Si è concluso l’appuntamento elettorale più importante per la storia del Venezuela negli ultimi anni: dopo mesi di provocazioni, minacce, attentati, omicidi commessi dall’opposizione con l’obiettivo di destabilizzare il paese, senza paura, 8 milioni di venezuelani si sono recati alle urne, attraversando anche fiumi a piedi, per sfuggire agli agguati dell’opposizione, pur di esercitare il loro diritto, e soprattutto per difendere le conquiste del chavismo.

Al referendum farsa indetto dalle opposizioni poco tempo fa la partecipazione dichiarata fu di circa 7 milioni di persone (quella reale meno della metà): possiamo dire con gioia, quindi, che è stata superata anche la cifra, totalmente inventata, propagandata dall’opposizione, la “soglia psicologica” necessaria per dimostrare al mondo intero che il chavismo, il processo rivoluzionario non sono morti e hanno milioni di persone pronte a mobilitarsi per difenderli.

L’opposizione è arrivata addirittura ad uccidere un candidato alla Costituente, a incendiare strutture pubbliche e fare blocchi stradali. Non è bastato.

Che cosa ci dice tutto questo?

- Innanzitutto che nel popolo venezuelano c'è una forte coscienza dell'urgenza del momento e della condivisione del progetto secondo cui l'Assemblea Costituente possa essere davvero strumento di pace e superamento del clima da guerra a bassa intensità che si respira nel paese. Chi farebbe ore di fila per votare qui da noi? Probabilmente nessuno. Lo fai se pensi che la tua partecipazione conti, che il tuo voto sia fondamentale. E questo va oltre il voto di oggi, è qualcosa che radica nella convinzione di non voler più essere gettati ai margini della storia, come avveniva prima di Chàvez. Il voto di oggi significa per prima cosa "io ci sono e non me ne sto quieto a casa".

- Ci dice poi che non hanno vinto le "passioni tristi". Oggi, se guardate i video e le foto, è stata davvero una festa. Qui da noi quando ci sono le elezioni parlano di festa democratica, ma è solo una formula vuota. Guardate in Venezuela invece come questa parola abbia senso. Può sembrare banale o secondario, ma non lo è. Perché in un paese che l'imperialismo vuol spingere verso scenari di guerra sul modello di quelli in Libia e Siria, il fatto che larghissimi settori della popolazione non la diano vinta alla guerra psicologica è fondamentale. E' nel morale del popolo che radica la speranza di futuro.

I pericoli non sono finiti: la Costituente sarà un luogo di costruzione di pace e di avanzamento verso il socialismo, ma solo se il popolo venezuelano riuscirà a resistere agli attacchi, sempre più forti, che continueranno ad arrivare.

A noi il compito di difendere il processo, svelando le menzogne dei media e soprattutto denunciando l’appoggio delle nostre istituzioni alla peggiore destra, fascista e golpista.

ADELANTE VENEZUELA, LA CONSTITUYENTE VA!

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