Care tutte e cari tutti, 

ogni tanto si sente il bisogno di fare il punto, di scrivere per aggiornare gli amici lontani, per riepilogare quello che stiamo facendo, per fare capire perché lo facciamo, quali obbiettivi ci prefiggiamo.

Spesso nelle tante attività quotidiane e fra i tanti post ci si perde, non si vede il senso complessivo del nostro progetto, e magari chi vuole partecipare, alla parte più politica o anche solo alle singole attività, non riesce ad avere un quadro chiaro per inserirsi più facilmente, per partecipare a questi oggetti ancora misteriosi che sono i “centri sociali” (a proposito: venite, partecipate, non vergognatevi, non pensate mai che il vostro contributo non serva, indipendentemente dall’età o da quello che sapete fare… nella situazione difficile in cui siamo, qualsiasi cosa aiuta: dal like sulla pagina facebook a due braccia ogni tanto!).  

In queste brevi paginette cercheremo di mettere un poco d’ordine: vi chiediamo un poco di pazienza e di leggere tutto fino in fondo, perché alla fine si tratta delle nostre e vostre vite, del futuro che vogliamo strappare, nel piccolo di un quartiere come nel grande di un paese. 

Ora, è chiaro a tutti che la situazione generale è sconfortante. Se guardiano lo scenario internazionale, vediamo guerre, massacri, terrorismo, morti innocenti. Di fronte a tutto questo ci sentiamo impotenti. Ma ci sentiamo impotenti anche se pensiamo a quello che viviamo ogni giorno sui nostri territori, di fronte alle devastazioni ambientali, di fronte all’assenza di lavoro o dei più basilari diritti, al dominio di logiche affaristiche, spesso mafiose. E non vediamo nessuno a cui affidarci, non vediamo nessuno “buono” a cui “delegare” le nostre vite aspettando che migliorino. Non lo vediamo semplicemente perché non c’è. Quindi l’impotenza diventa depressione per alcuni, rabbia e frustrazione per altri, stordimento appresso alle cazzate per altri ancora. Tutti sentimenti poco positivi, che si precludono il futuro.   

Noi siamo come tutti, viviamo gli stessi problemi di tutti, come tutti attraversiamo depressione, rabbia, voglia di fuggire. Però a un certo punto ci siamo anche stancati di stare male o di fuggire. Abbiamo deciso di farci da noi il futuro che non ci hanno dato. 

Per questo da quando siamo nati ci siamo posti un principio: partire da noi stessi, scrollarci di dosso il senso di impotenza. La rassegnazione. Quell’idea che le cose non possono cambiare. Abbiamo provato a dimostrare attraverso l’esempio, attraverso il recupero di un posto abbandonato così come tantissime micro-lotte, che potevamo ricominciare a vincere. Che per vincere serve unità, determinazione, ma anche competenza e proposta alternativa. Certo, finora si tratta di piccole vittorie (anche se molte non sono state affatto secondarie per le vite di ormai centinaia di persone – pensiamo ai permessi di soggiorno, all’assistenza sanitaria, alle raccolte fondi, alle persone che abbiamo ospitato durante l’emergenza freddo…), ma possiamo ricominciare a sperare. 

Questo modo di procedere è alternativo sia al riformismo istituzionale che all’antagonismo fine a se stesso – il tratto in comune fra questi due atteggiamenti spesso solo in apparenza contrapposti è infatti quello dell’immobilismo, della petizione di principio, di non riuscire ad ottenere assolutamente nessun avanzamento materiale per le classi popolari, anzi nel sostituirsi alla voce delle masse. 

Secondo noi le cose non cambieranno né affidandosi a una “sinistra” ormai delegittimata, che continua a inseguire le poltrone senza stare fra la gente, senza conoscerla e anzi avendone pure un po’ di paura, né affidandosi a chi, come il Movimento 5 Stelle, non ha una posizione chiara su nessun argomento centrale della vita politica, è spesso collusa con alcuni piccoli poteri, non avvia reali processi di partecipazione popolare ma tira le fila dall’alto e spera di cambiare qualcosina semplicemente dagli scranni delle istituzioni (salvo poi scoprire che esiste una società dove c’è una lotta di classe, e che se vuoi cambiare davvero le cose ti fanno una guerra mediatica, repressiva, e ti obbligano a scendere a patti con il potere, come accaduto a Roma). Ma le cose non cambieranno nemmeno invocando da una tastiera insurrezioni e rivolte che al momento non si vedono e che comunque non arrivano mai per decreto di qualche piccolo gruppo iper-ideologico, ma solo perché a un certo punto il popolo decide di dire “basta” tutti insieme.  

È su questo modo pragmatico e ancora sperimentale che stiamo continuando a lavorare all’Ex OPG, con tanta umiltà e senza la pretesa di insegnare niente a nessuno, ma nella convinzione che questo metodo di solidarietà, mutualismo, di vittorie che ci dimostrano praticamente la nostra forza, permetta al “movimento di abolizione dello stato di cose presenti” di espandersi, di radicarsi, di avviare processi di imitazione a cascata, di creare o rafforzare da altre parti d’Italia cellule di resistenza e di avanzamento. Cellule che magari possano legarsi e costruire organismi più ampi, che possano ricominciare a fornire al paese un orizzonte complessivo di cambiamento. 

Possiamo riassumere tutti questi sforzi in uno slogan: COSTRUIAMO IL POTERE POPOLARE! Questo slogan afferma che la situazione sociale, economico e politica napoletana e italiana non potrà essere “sbloccata” finché le classi popolari e in particolare i giovani non faranno pesare la loro forza, finché non entreranno in gioco mobilitandosi, manifestando i loro bisogni, producendo dal basso le loro proposte e i loro rappresentanti. 

Lo ripetiamo: da questa crisi senza precedenti non possiamo uscire confidando nei soggetti politici attuali, perché tutti questi soggetti non rappresentano i nostri bisogni, ma quelli di altre classi sociali, e non hanno alcuna connessione organica con la nostra vita, non lavorano per l’aumento della nostra coscienza né sostengono – se non ogni tanto e opportunisticamente, senza mai arrivare fino in fondo – le nostre lotte quotidiane. È solo quando le masse, che finora stanno in disparte o si limitano a reagire agli attacchi (vedi referendum costituzionale), prendono consapevolezza, si organizzano autonomamente, che lo scenario politico può cambiare. E questo può accadere anche molto rapidamente, perché ormai siamo seduti su una polveriera…

Però un simile processo non è spontaneo. Spontaneamente anzi vediamo che si produce rabbia sociale, che si scarica verso quello che sta peggio di noi o verso quelli che sentiamo in competizione con noi. Cosa dobbiamo fare allora per evitare questo scivolamento quotidiano verso la barbarie, per seminare elementi di coscienza fra le masse, sollecitando la loro iniziativa autonoma? 


Secondo noi ci sono tre cose urgenti da fare:

1. Rispondere ai bisogni immediati delle fasce popolari. La crisi non finirà presto, e questi bisogni si imporranno con sempre maggiore insistenza. Dobbiamo mettere in rete risorse, competenze, donando il nostro tempo libero o il nostro piccolo surplus per evitare che nessuno resti solo. In questo modo costruire comunità resistenti e solidali, alternative all’individualismo sfrenato e delirante e alle “comunità di risentimento e di rabbia” che vorrebbero linciare volta per volta un “debole” diverso. Bisogna creare nuove comunità, reti di Case del Popolo che siano da subito un modello di vita possibile, preferibile a questo mondo, luoghi in cui si possano sentire discorsi altri, musiche altre, relazioni orizzontali. Che non siano “vecchi” centri sociali antagonisti e solo giovanili, che non facciano semplicemente “controcultura” restando in una nicchia, ma che si aprano alle diverse generazioni, al popolo, che di aprano ai diversi orientamenti religiosi, ai diversi colori di cui è fatto il mondo, che – anche se costa fatica – cerchino di tenere dentro tutte le persone che in buona fede hanno voglia di contribuire a produrre trasformazioni reali.

2. Sostenere tutte le lotte che già sono aperte, che in ogni singola azienda, territorio, scuola, cercano di far fronte al peggioramento delle condizioni di vita. Queste lotte esistono, c’è tutta un’Italia che da anni resiste e che a volte vince pure. Dobbiamo stare con quest’Italia, sostenerla sempre, sentire le ingiustizie lontane come fossero le nostre.      

3. Comunicare e federarci, aumentare le connessioni organizzative. Scambiarci informazioni, far girare tutte le notizie “positive”, che mostrino come, dentro uno scenario tragico, ci siano però anche i germi di una nuova società. Cercare di conoscerci fra di noi, fra associazioni, comitati, realtà politiche e sindacali e contaminare le esperienze. Imparare a rispettarsi, non farsi soffocare dalla fretta. Recuperare memoria storica, approfondire l’analisi, aprire un largo dibattito politico e culturale intorno al futuro di questo paese. Andare oltre i recinti e le gabbie che ci imponiamo, federare le realtà politiche.  

Questo pensiamo che sia quello che oggi e nei prossimi mesi c’è da fare in tutta Italia. Ma come si declina concretamente questo piccolo programma politico all’Ex OPG? Cosa stiamo facendo in questi mesi per attuarlo? 

Ecco un piccolo elenco dei fronti aperti e di quello che speriamo di ottenere da qui ad agosto. Infatti, dopo esserci impegnati tanto per la vittoria popolare al referendum costituzionale del 4 dicembre, avevamo chiaro che non potevamo fermarci al NO. Il referendum è stato importantissimo per destabilizzare: ha fatto saltare Renzi, PD, e di fatto da novembre a oggi il violento attacco contro le classi popolari che aveva contraddistinto il precedente Governo si sia di sicuro attenuato. Ma non ci possiamo certo accontentare dell’immobilismo: va velocemente elaborata un’alternativa politica che si radichi nel basso, che “smonti” sui territori le azioni dell’alto, che sviluppi nuovi organismi di partecipazione e di decisione delle masse. 


Per questo, dopo aver concentrato molte forze sul referendum ed essere riusciti grazie al voto popolare a far saltare la pressione delle classi dominanti e a guadagnare tempo, ci siamo di nuovo concentrati su questi fronti di lotta:  

1. Attività sociali e riqualificazione dello spazio. In questi mesi siamo riusciti ad incrementare l’“offerta di servizi”, come al solito tutta gratuita, il numero e la qualità di attività sociali, e a conoscere sempre più “professionalità” che vogliono mettersi al servizio del popolo. Inoltre abbiamo continuato, grazie alla raccolta fondi, a riqualificare l’Ex OPG, perché per svolgere attività ci servono sempre più spazi e sempre meglio tenuti. Abbiamo aperto una cucina che useremo per la mensa popolare. Abbiamo allargato lo Sportello Medico con servizi di pediatria e ginecologia. Dal crowdfunding ci sono avanzati circa 1000 euro: li useremo, raccogliendo ancora fondi, per completare la ristrutturazione del teatro. 

Ovviamente tutto questo si regge sull’attività volontaria: dunque sul numero e sulla qualità (preparazione e convinzione) delle persone coinvolte. Ci serve sempre gente, meglio ancora se motivata e in gamba, che non vuole perdere tempo ma fare le cose sul serio. Ognuno di noi ha qualcosa da dare e lo può fare bene: quindi non esitate e avvisate anche i vostri amici! 

Scrivete alla pagina per proporre attività o aggiungervi a quelle già in essere, o venite all’Assemblea di gestione, ogni primo Giovedì del mese, alle ore 19:00, per le vostre proposte!

2. Diritto alla salute. Uno dei bisogni più sentiti dalle “fasce deboli” della popolazione è il diritto alla salute. A Napoli ci si ammala, ci si intossica, e la Sanità pubblica è in crisi, non riesce a rispondere a questo bisogno. Politiche di tagli nazionali e regionali stanno portando alla chiusura di troppi ospedali (Annunziata, San Gennaro, Ascalesi, Pellegrini!), ASL e consultori familiari, alla negazione di qualsiasi servizio di prevenzione, allo svilimento della medicina di base e di territorio. Inoltre, mentre siamo asfissiati dalla retorica dell'insostenibilità di un servizio pubblico a causa delle nostre “eccessive richieste di servizi”, episodi di intollerabili abusi (pensiamo agli scandali del Loreto Mare, del Santobono, del Pascale), dimostrano che le esigue risorse siano sprecate e che il servizio pubblico sia scadente per cattiva gestione.  Questa situazione, dunque, non dipende dal “pubblico” in sé, ma è il frutto di una scelta politica che vuole spingere la gente verso il privato (perché poi i privati ricambieranno dando pacchetti di voti ai politici). Chi non può permettersi il privato, però, è destinato a restare senza assistenza. Con lo Sportello Medico Popolare vogliamo dare un aiuto concreto a tutte queste persone senza assistenza, informarle e far valere i loro diritti nel pubblico, e quindi seguirle in questa battaglia dentro l’istituzione, anche per far vedere che si può fare (se ce la facciamo noi, perché il pubblico non dovrebbe riuscirci?). Al tempo stesso la nostra azione quotidiana si estende al potenziamento di tutto ciò che ci è negato: informazione continua e pratiche concrete basate sulla prevenzione delle malattie e non solo sulla loro cura, attraverso specifici servizi sanitari spesso sconosciuti, ma anche con iniziative che ci insegnino a prenderci cura della nostra salute attraverso piccole buone pratiche quotidiane di prevenzione primaria. E soprattutto lotta contro la chiusura degli ospedali. 

Per partecipare a questo ambito scrivete alla pagina oppure venite lunedì e mercoledì a conoscere i medici e gli assistenti dello Sportello! 

3. Lotta alla povertà. Come ricorderete, in piena emergenza freddo ospitammo una ventina di senza tetto. Quell’esperienza - sentire le loro storie, vedere il moto di solidarietà che si produsse - ci fece capire che dovevamo subito creare una struttura che coordinasse tutti i generosi sforzi dei volontari (non avete idea quanta gente c’è che mette a disposizione soldi e tempo per distribuire vestiti e pasti!), e quindi rendesse più efficace l’assistenza. Ma non solo: questa struttura doveva controllare l’amministrazione pubblica, contrastare sprechi e speculazioni, elaborare proposte valide e alternative, accompagnare i senza tetto verso il recupero di un’umanità a 360°, renderli protagonisti attraverso la lotta. È nata così la Rete di Solidarietà popolare, che mette insieme tante realtà di base, e cerca di dare più compattezza e unità alla lotta contro la povertà. Al momento siamo riusciti nel compito di porre al centro dell’agenda politica istituzionale il problema del diritto alla residenza per i senza tetto e per moltissimi stranieri, attraverso il quale è possibile usufruire dei minimi diritti sociali e politici come l’accesso alle cure mediche di base e ai servizi welfare. Ma tanto resta ancora da fare per rendere più efficace la solidarietà e migliorare le condizioni di vita di tutti, per non lasciare indietro nessuno. 

Dalla settimana prossima ogni martedì sarà attivo uno sportello per il diritto alla residenza, e da fine mese stiamo organizzando diverse iniziative con la Rete di Solidarietà Popolare, tra cui delle cene solidali, dei momenti di comunità e di socialità in alcune piazze di Napoli per conoscersi, sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni, denunciare le assurde leggi volte a criminalizzare il dissenso e la povertà come il Decreto Minniti. 

4. Fronte immigrazione. Le guerre in corso, unite alla crisi economica, hanno determinato un’immigrazione sempre più massiccia. Anche a Napoli sono arrivati tanti ragazzi, che vivono in condizioni disastrose. Da un lato quello dell’immigrazione è diventato un business, per cui molti italiani fanno soldi sulla loro pelle, prendendo ingenti somme dallo Stato – che lascia fare – e non corrispondendo adeguati servizi agli immigrati. Da un altro lato il razzismo istituzionale, il pessimo funzionamento degli uffici, gli abusi, fanno sì che a questi ragazzi siano negati i diritti. Perché accade tutto questo? Non solo per questioni “culturali”, ma perché fa comodo lasciare gli immigrati in una sorta di limbo in cui diventano più ricattabili, lavoratori a bassissimo prezzo, ultimi gradino della scala sociale che per campare è disposto a fare di tutto. Legittimando così i partiti che speculano sulla paura.  

Per questo, dopo che ci erano giunte tante segnalazioni, abbiamo deciso un anno fa di iniziare il Controllo Popolare nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), inaugurare uno sportello di supporto per i migranti, far nascere una scuola di italiano per stranieri che ogni settimana ospita un centinaio di uomini e donne provenienti da diversi paesi. In questi mesi stiamo cercando di rispondere anche alle tantissime problematiche di tipo legale che riguardano l’ottenimento del permesso di soggiorno, l’accesso al sistema sanitario pubblico, l’ottenimento della residenza virtuale, l’iter per la richiesta di asilo: su questi temi stiamo ottenendo tante piccole vittorie. Infine, il controllo popolare nei CAS ci permette di entrare in contatto coi tantissimi migranti, di organizzarci assieme per il miglioramento delle loro condizioni di vita e di denunciare pubblicamente una realtà che è ben diversa da quella che ci viene quotidianamente raccontata dai nostri media, che ancora parlano di “hotel a 5 stelle”. In questi mesi ci stiamo battendo, italiani e migranti uniti, per fare in modo che l’accoglienza cessi di essere un business. 

È la prima volta che a Napoli si va così lontano nel praticare questo terreno dell’antirazzismo militante, con questo grande protagonismo degli stessi ragazzi dei CAS. Da questa determinazione e questo lavoro quotidiano sono venute le prime vittorie, come il rilascio di circa 1900 permessi di soggiorno e l’aumento di servizi nei CAS che li negavano. Molto è stato fatto, ma tanti ancora sono gli obiettivi da raggiungere, per questo è fondamentale continuare ad organizzarci fuori e dentro i centri di accoglienza e creare una rete capace di far crescere questa lotta che in questa fase storica rappresenta una priorità, anche per sbarrare la strada alle nuove destre. 

Se ti va di partecipare, ci vediamo ogni mercoledì alle 17!

5. Campagna contro il lavoro nero e supporto ai lavoratori. Da quando siamo nati, abbiamo sempre dato molta attenzione al mondo del lavoro. Senza la coscienza di classe, la lotta dei lavoratori e la loro mobilitazione, nessuna reale trasformazione è possibile. Ora, nei nostri quartieri e soprattutto fra i giovani, il lavoro è quasi sempre a nero o a grigio (cioè solo parzialmente regolare). Napoli è la “capitale” del lavoro irregolare: purtroppo a chiunque di noi è capitato di lavorare senza alcuna garanzia, tutela e nemmeno un pezzo di carta che certificasse la nostra presenza sul posto di lavoro! Ristorazione e commercio sono i settori in cui più di frequente si lavora in queste condizioni, ma un po' dappertutto si lavora senza alcun contratto, non avendo coperture per infortuni, malattie, ferie, tredicesima, disoccupazione. A fronte di tutto ciò, inoltre, i dati riportano un altro dato “anomalo”: le ispezioni sui posti di lavoro – dal 2007 al 2014- sono calate da 342.363 a 221.476! Insomma, minori controlli e più spadroneggiamento dei capi!

Per questo abbiamo deciso, non solo di intensificare il nostro sportello legale gratuito che in poco più di un anno abbiamo fatto avere più di 15mila euro ad una decina di lavoratori, ma di lanciare una vera e propria campagna contro il lavoro nero! La Campagna si basa diversi livelli di intervento: diffusione di informazioni grazie al manualetto di autodifesa; l'assistenza e l'aiuto individuale e diretto con avvocati e consulenti del lavoro; visite all'ispettorato del lavoro a cui portiamo le segnalazioni di posti in cui si lavora senza contratto, vigilando sulla segnalazione stessa fino a che non sappiamo che le ispezioni sono state fatte. Infine la mobilitazione di piazza: dai volantinaggi, ai banchetti informativi, ai presidi fino a portare in giro gli avvocati per fare consulenze “in strada”. Tanto ancora ovviamente c’è da fare, per far assumere al lavoro nero il rango di questione cittadina, su cui le istituzioni siano costrette a intervenire… Ma per questo serve il contributo di tutti, lavoratori in primis!

Prossimo appuntamento della Camera Popolare del Lavoro: mercoledì 18 aprile dalle ore 19:00!

6. Fronte artistico e culturale. Tutti i grandi cambiamenti storici si nutrono di parole, di arte, di ricerche, di immagini. Quindi la lotta artistica e culturale, per dare alle classi di questo paese nuovi linguaggi, un immaginario mobilitante, per promuovere le energie nuove e le voci fresche, che spesso riescono a esprimere meglio di tanti documenti il senso della giustizia, della libertà, è centrale. Per questo in questi mesi abbiamo ulteriormente potenziato  la programmazione del Teatro Popolare che, con gli spettacoli che produce o che ospita – quest’anno il cartellone è stato composto da più di 10 spettacoli), oltre ai workshop –, riesce a parlare di cose importanti in modo accessibile, riesce a rappresentare sentimenti ed eventi importanti; così come abbiamo organizzato il primo laboratorio teatrale di produzione popolare “Laggente  Napoletana”  che ha visto la partecipazione di più di 25 persone di età, professione, provenienza diverse, molte delle quali non avevano mai avuto nessuna esperienza artistica precedente. Inoltre abbiamo cercato di costruire una stagione musicale che desse voce non solo a tutti artisti napoletani che cercano di interpretare l’orgoglio e il riscatto di cui ha bisogno la nostra terra, ma anche a quei generi musicali che troppo spesso sono rivolti ad un élite ristretta di persone o sono visti come “musica alta” accessibile solo in pochi contesti selezionati. 

Altrettanto importanti sono le presentazioni di libri e gli incontri di approfondimento su diversi temi: fin quando il potere avrà più parole, categorie, strumenti concettuali di noi, fin quando non avremo più idee, proposte, metodo di lui, saremo sempre dominati. Dobbiamo leggere, studiare, migliorarci, e allo stesso tempo divertirci, ballare, appassionarci: la lotta si nutre di queste due cose insieme!

Per proporre iniziative culturali, venite all’Assemblea di gestione aperta, scrivete alla pagina del Teatro Popolare!

Con questa sommaria carrellata si chiude anche la nostra lettera. Sappiamo che molte cose, anche importanti, sono rimaste fuori da questo aggiornamento. Ma ci tenevamo al momento a presentare il quadro politico d’insieme e i percorsi nei quali chiunque sia motivato, può subito inserirsi. Tempo verrà per aprire nuovi interventi, per imparare insieme altre cose, per crescere nell’analisi e nella qualità delle nostre pratiche. Ora è importante darci una mossa. Perché nessuno verrà a salvarci. Davvero. La storia ci sta mettendo davanti opzioni sempre più tragiche, e la possibilità di guadagnare un’esistenza tranquilla, al margine di tutto, si sta rapidamente restringendo. O facciamo i conti con questa cosa e cerchiamo di agire insieme, anche litigando perché siamo diversi, perché veniamo da storie diverse, ma con il grande obbiettivo di ottenere un bene collettivo, o saremo destinati, soprattutto in questo Mezzogiorno, a scivolare in un’esistenza sempre più drammatica. 


Lottare all’inizio può essere difficile, faticoso, certamente implica delle rinunce. Ma è anche qualcosa che ti rende amica l’umanità, che ti dà gioia, che ti avvicina a quelli come te, che ti dà dignità e coraggio. Speriamo di farlo con sempre più persone…

 

Potere al popolo!

Le compagne e i compagni dell’Ex OPG occupato “Je so’ pazzo”

 

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La campagna per una lista popolare alle prossime elezioni politiche nazionali.

#accettolasfida

Abbiamo messo per iscritto le idee che stanno alla base del nostro progetto, e tutti i modi in cui si può dare una mano.

Come partecipare

Ecco la nostra dichiarazione di intenti, il nostro programma

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Verità e Gustizia per Ibrahim Manneh. Vittima di razzismo e malasanità

Verità e giustizia per Ibra!

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