Di fronte all’eccezionale ondata di freddo di questo mese, abbiamo aperto per 15 giorni le porte dell’Ex OPG ai senza fissa dimora. È stata una scelta dettata da motivazioni innanzitutto umanitarie, perché non ce la sentivamo di restare indifferenti di fronte alla sofferenza di tante persone.

Ma è stata anche una scelta politica, perché volevamo porre all’ordine del giorno una grave questione sociale, quella della povertà, dimostrare praticamente che le istituzioni – tutte – possono fare di più, che se loro non si muovono allora deve muoversi la solidarietà dal basso. Dopo aver raccontato la scorsa settimana alcune delle storie che abbiamo incontrato in questo percorso, oggi ci sembra opportuno fare un piccolo bilancio dell’esperienza, per condividere alcune valutazioni sui problemi incontrati e sui risultati raggiunti.


1.  L’autorganizzazione funziona! Dal popolo e per il popolo…

Spesso si pensa che come cittadini siamo impotenti a risolvere i problemi, e che dipendiamo da chi sta sopra di noi. Questa cosa però non è vera. Certo, chi sta sopra, le istituzioni, il Governo, hanno soldi (i nostri!), strumenti e personale necessario per risolvere i problemi. Quello di cui spesso mancano, soprattutto se si parla dei problemi dei più poveri, è la volontà politica. Noi abbiamo invece un grande potere, quello di mobilitarci in prima persona e di fare pressione perché le istituzioni rispondano effettivamente alle esigenze che vengono dal basso. Non solo: abbiamo anche il potere di iniziare a risolvere noi i problemi, elaborando e sperimentando sul campo le soluzioni che le istituzioni devono recepire.
Di fronte alle evidenti carenze istituzionali nel risolvere le urgenze di migliaia di senza fissa dimora, anche stavolta abbiamo provato a dare una risposta “dal basso”.  Abbiamo raccolto competenze, energia, idee, esperienze – prima fra tutte quella dell’associazione Napolinsieme – intorno alla volontà di rispondere a un bisogno urgente. Ne è venuta fuori una straordinaria comunità e una sperimentazione viva, e soprattutto valida. Il popolo è ricco di risorse, spesso sottaciute, che operano silenziosamente, ma che bisogna stimolare e saper ascoltare, valorizzandone il protagonismo!
Chiaramente quando si parla di chi è costretto a vivere per strada non è possibile fermarsi a questo, dato che l’“emergenza” rappresenta una condizione di vita e purtroppo di normalità. Per questo servono risorse: politiche adeguate sull’edilizia popolare, dormitori comunali efficienti, servizi per i bisogni sanitari e psicologici e dei percorsi di reinserimento sociale attraverso il lavoro per l’indipendenza e l’autodeterminazione delle persone.
Quest’ esperienza ha dimostrato, attraverso la sensibilità sul tema e la grande solidarietà del popolo napoletano, che si può ed anzi si deve, fare di più e meglio soprattutto a livello istituzionale, evitando sprechi e speculazioni nel settore! 


2. Quali risultati abbiamo ottenuto?

In questi giorni abbiamo ospitato circa una ventina di persone, anche se ci sono arrivate altre richieste di ospitalità che purtroppo non siamo stati in grado di accogliere, perché eravamo strapieni. Per tutti però abbiamo provato a dare sempre un aiuto concreto, un consiglio, una mano nell’orientarsi per uscire da una condizione di emarginazione. In tanti casi, prima ancora che un tetto, si ha bisogno di poter scambiare una parola, di stare in compagnia, di non sentirsi sbattere le porte in faccia da una società che produce tanto egoismo e individualismo… Concretamente, cosa abbiamo fatto per i nostri ospiti? Ora torneranno per strada?
Per lo più no: tutti sono stati immediatamente inseriti dal primo giorno nelle liste d’attesa delle strutture convenzionate del comune di cui alcuni di loro ignoravano addirittura l'esistenza, luoghi in cui è possibile garantire una permanenza più lunga e trovare un minimo di stabilità e serenità necessarie ad ogni vita. Tutti hanno avuto cibo e vestiario, e sono stati seguiti, per l’assistenza sanitaria, dai medici dell’ambulatorio popolare, mentre lo sportello immigrati ha permesso, soprattutto a coloro che sono in Italia da poco tempo, di capire quali diritti possono esercitare e quali percorsi possono intraprendere da subito per poter ottenere permessi di soggiorno e documenti. Alcuni di loro hanno già iniziato a frequentare la nostra scuola di italiano!
5 persone tra cui S., finita in strada dopo aver perso il lavoro, A. marocchino arrivato in Italia da ormai 14 anni, licenziato senza giusta causa ed ora seguito dal nostro sportello legale per ottenere il risarcimento danni e P., napoletano che ha perso il lavoro e il sostegno della famiglia, hanno trovato ospitalità presso il CPA, unico dormitorio pubblico comunale, seppur temporanea ma con l’impegno dei dirigenti del dormitorio di presa in carico ed orientamento sul territorio. Per O. ragazza nigeriana al quarto mese di gravidanza e vittima di tratta, nonostante i pochi posti disponibili sul territorio riservati anche a situazioni così delicate, è stato trovato un posto in un centro specializzato in provincia.
Per O. e Z. giovanissimi richiedenti asilo dal Gambia e dal Niger, sono state trovate due strutture convenzionate che li hanno accolti e dove potranno finalmente iniziare un nuovo percorso di accoglienza e di inserimento sociale nel nostro paese.
Diversa è la situazione per i ragazzi provenienti dal Marocco e dall’Algeria, che non hanno ancora i documenti per le assurde leggi italiane sull’immigrazione, e così sono tagliati fuori da qualsiasi possibilità di vedersi riconosciuti i diritti basilari. In attesa dello scorrimento della graduatoria dell’unico dormitorio convenzionato – un tempo che potrebbe arrivare ad un mese! – per l’accoglienza di lungo periodo alterneranno qualche notte nel centro di bassissima soglia e qualche notte sotto un tetto di fortuna. Continueranno comunque a seguire la scuola d’italiano e lo sportello legale, per lottare insieme per i loro diritti e per iniziare dalle basi del percorso di integrazione sociale.


3.  Passata l’emergenza, che fare?

Per chi è costretto a vivere in strada, privato di diritti e assistenza sociale, l’emergenza rappresenta, di fatto, una condizione stabile e duratura. La povertà e l’emarginazione sociale hanno bisogno di una lotta a tutto campo, adeguata e senza tregua, che punti ad ottenere passi in avanti sull’edilizia popolare, dormitori pubblici efficienti, servizi sanitari e di sostegno alla salute mentale…. insomma, una lotta che si ponga realmente all’altezza di produrre un reinserimento sociale attraverso, prima di tutto, un lavoro dignitoso che consenta ad ogni persona di poter essere indipendente e poter decidere del proprio destino.
Il volontariato è qualcosa di meraviglioso, ma a volte sembra davvero di svuotare il mare con il cucchiaino, perché mentre stai risolvendo concretamente i problemi di alcuni esclusi, ecco che le leggi, le scelte dei politici, l’arroganza dei padroni, produce molti altri poveri a cui tu, con tutta la buona volontà, non puoi materialmente dare risposte. Per questo pensiamo che tutte le organizzazioni di volontariato debbano coordinarsi non solo per offrire un’assistenza migliore – per scambiarsi conoscenze e dividersi razionalmente il lavoro e la presenza sul territorio, potenziando così la solidarietà dal basso –, ma anche per far sentire alle istituzioni la voce degli esclusi, e per indicare chiaramente che vogliamo un sistema sociale e politico diverso, che metta al centro le persone, la loro dignità, i loro diritti.
Rispetto a questo, abbiamo già raccolto alcune proposte. La prima, che ripetiamo dallo scorso giugno (vedi il nostro “Programma post-elettorale”), attiene al diritto alla residenza per tutti, anche per i senza tetto. La residenza infatti consente di accedere a servizi essenziali, come quelli sanitari, e sono già possibili, bisogna solo sbloccare la burocrazia, forme di residenza “virtuale”. Su questa battaglia aggiorneremo a breve.  
Ma continueremo anche a premere sull’acceleratore perché si dia spazio e sostegno all’avvio di strutture in cui possa riprodursi l’accoglienza dal basso che nel nostro piccolo abbiamo potuto sperimentare. E vigileremo perché nel terzo settore non ci siano sprechi, ma giusta collocazione delle risorse.

In chiusura, volevamo ringraziare le tante associazioni e i tanti singoli che abbiamo conosciuto in queste due settimane, che hanno messo a disposizione braccia, testa, cuore. A loro il nostro ringraziamento sentito e la promessa di organizzarci sempre di più, insieme, per lottare contro la povertà e l’esclusione sociale dal basso e senza speculazioni di sorta! Un ringraziamento speciale, consentitecelo, va ad Antonio e Alfredo, instancabili e sempre presenti, e agli altri volontari di Napolinsieme protagonisti di quest’esperienza con la loro allegria e vitalità, e con massicce dosi di pasti caldi e cornetti serali!

 

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