Al fianco dei movimenti sociali e del popolo Colombiano: Paz con Justicia Social!

Dopo anni di negoziati, il 2016 per la Colombia si è chiuso con la ratifica da parte del Parlamento dell’accordo di pace siglato tra Governo di Bogotà e la più antica guerriglia del continente latinoamericano, le FARC, così come modificato dopo il referendum che si era tenuto nel paese e che aveva visto – a sorpresa – una leggerissima prevalenza dei NO alla precedente intesa.

La ratifica parlamentare ha dunque aperto una nuova fase nella storia del paese, quella della costruzione fattiva della pace. Tuttavia, in questi ultimi mesi diverse voci si sono levate per denunciare la mancata implementazione da parte del governo di numerosi punti dell’accordo.

Il capo della missione dell’ONU, Jean Arnault, ha ad esempio rilasciato un comunicato in cui segnala la lentezza con cui Bogotà sta attrezzando le “Zonas Veredales”, vale a dire le 26 zone in cui sono confluiti circa 7000 guerriglieri delle FARC per abbandonare le armi e potersi finalmente reinserire nella vita civile e politica del paese. Mancano le abitazioni, mancano i servizi di base. Ma mancano anche gli edifici che saranno deputati a custodire le armi che le FARC abbandoneranno dopo 53 anni di lotta armata. E il 1 marzo è iniziata la consegna del 30% degli armamenti.

Il governo è al palo anche in relazione ad altri punti dell’accordo. Non sta garantendo, ad esempio, l’adempimento dei passaggi previsti affinché i guerriglieri possano godere dell’amnistia.

Probabilmente, però, il punto su cui più grave è il mancato adempimento degli impegni presi è relativo alla militarizzazione dei territori e al disarmo dei gruppi paramilitari. Gruppi che, invece, continuano a scorrazzare incontrastati dalle forze governative, come denunciato da esponenti di diverse comunità. L'ultima leader sociale a pagare il prezzo dell'esistenza dei paramilitari è stata Alicia López Guisao, lider contadina, ammazzata il 2 marzo in un taxi a Medellin. Prima di lei, a pagare il prezzo più alto era stato il giovane Faiver Cerón Gómez, Presidente della Giunta di Acción Comunal di Esmeraldas-Mercaderes, nel Cauca, che, insieme alla sua comunità, era in mobilitazione da un anno per difendere la propria terra, resistendo alle attività minerarie illegali che hanno già distrutto il fiume Sambingo. Faiver Cerón Gómez è stato ucciso il 18 febbraio con 15 proiettili mentre tornava a casa sulla sua motocicletta. Non è purtroppo l'unico ad aver sofferto una simile sorte. Si calcola che dalla ratifica parlamentare dell'accordo di pace sia stato ucciso un dirigente sociale, contadino o sindacale ogni 3 giorni. Agli omicidi vanno aggiunte 232 minacce, 21 attentati e 314 aggressioni sessuali, secondo quanto riporta il Programa Somos Defensores, tenendo conto solo dei primi sei mesi del 2016.

I gruppi paramilitari continuano inoltre a sentirsi liberi di minacciare esponenti politici di partiti e collettivi della sinistra colombiana. Il candidato al Senato per il Polo Patriotico, Iván Cepeda, e il collettivo di avvocati José Alvear Restrepo hanno ricevuto una mail dall'eloquente titolo “O vi ritirate dalla politica o morite, terroristi!” a firma “Aquile nere”.Nello stesso messaggio si può leggere che con la testa di Gustavo Petro, ex sindaco di Bogotà, “giocheremo a calcio”. Certamente non aiutano a debellare il fenomeno le dichiarazioni del ministro della Difesa, che nega l'esistenza stessa di gruppi paramilitari.

Contro la militarizzazione crediamo che la strada da seguire sia quella che gli stessi movimenti popolari indicano al governo. La sicurezza – scrivono – non dipende dalla presenza militare, ma dal rispetto e implementazione dell'accordo di pace sottoscritto da Governo e FARC-EP, soprattutto in merito allo smantellamento degli squadroni paramilitari.

 

Riteniamo che il mancato rispetto degli accordi di pace non sia semplicemente immorale, ma criminale. Tanto più in un paese che già negli anni '80 aveva affrontato un processo per certi versi simili, col tentativo di pacificazione sepolto insieme ai corpi di circa 5000 militanti e simpatizzanti della Unión Patriótica, il partito politico che era stato creato all'epoca dai gruppi guerriglieri per poter partecipare alla vita politico-elettorale, massacrati da paramilitari, esercito e polizia.

 

Vogliamo davvero che la storia si ripeta uguale? Che il ramoscello d'ulivo che le FARC-EP hanno imbracciato, venga fatto cadere nuovamente?

Ne va del futuro di milioni di donne e uomini. Considerato anche il silenzio delle nostre istituzioni, noi, movimenti sociali e politici di tutta Italia, vogliamo far sentire la nostra voce per:

esprimere tutta la nostra solidarietà alla lotta dei movimenti sociali e del popolo colombiano per raggiungere la pace e la giustizia sociale;

esigere che il governo colombiano rispetti gli impegni presi, implementi tutti i punti dell'accordo, impedisca ulteriori assassini di militanti sociali e politici e smantelli i gruppi paramilitari, fortemente vincolati agli apparati statali;

 

Per raggiungere la pace non basta apporre una firma su un pezzo di carta. Non serve a nulla ricevere il Premio Nobel per la pace. C'è invece bisogno che il Governo – e non solo le FARC – rispetti e implementi gli accordi.

 

Paz con justicia social! Ahora mismo!

 

Per sottoscrivere l’appello è possibile inviare un messaggio al seguente indirizzo mail:
 
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Primi firmatari
 
Ex Opg “Je so’ pazzo” – Napoli
 
Spazio Pueblo – Cava de’ Tirreni
 
Terra Rossa – Potere al popolo! – Lecce
 
Spazio Catai – Padova
 
Il Popolo dice NO – Basilicata
 
Equal – Mantova
 
 

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