"Non risulta nulla per quanto riguarda presunti collegamenti obliqui o inquinanti tra Ong o parti di esse con i trafficanti di migranti. Nessun elemento investigativo”

 

Questa la dichiarazione del procuratore capo di Siracusa Francesco Paolo Giordano fatta ieri alla commissione difesa del Senato.

"Con riferimento alle notizie circolate circa l'esistenza di un rapporto (dossier) predisposto dai Servizi segreti italiani e attestante rapporti tra scafisti e Ong per il controllo del traffico dei migranti nel Mediterraneo, dopo le verifiche del caso, alla luce di informazioni assunte, ritengo corretto evidenziare come tali notizie risultino prive di fondamento”

Questo invece la nota di Giacomo Stucchi (Lega Nord!) presidente del Copasir ovvero l’organo parlamentare che esercita il controllo parlamentare sull’operato dei servizi segreti.

E ancora:"Non esiste alcuna evidenza di manovre delle navi delle Ong che abbiano costituito intralcio per le operazioni del dispositivo Mare sicuro della Marina Italiana”

queste le parole dell’Ammiraglio Donato Marzano in audizione anche lui alla commissione difesa del Senato.

Insomma dopo settimane di fango, alla prova dei fatti, non regge nessuna delle assurde accuse portate avanti contro le Ong che operano nel Mediterraneo per salvare i Migranti. Lo stesso procuratore capo di Catania Carmelo Zuccaro, che con le sue folli dichiarazioni aveva dato inizio alla crociata contro le Organizzazione non Governative, ha dovuto moderare le parole nell’audizione di oggi limitandosi a dire che, a suo avviso, nelle Ong “non tutti sono filantropi”.

Una crociata che però continua ad essere portata avanti dalla Lega Nord di Matteo Salvini e dal Movimento 5 Stelle che nonostante l’evidenza gli dia torto, ben si guardano dal tornare sui propri passi. Proprio il Movimento 5 Stelle è stato infatti protagonista assoluto degli ultimi giorni grazie ad una violenta campagna mediatica contro le organizzazioni che quotidianamente salvano vite in mare. Tramite il loro portavoce Di Maio hanno santificato l’operato di Zuccaro, un giudice che probabilmente passerà alla storia per dichiarazioni del tipo “le prove non le ho ma ho la certezza” e per teorie complottiste come quella che vuole Ong e trafficanti impegnati in un piano che ha come obiettivo “destabilizzare la nostra economia”. Purtroppo però Di Maio & co. non si sono limitati a dare seguito alle assurdità di Zuccaro ma ci hanno messo anche il loro e, per mezzo di una valanga di interviste, ospitate ai talk e post su Facebook, hanno definito i gommoni carichi di migranti “Taxi del Mediterraneo” e descritto l’operato dell’ONG come un servizio di “traghettamento”.

Sopratutto però il i 5 Stelle hanno finalmente reso pubblica la loro aberrante posizione rispetto al soccorso in mare dei migranti.
"Alle navi delle ong siano imposte le stesse regole d'ingaggio osservate dalla Marina militare nelle operazioni Triton e Sophia: arretrare, tornare nel Canale di Sicilia. Poi, quando vengono lanciati i may-day, si interviene. Se andiamo a prendere i migranti a portata di acqua-scooter, a 8 miglia nautiche dalle coste libiche, non si tratta di salvataggi".
Questo, infatti, è quanto dichiarato venerdì mattina da Di Maio alla trasmissione Agorà in onda su Rai3. A parere del Movimento 5 Stelle dunque bisogna obbligare le navi delle Ong ad arretrare così come hanno progressivamente fatto le imbarcazioni di EUNAVFOR Med che ormai stazionano alla bellezza di 160 miglia marine dalle coste libiche. In pratica secondo Di Maio bisogna allontanare il più possibile i soccorritori dalla zona di soccorso in modo che le probabilità di salvare i migranti si riducano drasticamente.

Come testimonia lo stesso Di Maio si tratta di un impostazione non nuova ma perfettamente in linea con quella dell'Unione Europea che non a caso è stata la prima, attraverso i rapporti della sua agenzia Frontex, ad attaccare il lavoro delle ONG nel Mediterraneo accusate di essere un "pull factor" per i migranti ovvero un fattore di attrazione. Ma, per capire la gravità della cosa, facciamo un piccolo passo indietro e cerchiamo di capire come si è arrivati a questa assurda situazione.

Tutto inizia con la strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 quando un peschereccio partito da Misurata in Libia con 545 persone a bordo prende fuoco a poche centinaia di metri dalla costa dell'isola e successivamente cola a picco. Il bilancio è spaventoso 366 morti accertati e circa venti dispersi. La notizia del naufragio fa il giro del mondo provocando sgomento ed indignazione ed in particolare in Italia l'opinione pubblica preme perché si faccia qualcosa. Il governo Letta messo alle strette fa per la prima volta un cosa sensata e lancia un'operazione di salvataggio che verrà chiamata "Mare Nostrum". Per evitare le stragi c'è un solo modo ovvero inviare le navi in prossimità delle acque territoriali libiche ed è esattamente quello che fa l'Italia. Vengono impiegati anche numerosi mezzi aerei come elicotteri, velivoli da ricognizione e sopratutto droni, i tristemente noti Predator. I Predator sorvolano le coste libiche, individuano e seguono i barconi in modo tale che le unità navali possano soccorrerli non appena entrano in acque internazionali. Insomma per la prima volta quelli che abitualmente sono mezzi e tecnologie di morte vengono utilizzati per salvare vite umane. Inutile dire che la cosa funziona tanto che le persone salvate da Mare Nostrum in appena 1 anno di attività saranno alla fine 94.000 con una media di 1 persona morta ogni 53 che attraversano (media che con la successiva operazione europea Triton arriverà a 1 ogni 16!). Appena 1 anno dicevamo perché come è facile immaginare Mare Nostrum, come tutte le cose utili e sensate, ha avuto vita breve e difficile. Fin dall'inizio dell'operazione infatti l'Ue e le forze reazionarie e razziste del nostro paese hanno osteggiato Mare Nostrum esattamente come fanno oggi con le ONG. Anche le accuse erano le stesse e cioè di essere un "pull factor", di agevolare i trafficanti e in buona sostanza di creare dei "corridoi umanitari". Questo a dimostrazione di quanto siano strumentali le accuse che vengono fatte in questi mesi alle ONG ed in particolare i sospetti circa i loro presunti finanziatori occulti. il motivo per cui oggi le organizzazioni non governative sono sotto attacco non è la mancanza di trasparenza ma è lo stesso per cui era sotto attacco Mare Nostrum ovvero perché salvano vite e non lasciano morire i migranti in mare.

Torniamo però alla vicenda di Mare Nostrum. Come dicevamo fin dal suo inizio l'operazione è stata aspramente criticata. Proprio recentemente, in occasione della presentazione del suo libro, Enrico Letta, all'epoca presidente del consiglio, ha raccontato di essere stato "massacrato" sia in Italia che in Europa per quella scelta. L'Ue non può accettare che un paese, tra l'altro nel rispetto del diritto internazionale, salvi delle persone e sopratutto le conduca all'interno dei confini dell'Unione. Infatti nel giro di un anno Mare Nostrum viene bloccata e si passa alla missione Triton direttamente sotto l'egida comunitaria. Triton però è molto diversa rispetto a Mare Nostrum. Anche da un punto di vista formale non si tratta di una missione finalizzata al salvataggio, che diventa un aspetto marginale, ma allo scoraggiare e al contrastare l'attraversamento del Mediterraneo. Nonostante partecipino più paesi le risorse sono estremamente ridotte e anche le unità impegnate diminuiscono drasticamente ma sopratutto la differenza sta nel dove vengono posizionate le navi destinabili al soccorso. Se con Mare Nostrum si andava a ridosso delle acque territoriali libiche ora si fa esattamente l'opposto e si fanno incrociare le navi in prossimità delle acque italiane più a difendere i confini dai migranti che a salvarli. Anche in questo caso gli effetti sono immediati e come abbiamo detto in precedenza i morti aumentano così come le partenze a dimostrazione di come la tesi sul presunto "fattore di attrazione" esercitato da Mare Nostrum non fosse altro che una gigantesca cazzata. Il 18 aprile 2015 c'è una nuova strage. I morti accertati sono 58 ma i dispersi questa volta sono tra i 700 e i 900. È la certificazione del fallimento di Triton e i governi del vecchio continente per contenere l'ondata di indignazione aumentano i mezzi impegnati. Nella pratica però le cose non cambiano. Da quando è finita Mare Nostrum spesso ad essere impegnate nei salvataggi non sono le navi militari, ormai troppo distanti, ma quelle mercantili le cui rotte sono parallele alla costa libica e sono obbligate dal diritto del mare ad intervenire. Purtroppo però le navi utilizzate per finalità commerciali non sono attrezzate per effettuare un soccorso. I marinai non sono addestrati a fare questo, non hanno giubbotti salvagente da fare indossare ai migranti, lance adatte ad avvicinare i barconi per non parlare di materiale sanitario, coperte, indumenti e generi di prima necessità. Sopratutto non sono imbarcazioni adatte allo scopo ed infatti l'unica cosa che le navi mercantili possono fare è avvicinarsi con molta prudenza ai gommoni e calare lungo le fiancate delle biscagline che sono delle scalette di corda. Salire lungo una biscaglina è una cosa difficile per persone in ottima forma fisica immaginatevi cosa vuol dire per uno che è reduce da una traversata di quel genere. Tutto questo mentre magari il gommone imbarca acqua, le persone sono prese dal panico e quasi nessuno sa nuotare. È così che molti salvataggi si sono trasformati in ulteriori tragedie.

È in questo contesto di morti continue, di ipocrisia e di omissione di soccorso da parte degli Stati che si inserisce e si intensifica sempre più l'attività delle ONG impegnate nel Mediterraneo in operazioni di salvataggio. Alcune operano già da diversi anni ma è con la fine di Mare Nostrum che il loro ruolo diventa assolutamente centrale. Le navi delle ONG sono infatti le uniche che vanno a ridosso delle acque territoriali libiche lì dove c'è veramente bisogno. Perché in tutto questo anche le imbarcazioni utilizzate dai trafficanti sono cambiate. Se prima utilizzavano vecchi barconi di legno ora in Libia c'è penuria anche di quello e i trafficanti hanno cominciato ad utilizzare i gommoni che sono molto più economici, facili da occultare e trasportare quando sono sgonfi e veloci da armare alla partenza. Si tratta di gommoni in PVC di infima qualità prodotti in Cina e venduti su Alibaba per poco più di 1.000 euro con la cinica descrizione "inflatable boat for refugee" . Motorizzati con fuoribordo di pochi decine di cavalli (valore di poche centinaia di euro) e condotte stesso dai migranti con nessuna competenza materia di navigazione è già un miracolo se riescono ad arrivare oltre le 12 miglia. Una volta fuori dalle acque libiche l’unica speranza è che qualcuno intervenga grazie ad una chiamata di soccorso fatta con un telefono satelittare. Ecco perché è fondamentale che le unità di soccorso si trovino proprio in quell'area di Mare e non a 200 miglia marine dove una volta avuta la chiamata di soccorso ci vogliono ore e ore per arrivare in zona e poi mettersi a cercare.

Ma le ONG danno fastidio anche per un altro motivo ovvero perché stando in quelle acque possono controllare quello che avviene, gli eventuali abusi e omissioni sia della guardia costiera libica che delle navi militari europee oltre che testimoniare di eventuali naufragi che qualcuno vorrebbe invece passassero sotto silenzio.

Insomma le ragioni della guerra che si sta conducendo in questi mesi contro le ONG sono evidenti e attengono a ben altro che a oscuri finanziatori o a ipotetici complotti pluto-giudaico-massonici contro l'Italia di cui blaterano il procuratore Zuccaro, Salvini e Di Maio. La verità è che non si vuole che i migranti siano salvati e portati sul suolo italiano e quindi all’interno dei confini dell’Unione.

Non si tratta semplicemente di una posizione di comodo presa da qualche politico nazionale nel tentativo di raccattare voti alimentando un sentimento di odio e indifferenza ma dell’applicazione di una linea politica precisa adottata dall’Unione Europea in materia di immigrazione.

Si vogliono i confini chiusi, impermeabili a prescindere da quelle che sono le ragioni che obbligano le persone ad attraversarli in barba anche al diritto internazionale. Ad est si costruiscono i muri solo formalmente criticati dalle istituzioni europee ma invece perfettamente accettati mentre nel Mediterraneo si pensa di ridurre gli sbarchi nel modo più semplice ovvero favorendo in naufragi.

Fermiamoli, restiamo umani!

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