MA I NODI VENGONO SEMPRE AL PETTINE

Dopo le anticipazioni trapelate nelle ultime settimane, il Consiglio dei Ministri del governo Conte ha emanato il decreto-legge riguardante quota cento e il reddito di cittadinanza: “Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza”, tredici articoli del titolo I, per definire in cosa consterà la misura governativa e in che modo affiancherà il Reddito di Inclusione (introdotto dal precedente governo Gentiloni).

Nelle dichiarazioni alla stampa, soffiando il vento del cambiamento, gli esponenti del Movimento5stelle e della Lega hanno affermato di aver introdotto un nuovo modello di welfare state nel paese. Cosa c'é di diverso rispetto al passato?

Innanzi tutto, una soglia di reddito stabilita dall'ISTAT è stata adottata come parametro di riferimento, al di sotto della quale c'è la povertà: settecentottanta euro al mese. Ciò vale per ogni individuo, ma il calcolo va fatto tenendo conto del cumulo di diversi parametri riguardanti il nucleo familiare: proprietà, redditi, risparmi.
Tutti coloro che rientrano nella fascia di popolazione stimata potranno aderire al programma per il RdC.

In secondo luogo si parla di workfare. Che significa il termine inglese? Per la prima volta in Italia, una persona in difficoltà accede al programma per il RdC a patto che assuma degli obblighi verso lo stato (e verso le imprese). Ci si impegna sottoscrivendo un Patto per il Lavoro e un Patto per l'Inclusione sociale. Ne derivano degli obblighi di formazione, di ricerca attiva di un lavoro e di un impiego vero e proprio: ognuno riceverà una proposta (di quelle che non si possono rifiutare) di lavoro entro i primi dodici mesi. Si può rifiutare l'offerta di lavoro? Sì, ma la successiva potrà provenire da un'azienda situata ad una distanza maggiore dal luogo di residenza. Al terzo rifiuto l'erogazione del contributo si stoppa.
Insomma il sostegno si riceve a condizione che si accetti di svolgere le attività di volta in volta richieste, a seconda della fase del processo in cui ci si trova.

Si strizza l'occhio sempre agli stessi. Alle agenzie per il lavoro, imprese private che collaboreranno coi pubblici Centri per l'impiego, per collegare chi ha bisogno di manodopera con chi ha diritto al RdC. Alle imprese nel settore della formazione, il cui scopo sarà di intascare parte dei fondi pubblici stanziati per formare chi riceve il RdC ed è ritenuto non adeguatamente formato rispetto alle richieste del mercato del lavoro. Alle aziende tout court, che assumendo chi percepisce il RdC intascano l'assegno sotto forma di sgravio. Agli aventi diritto stessi, quando decidono di intraprendere un'attività di impresa.

Siccome siamo nel governo di “Prima gli italiani!”, non poteva mancare una dose di razzismo. Non basta essere senza lavoro e/o non guadagnare abbastanza da raggiungere la soglia povertà ISTAT, bisogna essere Italiani! Gli stranieri, quantomeno, devono essere in possesso di permesso di soggiorno e risiedere da almeno dieci anni in, gli ultimi due in maniera continuativa, in Italia.

Bene! Ho ricevuto il contributo RdC, posso farne quel che voglio? L'assegno erogato mensilmente dovrà essere speso entro la fine del mese stesso. Altrimenti i soldi tornano indietro!

Il Reddito di Inclusione sparisce? A partire dal mese di Aprile 2019 viene accorpato al RdC.

Attenzione ai controlli: la repressione...Una misura sociale prevede controlli? Certamente! Nel paese dell'UE in cui c'è il più alto tasso di economia sommersa, nello stato in cui versare le imposte sembra un crimine sociale, dopo che l'attuale governo ha varato diversi condoni per nascondere sotto il tappeto il polverone dei reati fiscali, il mancato rispetto delle regole previste per il RdC prevede delle sanzioni con la reclusione da uno a sei anni, la decadenza dal beneficio e il recupero di quanto ricevuto! Ligi al dovere...

Dov'è la fregatura?

Rispondere a questa domanda non è semplice. Staremo a vedere una volta che il sistema andrà a regime. Alcuni aspetti ci rendono perplessi.
In Italia le persone che sono a cavallo della soglia di povertà scelta come riferimento sono ben più dei cinque milioni cui questa misura proverà ad arrivare. Nell'ultimo decennio il Movimento5Stelle ha parlato di reddito di cittadinanza, lasciando intendere che bastasse essere cittadino per ottenerlo. Nei mesi autunnali di governo, i gialloverdi, avevano paventato di raggiungere una platea di dieci milioni di persone. Siamo alla metà.
In molte zone del paese le opportunità di lavoro sono limitate se messe in relazione con il numero di persone che avrebbe bisogno di lavorare. C'è da aggiungere pure che la qualità delle offerte di lavoro è bassa: lo sfruttamento è assicurato, un salario adeguato al costo della vita così come il riconoscimento dei diritti mica tanto!

E' da tempo che ci parlano di nuovo welfare e di politiche attive. Negli anni, ai lavoratori e ai disoccupati di questo paese è stato detto che c'è necessità di: competere con gli altri lavoratori dei paesi dell'Unione Europee, senno le imprese delocalizzano; stringere la cinghia, non rivendicando aumenti di stipendi, perché le imprese soffrono per via della crisi; essere maggiormente flessibili che in passato perchè l'economia viaggia così veloce che le imprese hanno delle esigenze produttive da assecondare senza troppi fronzoli e lamentele; essere positivi e sorridenti, e così via...

Vuoi vedere che il problema sono proprio le imprese?! Siamo lavoratori e disoccupati. Siamo i cittadini nel nome dei quali è stata attuata l'ultima azione governativa, tesa al “contrasto alla povertà, alla diseguaglianza e all'esclusione sociale”. Se si chiama reddito di cittadinanza perché ci si preoccupa solo dei profitti delle imprese?

Il reddito di cittadinanza sembra una misura costruita ad hoc per andare incontro alle esigenze di una parte della società. Su questo filone il governo Renzi verrà ricordato, fra le altre cose, per gli “ottanta euro” e per il “bonus cultura” mentre il governo Conte passerà alla storia per il RdC. Ebbene il cambiamento vero di questo governo sta nella fetta di società cui si è deciso di rivolgersi. La pietra di volta però resta la stessa. Così come la visione della società. Hai voglia a dire che le ideologie sono finite.
L'impresa resta al centro di tutto: produce la ricchezza sociale, regala a chi ne accetta regole e necessità delle ore di duro lavoro.
I poveri e i lavoratori devono rimboccarsi le maniche, stringere la cinghia, continuare a cercare modi per sbarcare il lunario.
Mentre la crisi continua e l'economia italiana singhiozza. Eccolo il vero cambiamento...

Domandiamo controlli più serrati sulle condizioni di lavoro. Chiediamo il contrasto del lavoro nero e grigio. Rivendichiamo la democrazia sui luoghi di lavoro. Pretendiamo il rispetto dei diritti dei lavoratori e dei contratti di lavoro. Sgraniamo gli occhi di fronte alle quotidiane morti bianche, non sono tollerabili.
Vogliamo un piano nazionale per il lavoro, per la ricchezza e l'equità sociale in questo paese. Altro che le mance a qualcuno del reddito di cittadinanza...

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