Indicazioni pratiche e riflessioni aperte per provare a non perdersi i diritti per strada...

È il 22 maggio 1978 quando in Gazzetta Ufficiale compare la Legge 194. Si sancisce, non senza polemiche e malumori, la legalizzazione dell'aborto in Italia, fondamentale passo in avanti per tutte le donne del nostro paese. È una vittoria.

Un iter complicatissimo e convulso: mentre in Parlamento si consuma una contestata fase di  dialogo e mediazione fra Democrazia Cristiana e Partito Comunista, forze con il maggior consenso nel paese; fuori cresce il protagonismo dei movimenti femministi, rafforzatisi negli anni in capacità mobilitativa e analisi politica tanto da imporre all'ordine del giorno del dibattito istituzionale il tema della depenalizzazione dell'aborto. E, ancora, l'appoggio e la spinta ulteriore di una costellazione di organizzazioni laiche, comuniste, delle formazioni di sinistra extraparlamentare, del movimento studentesco, dei lavoratori e delle lavoratrici in sciopero nelle fabbriche del paese; con il protagonismo attivo dei radicali nell’indire un Referendum estremamente dibattuto che puntava alla depenalizzazione senza condizioni dell’aborto e al superamento del Codice Rocco.
A ricalarsi nel clima di quarant'anni fa nessuna di queste forze politiche sembra pienamente soddisfatta all'alba del 22 maggio: non la DC, non l'universo cattolico e moderato del paese, non quei pezzi più radicali del PCI che avrebbero più volentieri tenuto in salvo questo tema dai tira e molla con la maggioranza di governo; non quelle militanti femministe che si sono viste svuotare via via di senso, a colpi di emendamenti, una bozza di legge ben più avanzata della versione definitiva.
Infine la consapevolezza diffusa che, oltre questo primo traguardo la guerra è destinata a continuare a lungo: una coltre di bigottismo, colpevolizzazione e paternalismo, ancora in parte da squarciare, continuerà a pesare come una zavorra sulle spalle dei movimenti femministi e di tutte le donne del paese, ostacolando la loro piena emancipazione nel diritto a scegliere liberamente e consapevolmente della propria sessualità e in tema di maternità.
Posare oggi lo sguardo su questa nostra pagina di storia fa sorridere amaramente: da un lato l'orgoglio e la passione verso le nostre madri e nonne, pioniere di pratiche femministe nelle quali non possiamo non rispecchiarci appieno; dall'altro il quadro di desolazione che ci consegna il qui e ora, uno scenario in cui la piena applicazione della 194 è ancora un orizzonte lontano, una battaglia purtroppo ancora estremamente attuale. Attraversare un consultorio o un reparto ginecologico per un'interruzione di gravidanza, oggi, apre la strada a un percorso tortuoso, se non a un vero e proprio calvario, come se in questi quarant'anni le lancette della storia si fossero rincorse all'indietro, senza che ce ne accorgessimo appieno. Tantissime giovani, tantissime donne migranti, la componente più isolata e frammentata di un universo femminile cui questo diritto stenta ad essere garantito, non hanno più memoria delle lotte che hanno portato a un traguardo come la 194 in passato; mentre tra chi quegli anni li ha vissuti da protagonista, avrà prevalso l'illusione di non poter perdere diritti già conquistati, se non il disincanto di non riuscire a organizzare più una controffensiva efficace, all'altezza degli attacchi durissimi che abbiamo subito e che continuiamo a incassare da parte di chi vorrebbe la donna ancora subalterna all'uomo, priva del diritto di emanciparsi.
Eppure non è tutto nero, fortunatamente: in tutti questi anni una piccola fiammella di resistenza ha resistito strenuamente, per conservare tutti gli scampoli di diritti che ci restano ancora oggi: c'è chi non ha mollato la presa facendosi sentire sul piano dell'opinione e su quello politico generale a difesa della legge, senza tacere mai; chi generosamente fa attivismo e si impegna ogni giorno, spesso presidiando fisicamente i luoghi dell'interruzione di gravidanza, per dare appoggio concreto a chi a questo diritto non riesce ad accedere con facilità; chi non si è mai tirata indietro davanti a una lotta o una vertenza per difendere un consultorio o un servizio dedicato contro la minaccia della chiusura; c'è, infine, un corpo di operatrici e operatori che, con tutti i propri strumenti a disposizione, continua a lavorare in queste strutture al meglio possibile, difendendole a oltranza dall'interno, contro dismissioni e tagli.
Non è tutto nero anche perché la questione femminile, le questioni di genere, non si sono eclissate dall'orizzonte delle nostre vite, anzi tornano con la giusta prepotenza nel nostro quotidiano e nella cronaca del paese: anche l'Italia ha visto centinaia di migliaia di donne rispondere positivamente all'appello alla mobilitazione giunto dall'America Latina e Non Una Di Meno ha trovato radici sui nostri territori, organizzandosi giorno dopo giorno in un percorso di riscossa dal basso che è ancora tutto da scrivere e che punta a difendere coi denti le vittorie del passato per implementarle e espanderle alla luce delle nuove esigenze del presente.
Dunque non è detto che sia tutto perduto, non c'è da abbattersi! Ma è pur vero che a giudicare dagli scenari che abbiamo davanti non c'è nemmeno più tempo da perdere: dobbiamo tornare a vincere e dobbiamo organizzarci per accumulare le forze necessarie!
Non sarà questo, per noi, un compleanno da festeggiare con celebrazioni nostalgiche o dibattiti salottieri privi di prospettiva d'azione: vogliamo far vivere questa data, piuttosto, riattualizzandola nel presente, cominciando a ragionare assieme sull'urgenza delle questioni che abbiamo davanti e che essendo aperte, necessitano soluzioni concrete, di un forte rilancio!

In questo documento proveremo a dare il nostro contributo per capire da dove ripartire, ritornando su temi anche già trattati in passato, consapevoli che non si tratterà di un punto di arrivo,  semmai di uno spunto di riflessione comune da coltivare ancora assieme. Lo faremo socializzando ciò che abbiamo sperimentato negli ultimi mesi, con il metodo dell'inchiesta dal basso, attraverso l'attività quotidiana dello Sportello Medico Popolare, oltre che con il Controllo Popolare nei Consultori.
Siamo ben consapevoli che si tratta di una goccia nel mare e che tanto c'è ancora da discutere e da migliorare. Eppure lanciare un sasso nello stagno oggi, senza la pretesa di propinare ricette pronte né percorsi conclusi e vincenti, mettere sul piatto un po' di dati su cui riflettere e un po' di idee, ci sembra un buon modo per non lasciare lo sguardo rivolto solo al passato, riprenderci ciò che ci hanno tolto, partendo proprio dal diritto all'interruzione di gravidanza e alla libera scelta!


1978-2018  A che punto siamo?

Per cominciare a capire “dove mettere mano” nel rafforzare le nostre battaglie, riassumiamo lo spaccato della condizione in cui versiamo in Italia sinteticamente, lasciando da parte le analisi più approfondite che abbiamo già affrontato in passato (link a VERSO IL 26 NOVEMBRE e NON E' CHE SOLO L'INIZIO CONTRADDIZIONE DI GENERE (link)): il Gender Gap Report 2017, che misura il divario tra uomini e donne in 144 diversi paesi, ci vede posizionati solo al 82esimo posto e siamo penultimi in Europa per occupazione femminile, spesso fatta di part-time imposto, precarietà, maggiore ricattabilità, tutte cause di maggiore dipendenza economica rispetto a chi un reddito lo ha, spesso il proprio partner. In più si stima che ogni donna spenda in media 5 ore del suo tempo ogni giorno per le cosiddette “faccende domestiche”, tre volte in più rispetto alla media maschile.
Esiste poi il dilagare della violenza di genere. Di femminicidio si muore in maniera inaccettabile: nel 2017 quasi 1 donna ogni 2 giorni, è stata uccisa in modo provato per odio maschile, per volontà di assoggettamento, per il rifiuto di un mancato possesso sulla propria partner. Le denunce, poi,  pur essendo solo “l'emerso” di eventi ben più diffusi, sono di quantità altrettanto allarmante: se ne contano oltre 10.000 all'anno per le violenze in famiglia, oltre 3.000 per violenze sessuali, 9.000 per Stalking. L'Istat riporta che 1 donna su 3 dichiara di essere vittima di violenza, in famiglia principalmente, oltre che sul posto di lavoro, a scuola e negli spazi in cui trascorre il tempo libero.
Ancora più diffusi, infine, sono gli abusi psicologici: i condizionamenti e qualsiasi ordine di discorso tenda a produrre assoggettamento e sudditanza all'uomo sono all'ordine del giorno nella vita di quasi ogni donna, per quanto più subdoli e spesso a torto considerati meno gravi.

In questo quadro anche la 194 sopravvive con difficoltà: continui attacchi frontali alla legge si registrano non solo da partiti politici di chiaro stampo conservatore e sessista, ma anche dal magma sgangherato delle associazioni pro-life e antiabortiste, “gruppuscoli d'opinione” che si presentano come apolitici, mentre hanno spesso chiari legami con le organizzazioni di estrema destra del paese. Ma la loro mission non si ferma qua: al netto della recente moda di utilizzare gli spazi pubblicitari di alcune città per campagne violente e di cattivo gusto, come quella che compara l'aborto al femminicidio - protagonista dei casi recenti di Roma è l'associazione Pro-Vita, spalleggiata dalla Lega e con evidenti legami con Forza Nuova - è nei consultori e nei reparti ospedalieri che ci si imbatte più spesso in aderenti di questi gruppi, che nei panni di operatori o “volontari” provano a condizionare la scelta di chi  intraprende un'interruzione di gravidanza anche laddove ci dovrebbe essere garantito un iter “neutro” e sereno.

Esistono poi anche problemi strutturali: nonostante nel 1997 si sia pianificata la presenza di un consultorio ogni 20.000 abitanti, se ne conta appena lo 0,6%, senza considerare che gran parte di essi offrono servizi parziali o, richiedendo il pagamento del ticket, sono inaccessibili alle fasce più fragili della popolazione.
E negli ospedali? Le stime nazionali parlano di un numero di obiettori di coscienza pari ormai al 70,9% e di una percentuale di reparti pubblici di ginecologia in cui è garantito il servizio del 60,4%. In Campania la situazione è ben più grave, con percentuali che si attestano rispettivamente sull' 88.4% e sul 22,2%.
I dati del 2016 parlano di sole 84.926 interruzioni di gravidanza - il -3,1% rispetto all'anno precedente, a propria volta caratterizzatosi per un -9,3% rispetto al 2014 – ma a nessuno pare interessi approfondire il perché di questo fenomeno, guai a scoprire che la causa principale è proprio l'impossibilità di accedervi!
A giudicare dalla riesplosione di aborti clandestini annui c'è poco spazio al dubbio:  l'ISTAT parla di una cifra compresa fra 10.000 e 13.000 casi annui, mentre dati ufficiosi più attendibili parlano di 50.000. Pratiche pericolose per la salute e per la vita come il ricorso a farmaci a funzione abortiva e a pratiche invasive “casalinghe”, ci impediscono di consegnare la figura della “mammana” ad un lontano, infelice passato...
Se questo non bastasse già per comprendere l'importanza di offrire una via legale, sicura, liberamente accessibile a chi vuole interrompere una gravidanza, è necessario poi posare lo sguardo su chi, oggi, vi ricorre più frequentemente: indubbia, in qualsiasi fascia d'età, è la correlazione con un basso livello socio-culturale ed economico, sia per l'impossibilità di poter mantenere materialmente un figlio, sia per la scarsità di informazioni sulla prevenzione di una gravidanza indesiderata. Il 30% di aborti, poi, è effettuato da donne straniere, le quali nel solo 39,2% dei casi hanno un'occupazione o una sicurezza economica, per non parlare della maggiore esposizione a discriminazione e violenza, specialmente se emigrate da sole. Infine, mentre il fenomeno è in calo per le donne over-35, la percentuale più alta di aborti volontari interessa la fascia d'età compresa fra i 25 ed i 34 anni e le minorenni, a dimostrazione del fatto che l'assenza di indipendenza economica e il persistente tabù dell’educazione sessuale  influiscono e di tanto sulla nostra “libertà di scelta”.
Ovvia deduzione è che gli aborti clandestini interessano donne che economicamente e socialmente sono del tutto escluse da qualsiasi altra possibilità, ovvero chi, dopo aver incontrato ostacoli all'iter per un aborto legale, non può permettersi di pagare peregrinazioni in altre regioni o addirittura all'estero.
Chiudiamo con una panoramica su cosa accade a monte, quando una gravidanza la si può ancora prevenire: fare contraccezione richiede un'informazione per la quale le istituzioni dovrebbero impegnarsi a fondo, con campagne efficaci e capillari, ma soprattutto potenziando strutture di riferimento territoriale come i consultori. In assenza di tutto ciò, questa possibilità è appannaggio di chi ha già da sé gli strumenti per comprenderne l'importanza, oltre al fatto che il recente spostamento in fascia C - ovvero nella categoria di farmaci a totale carico di chi acquista! - della grande maggioranza di pillole contraccettive, taglia ancora una volta fuori da questa possibilità chi economicamente è in difficoltà.

Davanti a tutti questi elementi, appare chiaro che in un generale quadro di negazione di diritti, le difficoltà maggiori ricadono sulle donne meno abbienti, meno informate, meno “incluse” nel tessuto sociale in cui vivono e meno “accolte” dalle proprie istituzioni di riferimento. Noi pensiamo che si debba lottare per abbattere queste diseguaglianze e per giungere ad avere tutte pari e adeguate possibilità di accesso ai diritti di cui stiamo parlando. Ed è in funzione di questo che prendono corpo anche le nostre attività sociali...


Prove tecniche di riconquista della 194: ciò che facciamo all'ex-OPG “Je so' pazzo!”

E adesso arriviamo all'ex-OPG, allo Sportello Medico Popolare in cui proviamo in vari modi a porre un argine a tutto questo. Anche sulle nostre attività abbiamo già scritto ed anche in questo caso proveremo perciò ad essere schematici, rimandando agli approfondimenti passati eventuali curiosità! Come si articola la nostra azione?

1) Con l'attività quotidiana, con la risposta concreta ai bisogni di cure e di assistenza, di orientamento di chi ci chiede aiuto: noi pensiamo che organizzarsi dal basso per non lasciare nessuna sola coi propri piccoli e grandi problemi, sia indispensabile per ricostruire legami sociali solidi, comunità sane, per ritrovare fiducia in se stesse e nelle forze che si possono sprigionare da un'azione collettiva, mutualistica o rivendicativa che essa sia. Prendere atto di quanto diventi facile affrontare in gruppo, col contributo che ciascuno può dare, ciò che individualmente sembra impossibile da risolvere, che si trova la spinta per reagire! Pretendere che anche “fuori” le cose funzionino allo stesso modo, imparare a lottare perché ciò avvenga, per migliorare l'orizzonte delle proprie vite... Quando ci si incontra con altre donne con i nostri stessi problemi e con chi è determinato a lottare assieme per risolverli, si abbandona la rassegnazione, si reimpara a sognare!
2) Con la prevenzione: molti dei problemi che ci troviamo costrette ad affrontare sono evitabili, se solo qualcuno ce ne informasse, se solo potessimo pensarci per tempo...! Allo Sportello Medico Popolare, una volta risolti i problemi stringenti per cui ogni donna si rivolge a noi, si ragiona assieme su come prevenirli, a seconda delle proprie condizioni peculiari e delle proprie esigenze! In più organizziamo giornate specifiche dedicate solo ed esclusivamente alla prevenzione. Sperimentando che tutto questo è più efficace e “costa” meno (in termini economici e di sofferenze concrete) ci si accorge di quanto sarebbe semplice se tutto funzionasse così anche nelle istituzioni. Ed in più ci si forma assieme, si cresce, ci si emancipa, si acquisiscono degli strumenti importanti da socializzare anche in famiglia, con le amiche e le persone a noi vicine! E ancora una volta si esce dalla solitudine!
3) Con l'informazione: senza conoscere i propri diritti è impossibile rivendicarli! È per questo che utilizziamo lo strumento degli opuscoli informativi per spiegare cosa ci spetterebbe dalle istituzioni, cosa pretendere da sole e collettivamente, riuscendo così a raggiungere quante più persone sia possibile, anche fuori dal circuito di chi viene in ambulatorio in cerca di una visita! Proprio l'opuscolo su contraccezione e dell'interruzione di gravidanza è già stato distribuito in migliaia di copie, a dimostrazione del fatto che la confusione su questo tema è troppa e che spesso un piccolo aiuto cambia di tanto la vita!
- Opuscolo sulla prevenzione
- Opuscolo su IVG e contraccezione
4) Con l'esperienza sul campo: In più di un caso ci siamo affiancate a donne che pur stando nei tempi e nella più corretta procedura per l'accesso all'IVG avevano trovato diversi ostacoli che avevano messo a rischio il corretto andamento dell'iter. In questo caso è bastato  lottare assieme e farsi sentire a più voci, per cambiare il finale di storie che sembravano destinate a finire ingiustamente! È in queste esperienze che si impara a conoscere ogni falla, ogni assurdità dei nostri servizi: abbiamo scoperto che ne esistono alcuni in cui ci si prenota o si entra attraverso canali preferenziali ed altri in cui l'accesso è libero ma ha i posti contati. Abbiamo visto coi nostri occhi donne fare la fila fin da prima dell'alba per essere sicure di non dover saltare una mattinata preziosa in cui accedere all'IVG, altre mandate indietro senza certezze, altre ancora che litigavano assurdamente nella contesa di chi avesse più diritto ad abortire. Tutto questo non è accettabile! Le umiliiazioni, l'ansia di non farcela, la guerra fra indifese, tutto questo stress sono un qualcosa di inaccettabile che non può non segnarci profondamente!
5) Col Controllo Popolare: perché accettare brutalità come queste? Perchè accontentarsi di ciò che ci danno anche quando si tratta di briciole? Perché non provare ad estendere i nostri diritti? Perché non pretendere qualcosa di diverso dall'esistente, qualcosa di migliore? E perchè non poter chiedere conto di ciò che va male, di come vengono spesi i nostri soldi, di chi li amministra male? Pretendere che le istituzioni funzionino e lo facciano secondo le nostre esigenze è nostro diritto! Ed è per questo che nei Consultori Familiari, negli ospedali, ci andiamo!
6)    Con l'inchiesta dal basso: tutto quello che abbiamo elencato finora non sarebbe possibile senza il metodo dell'inchiesta. Non esistono ricette pronte da offrire e non c'è modo di costruire risposte immediate e lotte efficaci se non sta in dialettica costante con chi queste contraddizioni le vive con noi, all'ascolto di chi entra in relazione con noi, da pari, che conosce problemi, disservizi e ragiona come noi su possibili soluzioni. È questo che ci consente di orientare i nostri sforzi comuni e di avere sempre davanti allo sguardo una  fotografia della realtà, ciò che va e costante di ciò che va e ciò che invece bisogna pretendere che cambi!
7) Con un impegno ampio, quotidiano, ambizioso: per noi non c'è campo d'azione che non debba vivere nei principi dell'antisessismo, dell'antirazzismo, dell'antifascismo, dall'apertura quotidiana di qualsiasi attività sociale all'impegno politico più generale, senza trascurare mai i diritti, le aspirazioni, le rivendicazioni e le lotta delle donne e dell'universo LGBTQI.


Siamo consapevoli che tutti i nostri possibili sforzi attuali non bastano ancora a cambiare il corso delle cose, non ci illudiamo affatto di aver trovato la chiave di volta ai grandissimi ostacoli che abbiamo davanti. Eppure non possiamo non essere orgogliosi di avere già cambiato il finale di decine e decine di storie destinate ad una conclusione negativa – ebbene sì, sperimentare la forza positiva di cui siamo capaci insieme dà davvero la carica! - crescendo e formandoci sempre di più insieme a quelle donne che hanno condiviso un pezzo di strada con noi, toccando con mano l'urgenza di questa lotta e cominciando a seminare qualcosa di piccolo e al tempo stesso di ambizioso, corale, generalizzabile, per il futuro. Tanto c'è da fare: aprire un confronto costante con le compagne e i compagni che si battono per gli stessi obiettivi, sperimentare strade sempre nuove e sempre più efficaci, a Napoli, come nel resto d'Italia, come in tutto il mondo!

A conclusione di queste pagine e di un compleanno che davvero sentiamo speciale, il pensiero corre alle donne in lotta in ogni parte del mondo, a quelle che in passato hanno dato il loro contributo per la nostra emancipazione lottando per consegnarci un mondo più giusto e a quelle con cui condividiamo questi tempi non sempre facili. Alla marea di Non Una Di Meno che abbatte distanze e confini, dispiegandosi endemicamente fra le strade di tutto il mondo; a Marielle Franco, una delle più recenti vittime di un sistema sessista, violento e profondamente ingiusto, che colpisce anche e soprattutto chi, da donna, osa alzare la testa e sfidare lo stato di cose presenti; a tutte le donne che fuori dai riflettori e lontano dalla stampa muoiono troppo spesso per questi stessi motivi. Ma soprattutto il nostro pensiero corre alle donne d'Irlanda. Loro che proprio in questigiorni, il 25 maggio, affronteranno un Referendum epocale, uguale a quello che noi stiamo ricordando oggi. Loro che speriamo possano consegnare al passato una legge antiabortista indecente, che non consente l'aborto e che subordina la vita di ogni donna a quella del feto che portano in grembo. Loro che ci sbattono in faccia oggi l'importanza di quelle lotte che ci hanno portato ad avere una vita più semplice e che non possiamo permetterci di mollare.

Buon compleanno 194!

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