foto scattata da "O Grin" a via Mezzocannone 83

Nonostante Renzi continui a sminuirla, questa tornata elettorale è stata molto significativa, sia a livello nazionale che per la nostra città. Sul nazionale torneremo, per il momento vogliamo invece:
1. analizzare la situazione napoletana;
2. raccontarvi alcune cose che abbiamo appreso dall’esperienza diretta del “controllo popolare”;
3. indicare i prossimi passaggi, che faremo noi “Je so’ pazzo”, ma che apriamo a tutti.

Prima però vogliamo dire una cosa: non abbassiamo la tensione! Molti danno la vittoria di De Magistris per scontata, ma come ogni vittoria va costruita, e suscitare la partecipazione il 19 giugno non sarà facile. Sicuramente il ballottaggio sarà meno complicato perché non ci sono tutte le clientele legate alle preferenze per i singoli candidati, ma l’investimento fatto dai poteri forti è stato imponente e potrebbero tentare un pericoloso colpo di coda.
Anche per questo il 19 ripeteremo l’esperienza del “controllo popolare”, organizzando ancora più cittadini.
Se prima eravamo preoccupati perché vivendo i quartieri popolari avevamo avuto sentore che fossero stati messi in campo dispositivi imponenti per vincere le elezioni, dopo l’esperienza del “controllo popolare” sui seggi, siamo pienamente coscienti del pericolo che corriamo nel momento in cui dovessero vincere questi soggetti senza scrupoli.
Ci sentiremo sollevati solo nella notte del 19, quando avremo sottratto per altri 5 anni la nostra città ai “peggio”.

1. Analisi del risultato

Avevamo detto che Napoli era per Renzi “la madre di tutte le battaglie”. E questa battaglia il premier l’ha drammaticamente persa. I risultati dalle altre città non sono consolanti, ma a Napoli è davvero una catastrofe epocale.
De Magistris e più in generale quello che sta succedendo a Napoli fa paura, basta leggere come i giornali, o lo stesso Saviano, descrivono il fenomeno… “De Magistris capo degli antagonisti d’Italia”, “Il sindaco dei centri sociali”, “il populismo di sinistra”. Reazioni allarmate perché per la prima volta a sinistra si dà una figura carismatica, credibile, che attacca – come e più dei 5 Stelle – sul punto storicamente “debole” del sistema di governo italiano: la corruzione, la clientela, la criminalità organizzata, ma allo stesso tempo rilancia sul terreno dell’uguaglianza, della giustizia sociale, dell’indipendenza dagli imperativi dall’alto.
Certo, non si tratta di una vera e propria “rivoluzione”, ma tanto basta, nella quasi dittatura in cui stiamo precipitando, per spaventare e far coalizzare tutta la borghesia nel tentativo di soffocare questa esperienza.
Logica conseguenza sarebbe che tutte le realtà sociali e di base, tutti quelli che intendono davvero contrastare la crisi e le politiche autoritarie e antisociali che ci stanno riportando al Medioevo, dovrebbero quantomeno difendere tale esperienza. 


L’astensione

Il primo dato significativo è quello dell’astensione. Nelle amministrative del 2011 l’affluenza al primo turno era stata del 60,32%, oggi siamo sul 54%. Questo vuol dire che c’è stato un aumento dell’astensione, come d’altronde era annunciato. Si tratta di un trend nazionale ventennale, che con la crisi si è pesantemente accentuato, trend che indica, com’è ovvio, la disillusione, la perdita di fiducia dei cittadini nei confronti dei soggetti politici, anche nella loro possibilità di redistribuire e allocare risorse (da questo punto di vista la debacle dei soli tre partiti davvero “nazionali” presenti a Napoli la dice lunga: PD, Forza Italia e M5S messi insieme “coprono” appena il 30% dei votanti: il resto sono praticamente tutte liste civiche e aggregati locali).  
E però c’è una specificità napoletana. Il dato interessante infatti è che la perdita dell’affluenza resta limitata. Si pensi infatti che la partecipazione al Sud e a Napoli in particolare è da sempre storicamente più bassa, che alle elezioni regionali dell’anno scorso solo il 40% dei napoletani era andato a votare, e che il quorum del referendum appena due mesi fa era stato fra i più bassi d’Italia. E che invece domenica si è votato come a Milano, e quasi come Roma o Torino (57%).
Combinando numeri ed esperienza diretta, sembra dunque essere accaduto qualcosa di un po’ diverso rispetto alle altre città: a sinistra persino un aumento di partecipazione, l’attivazione di alcune minoranze e di strati sociali che mai erano andate a votare, mentre al centro e a destra una grossa astensione di tutti quei soggetti che vivono di clientele, dell’intreccio fra camorra e politica. Il motivo è semplice: girano meno soldi pubblici, quindi si mangia di meno, le promesse si fanno più vaghe, il napoletano non solo non crede più ai partiti in generali, ma anche a quel politico che gli chiedeva il voto in cambio di cose che poi non ha dato e si pensa non potrà dare.  
Insomma, l’astensione resta un dato complicato da interpretare, socialmente e politicamente. Nel 46% di astenuti ci sono alto-borghesi, padroncini, sottoproletariato, clientele rancorose, e anche proletari delusi e ormai alieni da tutto. Più tristemente, sembrano esserci tanti cittadini, soprattutto giovani, che non si identificano in niente.
Ma questa è la sfida, questo è un nodo che i movimenti sociali di questa città dovranno affrontare: non tanto per riportare le persone al voto, quanto coinvolgerle nella costruzione del loro destino, che passi (o più spesso non passi) per il voto. Per noi la partecipazione non è un optional, o un interruttore: per fare una società più giusta e libera c’è bisogno del contributo di tutti.


Chi va bene e chi va male

DE MAGISTRIS. Va molto bene. Più che il risultato – già impressionante per un sindaco uscente che ha governato senza soldi, del quasi 43%, che doppia gli altri candidati e fa molto di più del 2011, quasi 43.000 voti in più nonostante l’astensione! – c’è la novità della vittoria alle municipalità.
Nel 2011 infatti la vittoria “arancione” era rimasta monca: le municipalità erano in mano ai vecchi poteri, e questo rallentava l’azione di governo, che infatti è restata debole, soprattutto nelle periferie. Oggi la coalizione di De Magistri si afferma in ben 5 municipalità, fra cui c’è persino Bagnoli, storico feudo del PCI-PD, che di fatto si schiera con il sindaco nonostante le discese e le mille promesse di Renzi. Chiaro che qui il voto ha un forte valore politico-generale contro il Governo! 
A tirare la volata è stato chiaramente lui, De Magistris. Che prende 23.000 voti solo sul suo nome (nel 2011 erano stati 35.000). Però altri 80.483 dalle due liste esplicitamente collegate a lui. Quindi, nel bene e nel male, è la sua figura che resta al centro del processo. Nel bene, perché vedendo alcuni personaggi e forze della coalizione, è davvero pericoloso che prendano spazio: fra gente di destra, bassoliniani riciclati, personaggi improvvisati, burocrati della vecchia politica, c’è davvero di tutto...  Ma anche nel male, perché chiaramente non si può delegare a un uomo solo un processo popolare, perché serve il collettivo, un personale politico all’altezza delle grosse sfide, un radicamento territoriale in grado di sostenere il processo nei momenti di difficoltà e contro i poteri forti…
Ma anche questo sta in mano ai movimenti sociali: se saranno forti e riusciranno a interpretare le istanze del territorio, a sviluppare pratiche credibili, a imporre l’agenda e i temi del dibattito, il meccanismo di cessione di potere dal leader al popolo potrebbe riuscire, e rendere più forte tutto il percorso.

PD. Disastroso. La Valente perde complessivamente voti (4.000) rispetto al già pessimo risultato del 2011. Ma la vera tragedia è sulla lista del PD, che ha fatto poco più dell’11%: quasi 25.000 voti persi in 5 anni! Ci sono certamente motivazioni locali e contingenti dietro al fallimento. Le clientele bassoliniane non si sono attivate proprio per “punire” la Valente, a sua volta personaggio ben poco credibile e noto, espressione di una classe politica davvero pietosa. Ma non è possibile nascondere la vera motivazione politica: la bocciatura del Governo Renzi, che non ha risolto il problema della disoccupazione, ha aggravato le distanze fra Sud e Nord, ha osteggiato Napoli per motivi “personali”, che ha con le sue “riforme”, ha reso ancora più precarie e socialmente insostenibile la situazione.

PDL. Anche qui un disastro. Rispetto al primo turno del 2011, Lettieri perde 82.000 voti. E questo nonostante sei mesi di campagna elettorale, tanti soldi spesi, clientele attivate, investimento sulla comunicazione social, presenza sui media. Certo Lettieri paga la difficoltà di attivare grossi giri di clientele quando di soldi pubblici ne girano pochi; paga la pessima condizione del centro-destra in Italia; ma paga soprattutto il fatto di essere un prodotto poco “vendibile” per la stessa destra, sia per quella imprenditoriale, sia per quella più razzista e fascista. Il che ci dice quanto in politica contino ancora i fatti e gli esseri umani.

5 STELLE. Impossibile dire come sono andati, perché semplicemente non ci sono stati. Scelta di basso profilo per il candidato, campagna elettorale assente, poco radicamento sui territori, impostazione settaria e ideologica (alla faccia della post-ideologia!), che alla fine non premia: sono passati dal 25% delle regionali 2015 a uno scarso 10%! È un peccato perché in questi mesi abbiamo conosciuto tanti di loro che sono certamente sensibili a temi sociali, che sono onesti, che anche sui seggi hanno combattuto contro la camorra, che potrebbero rappresentare un elemento di progresso e di avanzamento in città.

2. L’esperienza del "Controllo Popolare"

Noi ricorderemo sempre queste elezioni per questo tipo di sperimentazione. Anche se il metodo che abbiamo applicato era antichissimo – di fatto risale alla tradizione del PCI, all’esempio di Peppino Impastato – era la prima volta che in Italia si provava qualcosa del genere. Ci sembra evidente, e lo diciamo con molta umiltà, che la sperimentazione sia andata bene, abbia effettivamente colto un punto.
Il punto non è solo una larga indignazione degli elettori contro i brogli (già la vicenda delle primarie PD aveva schifato molti); il punto è che questa indignazione sta dentro un quadro di rifiuto – non legalitario o borghese, ma davvero popolare – dei vecchi sistemi di governo, basati su corruttela, raccomandazione e violenza.
Certo, i brogli ci sono sempre stati. Ma attenzione: con il diminuire della presenza dei compagni sui territori e l’imbarbarirsi delle organizzazioni della “sinistra storica”, sono diventati sempre più palesi. Inoltre, come ci hanno confermato tantissimi presidenti di seggio e persino molti “esperti” del settore, sono effettivamente aumentati, paradossalmente proprio a causa della “crisi” della camorra. Prima la politica prometteva e poi eseguiva, i pacchetti di voti erano stabili ed assicurati da prima; ora invece i brogli aumentano, perché i pacchetti si frammentano e sono incerti, il voto si vende al dettaglio, all’ultimo minuto, al miglior offerente.
Dunque aumento dei brogli, loro sfacciataggine, mancanza di dispositivi per combatterlo, grosso sdegno popolare verso questa politica e pure verso il sistema: questo è stato il mix in cui ci siamo andati a inserire. Con la credibilità di chi non era pagato, non aveva candidati da portare, non aveva tornaconti personali.  
Le reazioni scomposte di Lettieri prima del voto, l’analoga reazione della Valente, che spingevano addirittura Alfano, la più alta carica della “sicurezza”, a intervenire, ci hanno confermato che avevamo colto nel segno. Abbiamo visto la paura nei loro occhi. Loro sapevano anche più di noi che una quota di voti dipendeva a questo meccanismo. Bastava stare sui seggi per capire: nelle sezioni dove eravamo noi i risultati erano un bel po’ diversi: senza fac simili, santini, rappresentanti che scortano i vecchi e che si attribuiscono voti a cazzo, soggetti che fanno uscire schede e mettono pressione, senza tutto questo allestimento il giochetto non funziona!
Noi sapevamo tutto questo, anche perché in quei quartieri ci viviamo. Ma vi assicuriamo che vederlo da vicino fa tutto un altro effetto! Questa esperienza è stato un bagno di realtà e probabilmente abbiamo capito più cose nelle ultime ore che in anni di militanza.
Pensiamo di aver ottenuto quanto volevamo, che non era poco:
- impedire i brogli o comunque inibirli con la nostra presenza; dove non siamo riusciti a impedirli siamo riusciti a renderli più difficili, ritardarli;
- denunciarli pubblicamente, facendo quindi crescere il livello di consapevolezza delle persone, quelle collegate on line e quelle che sono venuti ai seggi. Una cosa è “sapere” astrattamente le cose, un’altra è quella di vedere e toccarli con mano;
- siamo riusciti a incontrare tantissime persone che di solito non sono in contatto con gli ambienti dei centri sociali e della sinistra e a esporgli le nostre idee, trovando un gran consenso;
- ma soprattutto siamo riusciti a far vedere come funziona un metodo che può essere praticabile da tutti e soprattutto generalizzato a ogni sfera dell’amministrazione comunale e persino statale.
Se infatti i cittadini si attivassero e monitorassero i loro territori, i loro posti di lavoro, le loro scuole, gli sprechi, e con competenza e determinazione facessero proposte, impedissero abusi, vi immaginate in quanto poco tempo questa città cambierebbe?

3. I prossimi passaggi

Veniamo alle nostre proposte a tutti quelli che ci leggono e ci seguono.
Da qui a due settimane c’è il ballottaggio. Non bisogna abbassare la guardia. Dunque continuare a controinformare e a convincere a recarsi alle urne. 
- Il 19 saremo ancora davanti ai seggi con tutti i cittadini che vogliono liberamente partecipare.
- Quindi il 25 giugno avremo una grande assemblea popolare all’Ex OPG “Je so’ pazzo”.

Si cercherà di fare il punto su tutte le lotte che si sono mosse negli ultimi mesi, sull’esperienza del controllo popolare, allargheremo il metodo e ragioneremo su quali lotte portare subito avanti, insieme ad associazioni, comitati, realtà del territorio, su quali cose si possono immediatamente fare a costo zero per migliorare la nostra vita. Presenteremo il nostro “programma post-elettorale”, poche cose ma concrete, frutto dell’esperienza maturata nelle lotte che abbiamo portato avanti nell’ultimo anno.
Cercheremo insomma di rendere operativa e aperta a tutti quest’idea di controllo e potere dal basso, di amministrazione che ascolta il popolo e che esegue quello che il popolo gli dice!
Nel frattempo e oltre porteremo avanti le due vertenze che più ci stanno a cuore in questo momento, e su cui chiediamo a tutti una mano: quella dei lavoratori Almaviva, e quella dei rifugiati maliani senza permesso di soggiorno e fuori dal circuito dell’accoglienza.
E ovviamente continueremo a portare avanti e implementare le attività sociali di mutualismo e solidarietà fondamentali per continuare a resistere agli attacchi che il potere ci porta dall’alto: lotta alla povertà, giornate di prevenzione sanitaria, sportello legale gratuito, attività di doposcuola per i bambini, sport popolare etc...
Ma molto presto ci dovremo concentrare di nuovo sulla politica più generale. Perché Renzi è già partito con la campagna referendaria, ed è certo che lì si sta giocando tutto. Si tratta di una battaglia fondamentale, in cui non si faranno prigionieri: o vince il suo modello di governo autoritario, insensibile alle istanze sociali, legato ai poteri forti, o vinciamo noi, salvando la democrazia in Italia e mandando a casa il governo più antipopolare degli ultimi 30 anni.
Batteremo su questa battaglia fino a ottobre, e invitiamo tutti a venire a informarvi e attivarvi già da ora.
Perché, se vogliamo rendere effettivo quello che sta accadendo a Napoli, non possiamo farci chiudere sul piano locale, dobbiamo per forza invadere e trasformare il quadro nazionale, mandare a casa Renzi, costruire forme di organizzazione comuni in grado di portare avanti i bisogni e le esigenze popolari.

Ci aspettano settimane e mesi di fuoco. Ma ora che gli abbiamo visto in faccia la paura, sappiamo che i potenti non sono invulnerabili. Possono perdere, e noi possiamo davvero sperare.
Basta metterci tutti insieme, con la nostra umanità, con tanta mentalità, con un programma chiaro ed efficace! E con un poco di pazzia…

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