Il 4 novembre scorso si è tenuta nel Tribunale di Napoli l’ennesima udienza del processo penale nei confronti di Vincenzo Albertini, presidente dell’Associazione Napoli sotterranea, per molestie e violenza sessuali ai danni di una ex dipendente a nero: Grazia.

Sappiamo quanto sia difficile per le donne che subiscono molestie e violenza sessuali denunciare e sottoporsi ad un lungo iter giudiziario, che finisce inevitabilmente per coinvolgere in prima persona la vittima, non solo facendole rivivere quello che ha subito, ma anche esponendola a insulti e denigrazioni.

Ma l’udienza a cui abbiamo assistito il 4 novembre non è stata semplicemente difficile come tutte le altre, è stata intollerabile.

La difesa di Albertini ha infatti chiamato a testimoniare un'esperta di psicologia forense e criminologia: Roberta Bruzzone.

La “testimone”, senza aver mai conosciuto né visto Grazia prima di quel giorno, è andata ad indagare sui comportamenti e sulle reazioni intime e personali che Grazia ha avuto dopo il fatto.

Già di per sé è intollerabile che durante un processo per violenza e molestie sessuali la vittima venga indagata e giudicata per le sue reazioni.

Ma ancora più intollerabile è stato quello che ha sostenuto la Bruzzone e cioè come secondo lei Grazia avrebbe dovuto reagire.

Infatti la Bruzzone, pur ammettendo nella sua testimonianza che “ognuno reagisce a suo modo agli eventi”, in oltre 30 minuti di deposizione, ha detto ai giudici che esiste un modo “normale” (e quindi credibile) per una donna di reagire alla violenza sessuale e un modo addirittura “sorprendente” e “sconcertante”.

Ma di cosa si sorprende la Bruzzone? Cosa ha fatto Grazia di cosi sconcertante?

Grazia ha reagito! Il problema è tutto li: non si è chiusa in casa, non si è fatta prendere dalla paura e dalla depressione, non ha cercato di cancellare quello che le era accaduto, non ha mostrato “sintomi” di malessere e di sofferenza.

Anzi, al contrario, Grazia si è incazzata, non ha assolutamente accettato di rimanere vittima e basta, e infatti, come dice la Bruzzone, Grazia si è mostrata “lucida” e attiva, ha comunicato su whatsapp “di sua spontanea volontà” e con “fermezza” quello che le è accaduto, parlandone con amici e colleghe.

Ebbene, quello che a noi pare veramente sorprendente è che nel 2019 una donna che trova la forza di accusare un uomo, a maggior ragione se si mostra combattiva, rischia di non essere creduta perché va contro il classico stereotipo paternalistico secondo cui la femmina è sensibile, fragile e incapace di difendersi.

E non ci sorprende che in Italia siano ancora troppo poche le donne che denunciano. Fino a quando le donne saranno messe sotto processo per il solo fatto di aver denunciato il loro aggressore non potremo dire di aver fatto un solo passo in avanti nella battaglia contro le disuguaglianze di genere.

Per questo vogliamo in primis esprimere tutta la nostra solidarietà a Grazia che ha avuto la forza e il coraggio di denunciare e che, per questo, ha dovuto subire “un processo nel processo”.

Vogliamo poi che la voce di Grazia sia la voce di tutte noi, perché siamo convinte che solo facendo sentire la nostra voce potremo sconfiggere questi retaggi patriarcali che ci vogliono vittime inermi e non artefici del nostro destino.

Ci pagherete anche questo.

Per tutte le donne vittime di violenza.
Per tutte quelle donne che non hanno più voce.
Per tutte le donne che hanno subito molestie sul loro posto di lavoro, nella propria casa o per strada.
Perchè non succeda mai più, sabato saremo in piazza per il corteo di NON UNA DI MENO23N: Siamo Rivolta! Manifestazione nazionale Non Una Di Meno!

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