A pochi giorni dal grande corteo di sabato 25 Novembre contro la violenza di genere organizzato dalla rete nazionale Non Una Di Meno e dall'assemblea del giorno seguente, sentiamo l’esigenza di condividere con tutte e tutti delle riflessioni a caldo. Siamo tornate a casa cariche di entusiasmo e voglia di fare in modo da dare continuità pratica a un percorso che consideriamo importantissimo da sempre.

Vogliamo iniziare proprio dalle riflessioni e valutazioni sul grande corteo di sabato e la partecipatissima assemblea di domenica. Innanzitutto un dato: a un anno dall’inizio di questo percorso di mobilitazione, ancora tantissime persone gente spesso estranee al mondo della politica tradizionale, sia partitica che di movimento, sentono l’esigenza di scendere in piazza per far sentire la propria voce contro la violenza di genere, violenza che, come donne, viviamo in tutti gli ambiti della nostra vita. Centomila persone in piazza e cinquecento partecipanti all’assemblea nazionale sono numeri che restituiscono una sensibilità diffusa verso questa tematica e ci dimostrano, ancora una volta, quanto questo percorso costituisca un’occasione da non sprecare e sia un momento fondamentale per confrontarci collettivamente su un tema che per troppi anni è stato completamente messo da parte.

La forza dirompente di questo movimento globale ha determinato, anche nel nostro Paese, un aumento dell’attenzione pubblica e mediatica sulle questioni della violenza di genere e della disuguaglianza. Ma sappiamo bene che questa attenzione deve essere sfruttata adeguatamente per fare in modo che produca dei cambiamenti concreti nella vita delle donne, sia sul piano culturale, quanto su quello materiale delle condizioni di vita e di lavoro. Proprio per questo siamo convinte che i percorsi messi in campo dalle assemblee territoriali in cui si struttura la rete nazionale giochino un ruolo fondamentale nel dare concretezza alle rivendicazioni emerse a livello nazionale. Sono tantissime le donne che si sono attivate sui loro territori, e la forza dei percorsi messi in campo da ogni realtà, emersa dall’assemblea di domenica, va assolutamente valorizzata e deve essere la spinta per continuare a mobilitarci.

Per quanto riguarda la nostra esperienza come ex-OPG “Je so’ pazzo”, in In due anni di attività sul territorio di Napoli abbiamo potuto constatare direttamente quanto le recenti politiche di austerità, precarizzazione lavorativa, compressione del welfare e messa a valore delle differenze abbiano avuto enormi conseguenze, in particolare sulle donne. Attraverso attività di mutualismo, organizzazione dal basso e controllo popolare (in particolare nei consultori e nei centri di accoglienza, messo in atto per provare a garantire il rispetto di diritti sanciti spesso solo formalmente), siamo riusciti in parte a rispondere ad alcuni bisogni. Lo sportello medico popolare, la camera popolare del lavoro, lo sportello di ascolto psicologico, lo sportello di assistenza legale per i/le migranti e l’asilo condiviso sono per noi uno strumento per rispondere a esigenze concrete, ma anche e, allo stesso tempo, per fare inchiesta e comprendere la reale radice dei problemi e stimolare la partecipazione di tutti coloro i quali, troppo spesso, si vedono esclusi dalla politica.

Oltre all’autorganizzazione e alla risposta a esigenze concrete, però, abbiamo bisogno di continuare a fare pressione perché lo Stato si faccia carico di determinate carenze, dell’assenza o del malfunzionamento di servizi essenziali mancanze: la discontinuità nell’erogazione dei fondi per i centri antiviolenza e le case rifugio, il mancato inserimento in percorsi di supporto specifici per le donne vittime di violenza che decidono di denunciare, l’inerzia totale davanti alle assurde percentuali di obiettori di coscienza (specialmente al Sud), ci fanno capire che occorre continuare a organizzarci e programmare un’azione strutturata sul lungo periodo. Perciò, Il lavoro territoriale, la partecipazione in prima persona sono fondamentali per ottenere vittorie e accumulare forza e consenso per rovesciare, sul piano generale, i rapporti di forza in campo e fare in modo che la nostra voce venga ascoltata. 

Insomma, siamo tornate davvero cariche  dallo scorso fine settimana: quello che più ci ha colpito è proprio la constatazione di quante realtà siano già attive quotidianamente nella lotta alla violenza di genere nei vari territori, esattamente come proviamo a fare anche noi nel nostro piccolo. Tutto questo ci spinge a continuare con determinazione e serietà in questo percorso per provare a fare insieme dei grandi passi in avanti. 

Continuiamo a mobilitarci, continuiamo a lottare e a restituire anche sul piano politico la forza di quel protagonismo femminile che, pur essendo fondamentale per la nostra società, continua ad essere silenziato e nascosto. Attiviamoci a 360° in ogni ambito della nostra vita quotidiana per estirpare tutte le forme di violenza e oppressione, rompiamo il meccanismo che trasforma ogni differenza in disuguaglianza.

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