Angelo Scala, docente di Diritto processuale Civile alla Federico II ed ex rettore dell’università telematica Giustino Fortunato di Benevento, è stato interdetto dall'insegnamento per 9 mesi perché barattava sesso in cambio di esami.

Per di più, Scala si offriva, sempre in cambio di sesso, anche di fare da intermediario per superare esami di altri corsi. Pare che il docente fosse addirittura solito filmare di nascosto i rapporti sessuali avuti con i suoi studenti e studentesse.

Dopo quanto accaduto all'Accademia di Belle Arti di Napoli, un altro caso di abuso della propria posizione professionale viene a galla. Le dinamiche ricostruite dagli inquirenti fino ad adesso ci raccontano un'altra storia di patriarcato e di privilegi, sfruttati per coercire, comprare e minacciare gli studenti.
Proprio i luoghi della formazione sono ancora una volta teatro di abusi di potere per lungo tempo non denunciati e rimasti a lungo impuniti nel silenzio generale. Diverse decine di studenti e studentesse hanno, infatti, denunciato quello che è stato descritto dal GIP Simona Cangiano come "pervicacia di comportamenti caratterizzati da un consolidato modus operandi". Un modus operandi continuamente reiterato, come confermato anche suoi ex studenti.
Probabilmente sono anni che Angelo Scala sfrutta a suo vantaggio l'Università, giocando sulla debolezza e sullo stato di dipendenza dal suo potere dei suoi studenti. Un fatto che rivela la natura profondamente feudale dell'Università, patriarcale fino in fondo, dove chi detiene posizioni di potere è anche titolare del "diritto" di fare ciò che vuole dei suoi "subalterni". Subalterni soltanto perché il mondo della formazione li pone in una posizione di incertezza, ricattabilità e competizione per un futuro incerto o inesistente.
Gli studenti e le studentesse vivono quello che dovrebbe essere un momento della formazione come un momento di competizione, paura e diffidenza dell'altro. E così lasciano sostanzialmente piede libero a chi gode già di una posizione di potere.
Sempre più capaci di ricattare e coercire, i signori feudali della formazione la faranno sempre franca se non attiviamo presidi di solidarietà e denuncia composti dagli studenti e studentesse che vivono i luoghi della formazione.
Questo caso conferma ancora una volta la necessità di un'università e una scuola che non dipendano da potentati personali, ma che abbiano come primo intento quello dello sviluppo critico e sociale dello studente. Per questo abbiamo bisogno di luoghi della formazione che non siano esamifici, che non mettano gli studenti nella condizione di dover necessariamente correre per arrivare chissà come al traguardo di una competizione che non vede mai una fine vera e propria.

Vogliamo un'università e una scuola che prevedano una maggiore democrazia interna e un potere maggiore per chi vive in prima persona i luoghi della formazione, gli studenti, nella definizione della didattica.
Vogliamo un' università e una scuola che forniscano adeguati spazi di socialità e confronto che possano assolvere alla funzione di veri e propri presidi di controllo popolare, composti da studenti e studentesse che dal basso possano controllare le istituzioni e denunciarne gli abusi sentendosi tutelat* e supportat* da una comunità.
Anche per l'Università, la Fase 2 si riapre come un ritorno alla "normalità", a ciò che è sempre stato per quanto ingiusto sia stato.

NON TORNEREMO ALLA NORMALITÀ, PERCHÉ LA NORMALITÀ ERA IL PROBLEMA!

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