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Scriviamo a caldo, dopo aver dato giusto un veloce sguardo ai dati. Ne avremo di tempo per le analisi quartiere per quartiere: ora ci sono delle cose urgenti da dire. Per capire bene cosa è successo, cosa succederà, e cosa dobbiamo fare noi. Se infatti qualcosa ci ha insegnato il referendum è che sono i popoli a scrivere la storia, e a breve saremo chiamati a grandi sfide per le quali ci sarà bisogno del contributo di tutte e tutti. Andiamo per titoli.

1. È successo qualcosa di clamoroso. Questo è il dato da cui partire. Renzi ha perso con 20 punti di scarto. Renzi, il premier che ha goduto del maggior sostegno delle classi dirigenti nella storia della Repubblica. Il bravissimo comunicatore, il giovane, il rottamatore. Quel Renzi a cui i poteri forti dell’Italia si erano disperatamente aggrappati dopo l’insoddisfacente esito delle elezioni del 2013, e la necessità di recuperare un po’ di consenso dopo il governo tecnico di Monti e l’impalpabile Letta. Insomma: siamo di fronte a una sonora bocciatura non solo di Renzi, ma della strategia che la classe dominante aveva pensato per continuare a governare.

2. Renzi ha perso perché non ha risposto agli interessi delle masse. Questa è la principale verità: se con gli 80 euro Renzi aveva intercettato un bisogno, che si era trasformato in consenso, tutto il resto del suo governo è stato contraddistinto da puri annunci e da pesanti misure antipopolari. In due anni e mezzo di governo, gli abbiamo visto fare cose che nemmeno Berlusconi: Jobs Act, eliminazione articolo 18, Sblocca Italia, regali alle imprese… Nessuno dei problemi delle masse è stato risolto: non c’è lavoro, ci sono tante tasse, non ci sono servizi sociali, scuola e sanità pubbliche sono state penalizzate. In compenso è aumentata la repressione in piazza ed è finito il diritto di critica sui media.

3. Il popolo non è stupido, anzi, sta avanti. Tutti i soldi investiti, tutti i media blindati, il terrorismo dei giornali, le reti clientelari, Confindustria, le banche, Marchionne, l’Unione Europea, l’ambasciatore USA: tutto questo a Renzi non è bastato. Perché alla fine il popolo fa di testa sua. Questa è una cosa importantissima, da tenere a mente. Le classi popolari non sono stupide. Sanno giudicare come sta andando la loro vita, sanno dire se un governo ha fatto i loro interessi. E ormai in Italia siamo al punto che non si fanno spaventare. Mesi di propaganda fatta sulla paura: bisognava votare SI perché sennò i mercati, le banche, Grillo, Salvini… Be’, alla fine il popolo se n’è fregato. Meglio un piccolo salto nel vuoto che questo lento stillicidio. Meglio provare a riprendersi la propria vita che essere “responsabili” (per chi, poi?). Meglio un’incertezza che continuare a votare il meno peggio.

4. Basta pure con l’arroganza. Altro motivo, non meno importante. Il popolo è stanco di chi gli dice cosa deve fare, cosa deve pensare. Di chi li insulta, di chi gli twitta “ciaone”, di chi li inganna. Renzi in questo è stato il culmine della tracotanza: ha fatto le scarpe persino a Letta e ai suoi compagni di partito. Ma in tempo di crisi ognuno di noi si becca già tanto odio, competizione, depressione: siamo sicuri che vogliamo altri discorsi divisivi? Non c’è forse bisogno di immaginare qualcosa di diverso, una unità popolare? Non abbiamo forse bisogno di altri esempi, di una umanità, di una tenerezza? Guardate che queste non sono cazzate. Noi abbiamo bisogno non solo di sognare, ma di vedere e toccare con mano un altro modo di vivere.

5. La Costituzione antifascista tiene. Ultimo ma non meno importante motivo. Tantissimi italiani hanno votato per difendere la costituzione antifascista. Hanno votato perché hanno reputato che non era la costituzione il loro problema, che anzi la costituzione dice cose belle, che però non sono mai state attuate. La destra ha voglia di raccontare storie, ma molti hanno dimostrato che non sarà facile mettere le mani su questo passato fatto di ideali, sacrificio dei partigiani, importanza del lavoro, della sovranità popolare, della solidarietà e della realizzazione delle persone al di là della loro classe di appartenenza. Molti, adesso, più che trasformata, vogliono vedere quella costituzione applicata!

6. Non regalare a nessuno questa vittoria! Anche per questo dobbiamo – ripetendo a tutti i motivi elencati qui sopra – non regalare a nessuno questa vittoria. Non ai Salvini che hanno solo cavalcato opportunisticamente questa occasione, ma sono i primi autoritari, corrotti, amici del padronato. Non al Movimento 5 Stelle che non parla mai dei temi sociali e di lavoro, che ha confuse idee sulla situazione e sulla linea da adottare su questioni come Europa, immigrazione etc. Certo, la Lega e i 5 Stelle hanno goduto di tanta visibilità mediatica, e certo su alcuni territori hanno lavorato e sono riusciti a politicizzare le persone sui loro contenuti. Ma su molti territori non esistono, e la maggioranza non ha affatto votato per loro, ma contro Renzi. Queste sono tutte persone che se avessero la possibilità di dire la loro, magari di costruirla, lo farebbero eccome. 

7. Il lavoro dal basso funziona. Infatti è questo quello che è successo a Napoli. Dove i protagonisti del No non sono stati questi due soggetti, ma una certa sinistra di base. Cinque mesi di campagna, contatto quotidiano con i territori, soluzione dei problemi dei cittadini, capacità di dare orientamento e prospettiva, di essere credibili come persone. Noi siamo umili, non pensiamo di essere i migliori, pensiamo di avere tanto da imparare. Ma dobbiamo constatare come mesi di lavoro sul tema del referendum abbiano portato nelle coscienze trasformazioni incredibili. Soprattutto nei quartieri dove avevamo lavorato di più, le persone avevano perfettamente chiara la posta in gioco. Da noi il NO ha sfiorato il 75%! E siamo sicuri che casi analoghi ci siano anche nel resto d’Italia, da Mantova a Bergamo. Quando la sinistra è davvero presente sui territori, non ce n’è per nessuno!

8. Attenzione allo spazio che si apre. Ora si aprirà uno spazio molto pericoloso, dove proveranno a infilarsi in tanti. Sulle macerie del governo Renzi cercheranno di mangiare leghisti, fascisti, grillini, potentati locali risalenti alla DC, pezzi della minoranza PD. Noi lo diciamo chiaramente: non abbiamo intenzione di regalare a nessuno il lavoro fatto, non abbiamo intenzione di lasciare a nessuno lo spazio che dopo anni di lotta siamo riusciti ad aprire. Non ce lo possiamo più permettere. Già in passato la mancanza di proposta ci ha penalizzato, ha fatto sì che sparissero dall’agenda politica temi come la redistribuzione della ricchezza, gli investimenti pubblici sul lavoro etc. Stavolta non deve essere così. Dobbiamo da subito costruire un’alternativa dal basso, che parta dai territori, che riesca a federare le differenze per creare un movimento che dia finalmente risposte concrete, reali. 

Noi ieri abbiamo festeggiato, perché era giusto che dopo due anni e mezzo di proteste, di manganellate, di denunce, di voucher, di contratti finiti e mai rinnovati, di ospedali chiusi, di insulti, ci prendessimo un momento di gioia. Ma siamo i primi a riconoscere che la situazione è in bilico: può diventare o molto pericolosa o molto produttiva. Sta a noi farla scivolare su quest’ultimo versante.
Ma per fare questo c’è bisogno dell’aiuto, dell’intelligenza, delle competenze di tutti, anche dei molti che hanno votato SI perché temevano Grillo e Salvini, perché non riuscivano a vedere alternative, perché avevano paura di subdole forme di fascismo. Renzi ci ha diviso, ma ora che l’equivoco si è dissipato, ci tocca rimettere insieme i cocci e creare un progetto nuovo, che parli alle masse.
Alcuni diranno che è impossibile, che siamo deboli, che sogniamo. Noi diciamo che in questi anni di crisi sono successe tante cose strane, e forse la ruota sta finalmente girando dalla nostra parte. Basta avere coraggio, e ricordarsi, come hanno gridato Chavez, Castro, e tanti popoli nel mondo che “Sì, se puede”!

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