La nostra proposta per trasformare un simbolo di abusi e sfruttamento in un vessillo di cui essere orgogliosi come cittadine e cittadini!


Il sito di Napoli Sotterranea è visitato ogni giorno da centinaia di turisti e garantisce da anni guadagni per centinaia di migliaia di euro all'associazione che lo gestisce, facente capo a Vincenzo Albertini.
In questi anni il Comune di Napoli non ha fruito di alcun beneficio per questo bene di sua proprietà (tranne che di un canone di concessione irrisorio, che la Corte dei Conti ha dichiarato essere di 9700 euro l'anno a fronte del canone di mercato stimato in almeno 93.374 euro). Questo bene invece potrebbe rappresentare una grandissima risorsa per la città.
Inoltre, a seguito della sentenza del tribunale di Napoli che ha condannato Vincenzo Albertini per sfruttamento del lavoro nero (che è solo la prima, perché altre cause sono in corso), l’attuale concessionario a nostro parere ha perso i requisiti minimi per la gestione di un bene pubblico, in particolare se quel bene è di proprietà di un’Amministrazione che spesso si è spesa per la difesa dell’interesse comune e in particolare di chi vive del frutto del proprio lavoro: un Amministrazione che, ad esempio, ha adottato una delibera che esclude dalle concessioni di occupazione di suolo pubblico chi è stato condannato per irregolarità in materia di lavoro. dovrebbe decadere dalla concessione o quantomeno non essere più ritenuto idoneo a contrarre con la pubblica amministrazione per un eventuale rinnovo.
Per questo riteniamo che la scadenza dell’attuale contratto di concessione nel 2020 rappresenti un’ottima occasione per restituire questo bene pubblico alla città, creando un’opportunità di sviluppo e lavoro per il territorio e non di ulteriori profitti di un privato grazie allo sfruttamento di un bene pubblico.
Date le elevate potenzialità del sito, riteniamo che l’unica opzione possibile sia l’internalizzazione della gestione da parte del Comune. I margini di guadagno, infatti, sono tali da rendere altamente improbabile una gestione in perdita, ma anzi: i numeri di questi anni dimostrano che sarebbe un’importante risorsa per le casse pubbliche (considerando anche una stima al ribasso di 100000 visitatori all'anno e l’attuale biglietto di ingresso di 10 euro si arriva a 1 milione di euro all'anno di ricavi). Riteniamo, inoltre, che solo un processo di internalizzazione preserverebbe il valore politico e simbolico della lotta dei lavoratori di Napoli Sotterranea che ha portato alla luce lo sfruttamento decennale di questo bene pubblico per il profitto di un privato.
Abbiamo quindi proposto che una volta scaduta la concessione a Vincenzo Albertini, il Comune si assuma la gestione del sito di Napoli Sotterranea attraverso personale assunto direttamente dal Comune.
Dato che i tempi per questa internalizzazione non sono compatibili con quelli della scadenza dell’attuale concessione, abbiamo proposto che in una prima fase il Comune si assuma la gestione del sito tramite dei turni di guardiania con personale del Comune e con l'intervento della Napoli servizi nel rispetto dei requisiti e degli obblighi riguardanti le norme in materia di lavoro, assistenza, previdenza e sicurezza sul lavoro.
Riteniamo, però, fondamentale che questa fase di transizione abbia tempi definiti sin dal principio e che il Comune si metta in moto da subito per limitarne la durata.
Per far sì che il turismo a Napoli diventi realmente una risorsa per la città riteniamo, inoltre, indispensabile definire fin da subito la finalità per cui verranno utilizzati i ricavi derivanti dalla gestione di Napoli Sotterranea.
Viste le ripercussioni che inevitabilmente il turismo ha sui costi delle locazioni in una città come Napoli ormai totalmente turistificata, la nostra proposta è di vincolare tali ricavi, al netto delle spese di gestione e manutenzione ordinaria e straordinaria del sito, a un fondo per i contributi integrativi al canone di locazione gestiti dal Comune.

 

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