Perché il Decreto Dignità in materia di lavoro è un'operazione di propaganda e perché questa propaganda è comunque meglio di quanto fatto da qualunque governo degli ultimi 30 anni (ovvero: stiamo messi male)

Il "Decreto Dignità" varato la sera di lunedì 2 Luglio dal Consiglio dei Ministri interviene su lavoro, aiuti statali, ludopatia e fisco. È stato varato dopo un percorso travagliato, perché ha visto schierarsi contro i padroni del Paese, Confindustria e i suoi più fedeli servitori nella compagine governativa. E infatti se il direttore de Il Sole 24 Ore nell’editoriale del 4 luglio parla di “tuffo nel passato”, “danno”, “idea novecentesca”, Salvini subito si appresta a dichiarare che vorrebbe “reintrodurre i voucher”. Non solo: promette anche, strizzando l’occhio agli imprenditori “padani” in particolare, che in sede di conversione del decreto ci saranno dei cambiamenti (provate a indovinare su quale parte proveranno a intervenire?). Lo stesso Di Maio, timoroso forse del suo stesso “ardire”, promette una riduzione del costo del lavoro – leggi “cuneo fiscale” - nella prossima Legge di Bilancio.
Il fatto che Confindustria sia profondamente irritata ci fa già sorridere, ma purtroppo, nella sostanza, il sorriso si ferma qua (almeno per quanto riguarda il lavoro). Entriamo nel merito.


1. RIPRISTINO DELLE CAUSALI

Il Governo reintroduce l'obbligo di indicare la ragione - temporale, sostitutiva, organizzativa - per il ricorso ai contratti a termine, ma solo nel caso in cui durino più di dodici mesi. I contratti a termine con durata pari o inferiore a 12 mesi sono circa il 78% del totale dei contratti a tempo determinato (addirittura quelli in somministrazione costituiscono l’1% del totale!), quindi di fatto questa misura toccherà solo il 22% dei contratti, anzi meno perché immaginiamo che le aziende saranno spinte a non superare più quella soglia.


2. RIDUZIONE DEL NUMERO DEI RINNOVI

Il numero massimo possibile di rinnovi passa da 5 a 4, in un arco temporale massimo che, a sorpresa, scende da 36 a 24 mesi (fonte: il Sole 24 Ore). Ogni rinnovo dovrà essere motivato - superati i 12 mesi di cui sopra - e costerà lo 0,5% in più del periodo precedente, in aggiunta all'1,4% già previsto dalla normativa precedente. Prima l'aumento del costo scattava solo dal secondo rinnovo.


3. LAVORO IN SOMMINISTRAZIONE

Al lavoro in somministrazione a tempo determinato si applicheranno le stesse norme dei contratti a tempo determinato. Di fatto però già prima di questo decreto la durata massima di un rapporto in somministrazione difficilmente superava l'anno, mentre la somministrazione a tempo indeterminato rimane invariata.


4. AUMENTO DELL'INDENNITÀ MASSIMA IN CASO DI LICENZIAMENTO INGIUSTO

Il ripristino dell'articolo 18, sbandierato da Di Maio e M5S in campagna elettorale, non c'è - e chissà se ci sarà mai - ma viene aumentata l'indennità massima percepibile in caso di licenziamento ingiustificato, da 24 a 36 mesi di stipendio (quella minima passa da 4 a 6 mesi). La libertà di mandarti a casa resta, ma costa - a partire dai 4 anni di lavoro - un po' di più.


5. DISCIPLINA SUGLI AIUTI STATALI ALLE IMPRESE

Questo sembra essere l'elemento di maggiore novità. Le imprese che riceveranno aiuti sotto qualunque forma e delocalizzeranno in tutto o in parte l'attività produttiva entro cinque anni dagli aiuti dovranno restituire da due a quattro volte la somma ricevuta, più il calcolo degli interessi. Sono migliaia le forme di aggiramento di questa norma che già noi, che certo non siamo esperti di delocalizzazioni, immaginiamo - spacchettamenti aziendali, cessioni interne, ecc. - ma è un dato che si interviene in una materia nella quale finora si era stati completamente zerbini delle imprese. La norma riguarderà anche i super-ammortamenti, il regalo di Renzi alle imprese per comprare macchinari a spese dello Stato. Se questi macchinari sono stati ceduti a titolo oneroso - e anche qui... - o spostati all'estero, i soldi devono essere restituiti con un aumento proporzionale dell'imponibile.


6. FISCO

La mano tesa alle imprese arriva con la pura e semplice cancellazione del redditometro e quindi con la sospensione di tutti gli accertamenti sui redditi di professionisti e imprese dal 2016 in poi. Fino ad ora lo Stato poteva incrociare i dati del reddito dichiarato con i beni posseduti e così, se dichiaravi zero e poi avevi ville e macchinoni, capiva che c’era qualcosa che non quadrava. E magari poteva venire a chiedertene conto, eh!
Entro l'anno prossimo il Governo dovrà varare una nuova forma di valutazione del reddito, sentiti l'ISTAT e le associazioni di categoria. Per il momento però, dopo averli spaventati con le misure sul lavoro, il Governo blandisce gli imprenditori dicendo "tranquilli ragazzi, per adesso è tutto ok, poi si vede". Va aggiunto a questo provvedimento l'abolizione del cosiddetto "split payment" per i professionisti che hanno un contratto con la Pubblica Amministrazione. Lo "split payment" era la trattenuta automatica dell'IVA sulla fattura della prestazione, in pratica l'Amministrazione, pagando, tratteneva già l'imposta. Anche qui, l'abolizione di questa misura è un regalo agli evasori potenziali. Parliamo di un recupero dell’IVA evasa che il governo precedente quantificava in 1,5/2 miliardi di € all’anno! Insomma, siamo di fronte a uno spoiler di condono, per di più retroattivo?


7. CONTRASTO ALLA LUDOPATIA

A partire dall'anno prossimo le pubblicità dei giochi d'azzardo saranno vietate, tranne quella della Lotteria Italia e gli spot sul gioco sicuro e responsabile. L'Italia è il paese europeo che spende di più nelle scommesse di qualunque tipo.


8. LE NOSTRE - PROVVISORIE - CONCLUSIONI

Il decreto è tiepidissimo, quasi freddo: benché Di Maio dica che è solo il primo passo verso la cancellazione del Jobs Act, è evidente che i nodi centrali - ripristino dell'articolo 18, contrasto ai contratti brevi, lotta all'evasione fiscale - sono stati aggirati. Altro che “colpo mortale al Jobs Act” (Di Maio dixit)! L'impatto concreto delle misure sul lavoro è quasi nullo, quello delle misure in materia di delocalizzazioni tutto da valutare, quello dei provvedimenti fiscali è fin troppo chiaro. E poi dalla “dignità” perché rimangono fuori settori interi per i quali Di Maio pure aveva speso parole? Pensiamo, solo a titolo d’esempio, ai lavoratori che nei festivi vorrebbero poter godere del diritto di non andare a lavorare...
Resta un fatto, incontestabile nella sua semplicità: un decreto che è più propaganda che altro riesce ad essere, nonostante questo, migliore di quanto fatto dagli ultimi governi di centrosinistra, anzi esattamente in controtendenza, laddove quelli spacciarono per incentivi ai contratti a tempo indeterminato una pioggia di soldi alle imprese, mentre questo, seppur timidamente, incide su costi e convenienza dei contratti a termine. Inoltre, a memoria nostra, la direzione dei governi degli ultimi trent'anni, di destra o di pseudo-sinistra che fossero, è sempre stata verso una maggiore precarizzazione, al massimo dividendosi tra chi spingeva per la confusione più totale (legge Biagi) e chi puntava ad una sistematizzazione e semplificazione delle tipologie contrattuali. Se siamo qui a scrivere queste cose su un decreto di campagna elettorale è evidente che stiamo messi davvero male: l'opposizione che faremo al governo nei prossimi mesi punterà a costringerli a fare di più, esattamente come i padroni punteranno a cancellare queste pur tiepide norme. Nessuna soddisfazione concreta, dunque, e nessuna posizione attendista: ma non possiamo, ripetiamo, non constatare come un governo di destra sia riuscito a "superare a sinistra" in un mese, cinque anni di governo PD. Valga di lezione per chi, fino a ieri, presumendo di parlare a nome dei lavoratori, ancora blaterava di accordi e alleanze col partito più compiutamente liberista che esista in Italia. Se era necessaria un'ulteriore pietra tombale su questa ipotesi, Di Maio, senza fare niente, l'ha portata.

Calendario

Potere al Popolo!

Sito di"Potere al Popolo!"

#indietrononsitorna

Come si finanzia una struttura grande e piena di attività come l’Ex OPG?

Supporta l'ex opg

Abbiamo messo per iscritto le idee che stanno alla base del nostro progetto, e tutti i modi in cui si può dare una mano.

Come partecipare

Ecco la nostra dichiarazione di intenti, il nostro programma

Cosa crediamo, cosa vogliamo

Verità e Gustizia per Ibrahim Manneh. Vittima di razzismo e malasanità

Verità e giustizia per Ibra!

Seguici su facebook

Seguici su twitter

CookiesAccept

NOTE! This site uses cookies and similar technologies.

If you not change browser settings, you agree to it. Learn more

I understand