data alcuna possibilità di recupero rispetto al voto del primo quadrimestre. Hanno basato la valutazione finale sui voti della prima parte dell’anno come se il mio destino di 5 anni fosse già scritto e senza possibilità di essere migliorato,  volta soltanto a rappresentare l’impegno performativo dello studente. 

Ma se, secondo le dichiarazioni della ministra lo svolgimento dell’esame è necessario non in quanto strumento di valutazione, ma in quanto “perfetto” coronamento del nostro percorso scolastico, perché ha mantenuto queste modalità, ignorando la richiesta di una tesina che andasse incontro alle nostre esigenze? Perché il dialogo diretto con i maturandi dell’Esame di Stato di quest’anno è stato messo, per l’ennesima volta, in secondo piano? Perché la ministra ha dato priorità alle opinioni di “tecnici” e non di docenti, studenti e chiunque viva in prima linea il mondo della Scuola?        

L’offerta formativa proposta diviene inadeguata rispetto alle sempre più numerose facoltà che impongono il numero chiuso. Essendo questa una problematica comune a tutti i maturandi d’Italia, l’esclusività costringe gli studenti ad una preparazione soggettiva e personale, portata avanti nel privato e di conseguenza andando ad acuire quelle disparità già manifestate. Costringere i ragazzi a rivolgersi ai privati, non solo rappresenta un fallimento enorme per la scuola pubblica, ma tende ad atomizzare ancor di più la condizione collettiva arrivando quindi ad una conoscenza frammentaria e nozionistica poiché annovera lo studio come mero strumento per l’accesso al mondo universitario.

Siamo stanchi di sentirci esclusi dai processi decisionali che si riflettono in maniera diretta sulle nostre vite e sul nostro futuro. Ci sembra assurdo come, pur di non risolvere i reali problemi che rendono impossibile il nostro immediato rientro a scuola, come le classi-pollaio o la mancanza di fondi per l’assunzione di personale scolastico, si è cercato di temporeggiare e rimandare a settembre, forse, la riapertura.

La scuola deve tornare a essere una priorità indispensabile, piuttosto che venire lasciata in balìa di se stessa, e questo non solo in momenti di emergenza. Questa pandemia, infatti, ci ha dato l’occasione per mettere in discussione il modello di scuola che ci hanno imposto, partendo da tutte le contraddizioni emerse in questo periodo, per rovesciare un sistema marcio alla radice. I luoghi della formazione non devono più obbedire alle logiche produttive e meritocratiche che riducono la conoscenza ad una gara, in cui chi merita va avanti mentre chi non è all’altezza viene lasciato indietro. Ci insegnano ad essere competitivi, veloci, i migliori, a farcela a tutti i costi anche se questo vuol dire dover essere costantemente in lotta con tutti gli altri senza mai sentirci parte di una comunità, ma non è questo il mondo che vogliamo vivere e se "chest'è", vorrà dire allora che dobbiamo cambiarlo.


LA SCUOLA SECONDO NOI:
LE MONDE EST À NOUS!

Vogliamo una scuola a misura di tutte e tutti, che non lasci indietro nessuno, che combatta l’individualismo e la competizione, una scuola che non ci costringa a rincorrere un voto che sia più alto degli altri, e che non ci rappresenta davvero, riferendosi solo a delle pseudo-competenze e ad un tipo di apprendimento puramente nozionistico. La scuola dovrebbe essere un luogo dove ognuno di noi possa crescere e formare il proprio spirito critico e non lo specchio di un sistema basato solo sul profitto e sulla competizione spietata. Dovrebbe essere la base della crescita e dell'integrazione delle comunità sui territori, piuttosto che approfondirne le contraddizioni (ad esempio l'oppressione di genere: nel disinvestimento decennale, con il lockdown e lo scoppio di una nuova crisi economica, sono tantissime le donne uscite forzatamente dal mondo del lavoro e nuovamente relegate alla cura dei figli, nell'assenza completa di ogni istituzione).

Non vogliamo più normalizzare l’idea di sfruttamento a cui ci hanno abituati, introducendo nei luoghi della formazione progetti come l’alternanza scuola-lavoro, tramutatasi poi in PCTO, costringendoci a lavorare gratis per aziende che sfruttano l’ambiente e i lavoratori, per privati che, agevolati da anni di tagli ai fondi pubblici, hanno iniziato a investire nelle nostre scuole conquistando sempre più potere decisionale all’interno dei Consigli d’Istituto.                               Non vogliamo più il progressivo smantellamento dell’istruzione pubblica e l'inasprirsi del divario tra scuole “di serie A”, che dispongono spazi vivibili, e scuole “di serie B” che ci crollano addosso. Pretendiamo lo stanziamento di fondi pubblici per l’edilizia scolastica perché non siamo più disposti a formarci in edifici pericolanti, angusti e non a norma, con classi di 30 persone! Ma soprattutto, siamo stanchi di non avere alcuna voce in capitolo per quel che concerne i nostri luoghi di formazione, che cadono in mano a governi e privati, dai quali vengono sempre più posti in secondo piano, pensati e strutturati solo in funzione dei loro diretti interessi e profitti.

Per questo pensiamo che sia necessario:

- Tornare nelle nostre aule in una SCUOLA APERTA E SICURA, eliminando la Didattica a Distanza, ma immaginando nuovi modi di fare lezione, meno frontali, che non solo risolvano il problema del distanziamento sociale, ma che ci permettano anche di costruire una scuola più inclusiva. Per questo serve che i fondi che arrivano dall’Ue e qualsiasi fondo per rilanciare il paese dopo il covid siano usati per il pubblico, nel nostro caso investendo in edilizia scolastica e trasporto pubblico: è arrivato il momento di pretendere edifici migliori e non fatiscenti, che non abbiano barriere architettoniche e appalti bloccati da anni, che siano a norma con tutti i criteri antisismici, antincendio e igienico-sanitari, senza alcuna differenza tra nord e sud, con più aule per classi meno numerose, più insegnanti con scuole aperte più a lungo. Si deve potenziare il trasporto pubblico e renderlo ecosostenibile e gratuito: per chi abita in periferia, i mezzi di trasporto sono una terza casa, ma inefficiente, saltuaria e costosa. Pensiamo che sia necessario potenziare le reti di collegamento di trasporti pubblici ma, prima di farne di nuove, potenziare e migliorare quelle già esistenti, renderle ecosostenibili e gratuite per tutti e tutte.

- Sciogliere gli accordi PCO: la scuola non dovrebbe dare un assist e una spalla alle multinazionali, per di più complici della devastazione ambientale, si veda la collaborazione con McDonald ed Eni.          Non vogliamo che gli sfruttatori ci insegnino il rispetto dell’ambiente e la tutela della comunità se poi sfruttano suolo e lavoratori. Vogliamo anzi una SCUOLA COME COLLANTE DELLA COMUNITÀ: che possa essere canale di espressione e di organizzazione dei bisogni collettivi delle famiglie e degli studenti, a partire dalla prevenzione medica stessa che tanto sui territori quanto in un'istituzione così centrale nella vita delle giovani generazioni dovrebbe essere garantita, anche senza che sia una pandemia a suggerirlo. Che sia aperta tutto il giorno e al servizio delle necessità sociali, creative e ricreative degli studenti e dei territori, che assuma regolarmente tutto il personale giovane e precario, internalizzando tutti i servizi ora in appalto e mettendo fine allo sfruttamento indiscriminato di figure professionali essenziali alla vita scolastica.

- Pretendiamo la DEMOCRAZIA NELLE NOSTRE SCUOLE! Le leggi degli ultimi decenni hanno definitivamente smantellato ogni conquista democratica delle passate mobilitazioni studentesche: è ora il momento che la scuola sia guidata da chi la vive ogni giorno, da chi ci studia e ci lavora. Pretendiamo perciò l'abolizione di tutte le leggi aziendaliste e antidemocratiche che da più di un ventennio smantellano la scuola pubblica, la fine dell'autonomia scolastica che garantisce  poteri illimitati ai dirigenti e il ripristino del ruolo degli organi di democrazia interna alle scuole, che il parere di studenti e docenti sia vincolante in ogni decisione nel merito della vita scolastica.

Ora più che mai pensiamo sia necessario riappropriarci del diritto di decidere delle nostre vite e della nostra formazione, immaginare e costruire insieme un nuovo modello di scuola e di società, che sia luogo di studio aggregazione e crescita collettiva.

E dobbiamo pretenderlo adesso! Le piazze in rivolta negli Stati Uniti ci dicono questo: che il nostro destino è tutto nelle nostre mani e che quando il popolo si muove con determinazione, sono costretti a darci ascolto.

Quando torneremo nelle nostre aule e alle nostre abitudini, non dovremmo dimenticarci dei silenzi della Ministra, delle insufficienze e della disattenzione che sono state destinate alla scuola in questo momento di crisi, e non dovremo assuefarci all’isolamento e all’individualismo che ci sono stati imposti, ora in maniera evidente, prima in maniera subdola, ma soprattutto non possiamo tornare ad una normalità fatta di competizione e sopraffazione.     

 Riteniamo importante ricordare le conseguenze gravissime che hanno portato i due ragazzi, alla vigilia dell’esame di stato, al togliersi la vita. Riteniamo inaccettabile far passare inosservati eventi del genere in quanto specchio del sistema sotto cui viviamo: un sistema fatto di oppressione e competizione, per cui se uno studente, un ragazzo come noi, non si sente adeguato ad affrontare una prova del genere preferisce togliersi la vita. Siamo al fianco delle famiglie dei ragazzi che hanno perso la vita a causa di tutto ciò, così come al fianco di tutti i nostri compagni che tutt’ora si sentono soli ad affrontare questa situazione, e lotteremo affinché nessuno più si senta oppresso e schiacciato da questa società e le sue contraddizioni.

Usiamo le consapevolezze acquisite oggi per costruire insieme una scuola diversa e migliore domani, che sia veramente a misura di noi studenti e studentesse e che non lasci indietro nessuno: riprendiamoci il nostro futuro!

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