Una prima verifica e una riflessione su questa pratica

 

1. Cosa significa per noi “controllo popolare” e qual è la sua funzione politica

Mai come negli ultimi anni, complice l’occupazione dell’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Napoli e il suo riutilizzo a fini politici e sociali, la nostra riflessione sull’antisessismo e la sua pratica quotidiana si è fatta concreta, volta a individuare modi e linguaggi in grado di coinvolgere nella lotta un più largo numero di persone possibile. Pensiamo infatti che le battaglie contro la discriminazione e la sopraffazione di genere possano essere efficaci solo se divengono di massa, se innervano, in vario modo tutti i livelli e gli ambiti sociali. 

Le mobilitazioni e i momenti di piazza degli ultimi mesi – che abbiamo costruito assieme a tanti altri collettivi politici, singoli, associazioni – hanno certo dato risalto e vigore alle nostre rivendicazioni, ma pensiamo che questi momenti, per loro natura “eccezionali”, per essere veramente significativi ed efficaci debbano accompagnarsi ad una lotta pratica e di ogni giorno che veda il protagonismo non solo di attivisti e militanti, ma delle cosiddette “persone comuni”, in particolare di quei soggetti – donne migranti, giovani e meno giovani che fanno parte della fasce più popolari – che vivono con maggiore forza la contraddizione di genere. 

Per realizzare questa saldatura bisogna, a nostro avviso, mettere in campo due rivoluzioni: 

  • La prima riguarda il linguaggio: farci capire è un problema “nostro” (di chi ritiene di essere più consapevole o attento a determinate tematiche, di chi si propone di trasformare l’esistente, di costruire un mondo più giusto ed equo), non di chi ci sta davanti, quindi parliamo chiaro, in maniera da stare nelle corde di quei soggetti che vogliamo, possiamo e dobbiamo coinvolgere per rendere la nostra lotta più ampia possibile. Soprattutto, mettiamoci all’ascolto: non abbiamo nessuna verità o modello pronti per l’uso, quindi facciamo inchiesta, proviamo a ragionare a partire dagli stimoli che la realtà ci fornisce.
  • La seconda rivoluzione riguarda le pratiche: troppo volte, e questa è prima di tutto un’autocritica, nel corso di iniziative o azioni di lotta, ci siamo sentiti come marziani sbarcati sulla terra, incapaci di capire e di farci capire, di coinvolgere e, di conseguenza, di vincere. 

Con il “controllo popolare” abbiamo provato a spezzare questo circolo vizioso di incomprensione e isolamento che spesso affligge “i movimenti”. Non sappiamo se questa pratica (che, beninteso, non abbiamo inventato certo noi, ma per la quale abbiamo preso spunto da tante lotte che da decenni animano il resto d’Italia e non solo) sia la migliore o la più efficace, noi intanto la sperimentiamo, proviamo ciclicamente a fare valutazioni e eventualmente ad aggiustare il tiro, proviamo a sottoporla al giudizio e alla critica – speriamo costruttiva – degli altri compagni.

In primo luogo ci sembra utile spiegare cosa intendiamo noi con questa espressione, in cosa consiste questo “controllo” (termine che è giustamente per tanti odioso) e qual è il “popolo” al quale facciamo riferimento.

Di solito il controllo lo esercitano “loro” (la politica, le istituzioni, la burocrazia, le forze della repressione) su di “noi” (le persone comuni, che sono sottoposte a regole e dettami imposte dall’alto, sfruttate e costrette a produrre per arricchire qualcun altro). Ci hanno abituato all’idea che il nostro ruolo è quello di subire passivamente, quello che invece noi vogliamo fare è riprenderci, in ogni campo e ambito, il nostro diritto di decidere e di scegliere. Vogliamo essere “noi” a controllare “loro”.

Ma come si fa? A nostro avviso in primo luogo ampliando le forme della decisione democratica: abbiamo già degli strumenti, spesso ottenuti con anni di dure battaglie, non dobbiamo snobbarli, ma provare, tatticamente, ad utilizzarli fino in fondo. Dicendo questo non ci riferiamo, evidentemente, solo al voto, ma alla possibilità concreta di far valere i nostri diritti, di verificare ciò che viene fatto con i nostri soldi, sulle nostre spalle e di opporci a qualsiasi provvedimento ci sembri inadeguato, smettendo di delegare ed iniziando ad occupandoci in prima persona e collettivamente di tutto ciò che ci riguarda più da vicino (salute, cultura, lavoro, istruzione, etc.).

Nella nostra esperienza di autogestione abbiamo provato a mantenere un equilibrio sano tra l’offerta di un “servizio” (il compensare alle mancanze che lo Stato ha nei nostri territori in materia di istruzione, benessere psico-fisico, etc.), rispondendo così a una domanda concreta, alimentando sensibilità e consenso attorno a noi e alle nostre battaglie, e la costruzione di vertenze che avessero come scopo la presa in carico, da parte del servizio pubblico e delle istituzioni, di queste mancanze. Il nostro obiettivo non è quello di sostituirci allo Stato, ma di dimostrare che non è difficile rispondere ai bisogni di tutti, che se possiamo farlo noi, dal basso, senza soldi e attraverso un metodo cooperativo, allora tanto più deve e può farlo l’istituzione; per questa ragione intendiamo “controllarla”, non accettare passivamente l’idea che “non ci sono soldi”, che le “cose vanno così e sono sempre andate così”, ma esigere che cambino. 

Questo cambiamento può avvenire solo con il supporto e la forza di tutti quelli che, avvicinatisi inizialmente solo per soddisfare un bisogno specifico e individuale (la visita medica, un supporto legale, il doposcuola per i propri figli, etc.), ritrovando nella loro storia quella di tanti, partecipano a battaglie molto più ampie.

Attraverso lo strumento del controllo popolare vogliamo che il popolo prenda fiducia in sé e si organizzi perché la sua volontà venga rispettata. Crediamo fortemente nell'attivazione di ampie fasce della popolazione che imparino a conoscere i meccanismi decisionali, a vigilare sul loro svolgimento, a imporre alle istituzioni le loro priorità e le loro soluzioni pratiche. Crediamo, insomma, nella possibilità di sviluppare la democrazia fino in fondo, e di metterla alla prova della pratica per poterla concretamente realizzare.


2. La nostra attività concreta

Il movimento femminista ha giustamente e duramente lottato contro la separazione tra pubblico (politico) e privato (apolitico) dicendo che il personale è politico, ossia che questa distinzione va combattuta ed eliminata. Ciononostante non ha raggiunto questo obiettivo, ha semplicemente capovolto il problema, mantenendo un genere diverso di distinzione, dove alle donne compete soltanto quella parte della politica che è associabile alla sfera privata: abusi, violenze, aborto, famiglia, ecc. È come se il risultato della lotta per affermare che il personale è politico si fosse risolta nella condizione in cui soltanto il personale può essere politico per le donne (Donne, etica e rivoluzione. Intervista alle compagne del Rojava. A cura di Infoaut e Radio Onda d’urto).

Sembrerà paradossale iniziare a parlare della nostra attività di “controllo popolare” nei consultori (ma anche, ad esempio, dell’ambulatorio ginecologico che da pochi mesi abbiamo inaugurato) partendo con questa citazione, eppure ci sembrava necessario perché la nostra lotta antisessista non si esaurisce in queste pratiche, nelle lotte che riguardano – nella sua materialità – il corpo della donna, il suo diritto alla cura, ma che va molto oltre, che si estende a 360° gradi in tutte le nostre pratiche e iniziative di lotta. Nel combattere il machismo dentro e fuori gli spazi che viviamo come militanti, nell’affrontare l’oppressione di genere trasformando non solo i discorsi (pubblici e privati), le parole, che la legittimano, ma gli elementi materiali (trattamento in termini salariali e non sul luogo di lavoro, distribuzione del lavoro di cura, etc.) che la determinano. Su questo abbiamo scritto e continueremo a scrivere, qui però vogliamo concentrarci specificamente su questo argomento, senza dimenticare tutto il resto. 

Come in tutti gli altri ambiti in cui siamo impegnati, anche attraverso lo Sportello Medico Popolare e lo Sportello d'Ascolto proviamo a dare sostanza, giorno dopo giorno, a ciò che consideriamo come imprescindibile nella nostra lotta contro il sessismo. In particolare, attraverso lo Sportello Ginecologico assolviamo a diversi compiti: in primis, rispondere in maniera immediata e concreta ai bisogni espressi da tutte le donne che vivono nel nostro quartiere e delle fasce popolari della città, comprese, ovviamente, le donne migranti e senza fissa dimora con le quali entriamo in contatto attraverso la scuola di italiano, il controllo popolare nei CAS, la Rete di Solidarietà Popolare e gli sportelli di supporto. Diamo la possibilità immediata a tutte di potersi prendere cura di sé gratuitamente, di essere guidate su tutto ciò che riguarda la tutela della propria salute per quanto attiene la sfera genitale nei servizi di sanità pubblica. Troppo spesso questa esigenza non trova riscontro nei consultori familiari, nelle ASL e negli ospedali a causa della disinformazione di cui sono colpevoli le nostre istituzioni, delle lunghe liste d'attesa, dei costi sempre più esosi dei ticket... Attraverso la nostra pratica quotidiana ci inseriamo con forza in questa contraddizione, rispondendo con i fatti e con la solidarietà di una comunità resistente a quei problemi che comporterebbero, diversamente, solo esclusione sociale e negazione di diritti. 

 

Sportello ginecologico, screening, opuscoli informativi

Questa specifica attività si intreccia strettamente con altre attività presenti all'ex-OPG: lo sportello pediatrico e nutrizionale, l'asilo condiviso, il doposcuola sociale, il corso pre-parto, le campagne informative contro l'obesità infantile e sulle vaccinazioni pediatriche, il corso di autodifesa personale, lo sportello d'ascolto rivolto anche alle donne vittime di violenza (in cui trovano sostegno sia sul piano psicologico che legale). 

In particolare le attività legate a maternità e genitorialità (tutti gratuiti! Nessuno paga per accedervi, né è pagato per “prestarvi servizio”) sono realizzati per consentire a ciascuna mamma/papà di condividere spazi ed esperienze con altri genitori, confrontarsi con esperti della cura del proprio benessere e di quello dei propri figli, della loro educazione e istruzione. In tal modo si superano l'isolamento in casa (cui spesso soprattutto le donne sono costrette) e la scarsa possibilità di confronto con chi ha esperienze simili, ma soprattutto si ritrova la possibilità di conciliare i tempi di vita, di lavoro e quelli da dedicare al proprio ruolo di genitore, attraverso la vita in comunità ed il supporto – astratto e materiale – reciproco. 

In questi mesi abbiamo prodotto e distribuito, sul nostro territorio e nelle scuole medie superiori della nostra città, due opuscoli (li trovate sul nostro sito: http://jesopazzo.org) che informano sull'importanza della prevenzione primaria e secondaria e tutto ciò che c'è da sapere su contraccezione e il diritto all'IVG. Un terzo opuscolo è in cantiere per quanto concerne le infezioni sessualmente trasmissibili

Organizziamo poi periodicamente giornate dedicate alla prevenzione sanitaria e agli Screening Oncologici, data l'altissima incidenza tumorale femminile riscontrata in territori devastati e inquinati come i nostri. Anche in questo caso prestiamo un servizio, quello di ecografie gratuite a mammella e tiroide, accertamenti spesso negati non solo a chi vuole prevenire o scoprire precocemente eventuali patologie, ma soprattutto a chi già ne è affetta e avrebbe diritto a follow-up specifici da cui si resta puntualmente tagliate fuori per le lunghissime attese.

Sono le stesse fruitrici delle attività sociali ad unirsi poco a poco a noi e ad arricchire i nostri percorsi, proprio perché con la giusta organizzazione ed una ritrovata fiducia nelle proprie forze collettive, recuperiamo protagonismo, quello necessario a scrivere da noi e a portare avanti numerose lotte. 


Il “controllo popolare” nei consultori

La pratica del “controllo popolare” (che abbiamo sperimentato già in altri ambiti, come quello dell’“accoglienza” dei migranti e intendiamo estendere a molti altri settori) nasce da una constatazione piuttosto ovvia: tra l’avere un diritto e poterlo effettivamente praticare ci passa il mare! 

Sappiamo che dobbiamo mirare ad estendere – nell’ottica della nostra autodeterminazione e tutela come donne – i diritti che abbiamo già conquistato, ma sappiamo anche che pure quei diritti che dovrebbero esserci garantiti spesso non lo sono affatto, un esempio tra tutti è quello che riguarda l’assistenza (sanitaria e sul piano dell’orientamento e dell’informazione) ginecologica pubblica – che dovrebbe essere fornita da consultori e strutture ospedaliere e la possibilità di praticare interruzioni volontarie di gravidanza (riguardo a quest’ultima questione, basta pensare, se vogliamo avere il polso di come siamo messe, che la percentuale di medici obiettori in Italia si aggira intorno al 70% e che il regioni come la Campania sfiora il 90%). 

Per cambiare le cose, a nostro avviso, non basta però soltanto essere a conoscenza di questi dati che, seppur sconvolgenti, sono generici, è necessario organizzarsi per aggiungere ad una lotta complessiva, una lotta specifica, territorio per territorio per la rifunzionalizzazione del servizio pubblico. È per questa ragione che periodicamente ci rechiamo nei consultori e negli ospedali per:

  • Fare una mappatura, a partire dalla quale orientare le nostre rivendicazioni: quali strutture funzionano, quali sono aperte e quali no? Quali servizi vengono effettivamente garantiti? Quali informazioni vengono date? Questo lavoro di inchiesta prosegue anche all’interno dell’ex OPG, durante le visite ginecologiche, le giornate di prevenzione, i corsi etc. chiediamo di compilare dei questionari per raccogliere quante più informazioni possibile. E mentre pianifichiamo e orientiamo la nostra azione politica, i risultati delle nostre inchieste, insieme con la distribuzione degli opuscoli informativi, assurgono ad un altro importante compito: facciamo corretta informazione su come muoversi, acquisiamo un know how da mettere in condivisione per le donne che necessitano di un accesso ai servizi tempestivo. Troppo spesso, infatti, la negazione de facto di diritti come l’IVG passa anche per tante perdite di tempo evitabili, per la disinformazione che regna, perché non conosciamo a fondo i nostri diritti, cosa possiamo e dobbiamo pretendere: tutto questo spesso rende le nostre richieste l’inizio di un calvario, ospedale per ospedale, struttura per struttura!
  • Parlare con utenti e lavoratori: in un sempre più ampio tentativo di smantellare il sistema pubblico spesso (ma non sempre!) i lavoratori presenti nei consultori sono una vera e propria risorsa, hanno voglia di partecipare in prima fila alla lotta contro il taglio dei servizi, conoscono dall’interno la situazione. Questione di non secondaria importanza è dunque per noi quella della loro messa in rete: se da soli, nel loro ospedale o consultorio, possono poco, uniti possono invece rappresentare una vera forza.
  • Coinvolgere una larga fetta della popolazione in battaglie che altrimenti le sarebbero estranee. Dalla nostra esperienza abbiamo capito che è molto più facile incentivare il protagonismo a partire da questioni che ci toccano immediatamente, che incidono sul nostro territorio, su ciò che è subito visibile davanti ai nostri occhi. Così organizzando il “controllo” nei consultori o negli ospedali a noi vicini siamo in grado di far partecipare persone che, su tematiche più generali, percepite come meno concrete, sarebbero probabilmente “rimaste a casa”. L’obiettivo politico del “controllo popolare” nei consultori è proprio quest’ultimo: riportare la battaglia antisessista nel quotidiano, mettendo in evidenza come concretamente ci viene negato l’esercizio di diritti conquistati in anni di lotte e come possiamo riprenderceli, dal basso, organizzandoci autonomamente.

Oltretutto pensiamo che questa pratica possa contribuire ad avvicinare le persone ai consultori, a sensibilizzare circa i temi della prevenzione e della cura della propria salute. Noi crediamo che i consultori, come gli altri servizi medici e di orientamento di base, possano essere una risorsa (se funzionano adeguatamente e sono adeguatamente utilizzati), che, nell’ottica di un modello sanitario territoriale improntato non solo sulla cura (e spesso neanche quella è garantita!), ma soprattutto sulla prevenzione, si debba provare ad incentivare una messa in connessione sempre più stretta tra utenza, medico di base, consultorio e struttura ospedaliera (in questa connessione possono molto le istituzioni di base che dovrebbero fare da cerniera). E se al momento non abbiamo servizi, referenti, spazi in cui dare sostanza a questo modello allora dobbiamo rimboccarci le maniche e iniziare a farcela da noi questa rete! Possiamo farlo organizzandoci dal basso per costruire e mettere assieme le lotte, per non fare più passi indietro rispetto alla perdita di diritti e non lasciare più nessuna sola

Parlandoci e mettendo a confronto pratiche diverse possiamo trovare dei meccanismi di funzionamento comuni. Troppo spesso esistono differenze nette, nell’accesso ai servizi, fra distretto e distretto, fra ospedale e ospedale: ad alcuni servizi di IVG, ad esempio, si accede solo mediante un pre-appuntamento mediato dal consultorio dello stesso distretto; in altri l’accesso è libero, ma chiaramente è qui che vengono drenate o si rivolgono per disperazione il maggior numero di donne della città, costrette a dover battagliare per il proprio diritto all’IVG a discapito di qualcun'altra. Tutto questo piuttosto che garantire il servizio lo rallenta. Noi vogliamo pari diritti ovunque. Ed un sistema che funzioni organicamente, al meglio, nell’interesse di ciascuna donna necessiti di assistenza e cure.

È nella lotta, sosteneva Frantz Fanon, che ci si fa liberi e si diventa “sani”: rendere concreti e praticabili il diritto alla salute, all’informazione, alla prevenzione, contribuire a strappare, un pezzo alla volta, questo mondo alle logiche del profitto e del machismo, vincere queste piccole e grandi battaglie può farci essere, e divenire sempre più, donne “sane” (metaforicamente e non solo): protagoniste, capaci di credere nella nostra autonomia e potenzialità, nel nostro pieno diritto di rovesciare, ad ogni costo, un mondo al rovescio, iniquo e opprimente.

Calendario

May 2017
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Date : 2017-05-02
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Date : 2017-05-03
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Date : 2017-05-04
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Date : 2017-05-09
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Date : 2017-05-23
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Date : 2017-05-24
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Date : 2017-05-25
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Date : 2017-05-30
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Date : 2017-05-31

Abbiamo messo per iscritto le idee che stanno alla base del nostro progetto, e tutti i modi in cui si può dare una mano.

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