Diritto all'accoglienza per tutti

Vi raccontiamo una storia su alcuni ragazzi che abbiamo conosciuto un mese fa. Sono ragazzi splendidi, umani, hanno 18, 20, 22 anni. Hanno attraversato quel cimitero che ormai è diventato il Mediterraneo hanno visto cose orrende, hanno provato nostalgia di casa, si sono abbattuti...e però a volte riusciamo a ridere insieme e a ritrovare la voglia di lottare, nonostante l'incertezza grave sul loro futuro, nonostante non parlino la nostra lingua, nonostante siano senza famiglia in un posto straniero. Leggete questa storia, perché le migrazioni non sono fatte solo di numeri o carte, ma di volti e persone...

Ercolano, metà aprile. Un centinaio di migranti vivono all’interno del Centro di Accoglienza Straordinaria per rifugiati Hotel Belvedere. Capita, anzi è prassi nel centro, che le ripetute richieste dei migranti di avere chiarimenti e spiegazioni sull’iter burocratico che ognuno di loro sta affrontando per ottenere il permesso di soggiorno o lo status di richiedente asilo politico vengano assolutamente ignorate. Nessuno si scomoda ad incontrare i ragazzi e ascoltare i loro dubbi, nemmeno un mediatore competente, nessuno li sostiene in un percorso che li renda progressivamente coscienti della propria situazione ora che sono scappati dalla guerra e si trovano in un paese diverso, nessun corso di formazione, corsi di lingua che non seguono i ragazzi in un reale percorso di apprendimento della lingua italiana . Nel centro non si preoccupano di alcun tipo di assistenza sanitaria. I più fortunati iniziano terapie che si interrompono bruscamente per “mancanza di medicinali”, tutti gli altri nemmeno riescono a farsi visitare da qualcuno, semplicemente gli vengono dati appuntamenti medici che puntualmente si rivelano inesistenti. Qualcuno ci racconta di essere stato picchiato da un operatore perché “non teneva in ordine la stanza”. I ragazzi che escono dal centro, per cercare un lavoro o una casa, una sistemazione umana e non restare un minuto di più in questa condizione bestiale, vengono ricattati dalla direzione: chiunque non rispetti gli orari timbra cartellino riceve delle trattenute sul pocket money, la quota che oscilla tra 1 e 2,50 al giorno – a seconda dei territori e della situazione specifica dei centri – e che dovrebbe servire, secondo il Ministero degli Interni, a sostenere le spese primarie di una giornata di un richiedente asilo politico…

La goccia che fa traboccare il vaso è l'impossibilità di ricevere informazioni riguardo lo status di avanzamento delle pratiche per la richiesta dei documenti. Un gruppo si rifugiati si chiude all’interno del CAS, inizia una protesta pacifica ma determinata a farsi ascoltare finalmente. Direzione e operatori del centro ancora una volta scelgono la strada più facile e immediata per loro, meno scomoda, più veloce, così richiedono l’intervento delle forze dell’ordine. Quando arriva la polizia, il presidio di migranti si scioglie velocemente, eppure non basta.

Il 15 aprile, una quindicina di immigrati viene circondata dalle forze dell’ordine, all’interno del centro, e tenuti praticamente sequestrati per 12 ore, costretti a chiedere il permesso anche di allontanarsi per andare in bagno, o bere. Gli viene impedito di contattare un avvocato anche solo per capire cosa stesse succedendo, visto che, ancora una volta, nessun traduttore o mediatore linguistico era presente. Due poliziotti rimangono in pianta stabile all'interno del centro per due giorni, finchè non presentano ai migranti un verbale del provvedimento di revoca dell'accoglienza. Quasi nessuno firma, anche perché non si ha idea del contenuto della carta, e di tutta risposta, i 15 ribelli incriminati vengono espulsi dal centro, e lasciati completamente per strada..

Il racconto dei rifugiati si sposta poi su un altro centro da cui provengono alcuni, in un’altra provincia campana, a Trentola Ducenta. Situazione completamente analoga a quella vissuta dai ragazzi in fuga da Ercolano: condizioni igienico sanitarie al limite, nessuna presa in carico degli operatori della situazione di ogni singolo migrante, sordità e indifferenza rispetto alle richieste di poter seguire o essere informati sullo stato dell’arte di permessi di soggiorno e richieste di asilo politico. Esasperati dalle condizioni in cui erano costretti, i migranti iniziano una serie di proteste all'interno del centro, nelle quali chiedono di poter essere ricevuti e ascoltati dalla direzione. Risposta? l’intervento delle forze dell’ordine in antisommossa, il piccolo presidio è intimidito e spento in pochissimo. Dopo un mese, su richiesta dei responsabili del centro, altri agenti di polizia fanno firmare un verbale di espulsione dalla struttura ai ragazzi coinvolti nella protesta, che poi vengono identificati in questura e denunciati in 8 per sequestro di persona! E, indovinate, pure questa volta tutto si è svolto per loro nella totale assenza di qualcuno che parlasse la loro lingua e potesse comunicargli cosa gli stava accadendo...

Ci era capitato nei mesi scorsi e probabilmente sarà capitato a qualcuno che ora ci sta leggendo, su carta stampata o giornali online di imbatterci in queste storie, eppure neanche ce n’eravamo accorti. Nessuna testata raccontava le radici e le rivendicazioni della protesta dei migranti, profondamente politiche. Tutti – istituzioni locali comprese, prefetture, portavoce dei centri in questione, stampa – si sono limitati a dipingere i migranti come confusi e inutilmente ostili, tutto sommato irriconoscenti nei confronti del tessuto che li stava “accogliendo”. Come fossero piccoli delinquenti comuni e non soggetti che stavano portando avanti una battaglia per cui ne va della loro stessa vita. È infatti proprio muovendoci insieme su un terreno comune, di lotta per i diritti e la dignità di tutti che abbiamo conosciuto i diretti interessati: tra la partecipazione al corteo per lo sblocco dei permessi di soggiorno di qualche settimana fa, l’intensa giornata del 25 aprile, l’inizio di uno sportello di supporto legale e della scuola d’italiano per comunità immigrate che abitano il territorio cittadino, avviati da qualche settimana all’Ex Opg.

Noi ci siamo limitati a metterci in ascolto di queste storie, a raccogliere le situazioni denunciate dai migranti, nel nostro piccolo ci siamo interrogati su come supportare, senza troppe chiacchiere, le lotte che già stavano conducendo per rispondere ai loro bisogni più urgenti. Perciò abbiamo partecipato all’occupazione di uno stabile a Scampia la scorsa settimana e ai momenti di dialogo e pressione sulle istituzioni locali napoletane perchè nell’immediato si facciano carico di questa emergenza, abitativa in primo luogo, ma che riguarda in realtà l’accesso ai servizi di base, alla sanità, al lavoro, all’istruzione primaria per migliaia di persone immigrate presenti in questo paese. La condizione imposta di “irregolare”, “clandestino”, “immigrato in attesa di …” e le centinaia di differenti cavilli e formule burocratiche posti dalla legislazione italiana reazionaria, completamente inadeguata e ostile rispetto al diritto all’accoglienza, legittimano oggi l’enorme discriminazione razziale su cui si reggono grande parte delle attuali disuguaglianze economiche.

Per quello che possiamo, continueremo a batterci contro questo inferno in terra per milioni di uomini e donne, recependo le loro priorità, approfondendo insieme i percorsi che vorranno intraprendere e le rivendicazioni che vorranno portare avanti, a partire dallo sblocco immediato dei permessi di soggiorno – solo in Campania sono quasi 2 mila quelli bloccati! – e dal riconoscimento dello status di richiedente asilo politico. Perché solo il popolo – che abbraccia e include senza indugi tutte le comunità migranti – è la forza motrice che muove il mondo e lo può cambiare, finchè non saranno riconosciuti pienamente i diritti umani e politici di ogni essere umano!

- Napoli: i profughi denunciati per aver denunciato il degrado delle strutture ora sono per strada!

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di seguito la lettera presentata al Prefetto di Napoli

Da qualche mese stiamo seguendo e supportando la battaglia di 10 rifugiati, giovanissimi maliani espulsi dal circuito dell'accoglienza e denunciati per aver osato protestare contro le condizioni a cui erano sottoposti all'interno di un centro di accoglienza straordinaria ad Ercolano. Invitiamo tutti a sottoscrivere questa lettera che hanno presentato al Prefetto di Napoli, che ha già raccolto numerose adesioni dalla società civile, associazioni, docenti universitari, sindacati, comunità migranti, e che chiede di ritirare immediatamente i provvedimenti di allontanamento!

Negli ultimi anni i problemi legati all'immigrazione e all'accoglienza in Campania rappresentano una sfida che pone tutti gli attori sociali coinvolti – istituzioni, operatori del circuito dell'accoglienza, cittadini – di fronte a contraddizioni e situazioni spesso inedite, quasi mai di facile soluzione, e che richiedono sempre un impegno attivo da parte di tutti i soggetti interessati.
Il sistema dell'accoglienza oggi risulta inadeguato, messo in crisi da una molteplicità di fattori: innanzitutto dal crescente numero degli sbarchi negli ultimi mesi, destinato ad aumentare ulteriormente durante il periodo estivo; poi, perché migliaia di permessi di soggiorno risultano attualmente bloccati per svariati motivi di cui spesso gli stessi destinatari sono all'oscuro.
Il risultato è che diverse centinaia di persone restano “sospese” all'interno dei centri di accoglienza in attesa di ricevere l’esito dell’iter amministrativo relativo alla propria posizione personale; mentre il monitoraggio della gestione delle strutture destinate all'accoglienza risulta difficile, non capillare, e spesso affidato alla mera buona volontà o all'attivismo dei singoli.
Le prime vittime di tutto ciò sono gli immigrati, uomini e donne in fuga da scenari di guerra e di miseria, costretti a lasciare tutto, ad affrontare viaggi pericolosi…per poi ritrovarsi “abbandonati” dallo stesso circuito che dovrebbe accoglierli.

In questa cornice si inserisce la storia che vorremmo portare alla Sua attenzione. I protagonisti sono dieci ragazzi africani, provenienti dal Mali, di un’età compresa tra i 20 e i 29 anni, arrivati in Italia nel 2015, e subito assegnati al Centro di Accoglienza Straordinaria di Ercolano, Hotel Belvedere.
All’interno di questo centro sono emerse alcune difficoltà, relative soprattutto all’assenza di un’adeguata mediazione culturale, e alla conseguente mancanza di un canale di comunicazione utile a tenere informati i ragazzi della loro situazione giuridico-amministrativa e degli eventuali avanzamenti dell’iter procedurale che li riguardava.
Tale contesto, caratterizzato da una prolungata incertezza, dalla sensazione di “sospensione” in un limbo con regole e dinamiche sconosciute, ha necessariamente generato in capo agli ospiti del centro una condizione di forte stress emotivo. Il passo successivo è stata la protesta, una protesta collettiva, dura ma pacifica, che rappresentava agli occhi dei ragazzi africani l’unico strumento per farsi ascoltare, per rendere leggibili le loro pur elementari richieste, per attirare l’attenzione degli operatori e del direttore sulla loro condizione di disagio, per ottenere un’accoglienza reale, capace di superare le barriere linguistiche e culturali, dignitosa e informata.
Ma l’esito delle proteste non è stato quello sperato. Trascurata completamente l’opzione del dialogo e il tentativo di trovare una risposta concreta ai problemi che avevano determinato le frizioni e le tensioni, la scelta del CAS è stata una cieca chiusura. Una legittima richiesta di miglioramento delle proprie condizioni di vita, portata aventi da chi da troppo tempo soffriva una condizione di profonda alienazione, è rimasta inevasa, gestita esclusivamente come un problema di ordine pubblico e in una modalità che ha allontanato la soluzione anziché avvicinarla. All’intervento delle forze dell’ordine, è seguito velocemente l’iter che ha portato all’emanazione di dieci decreti di allontanamento da Lei sottoscritti.

Le conseguenze sono gravi e non possiamo lasciare che peggiorino. Infatti, una volta espulsi dai percorsi di accoglienza, i dieci ragazzi si sono ritrovati completamente abbandonati a se stessi, privi di qualsiasi punto di riferimento istituzionale, improvvisamente senza un tetto e senza cibo.
Le loro richieste ignorate, la chiusura dei canali di comunicazione e dialogo rischiano, oggi, di destinare questi ragazzi a una sorte drammatica: scappati dalla guerra e dalla miseria, alla quale certamente non possono tornare, soli, in un Paese che non conoscono e di cui non parlano la lingua, costretti alla clandestinità, all’invisibilità, ad una vita di espedienti o, nella peggiore delle ipotesi, alla criminalità.

Come firmatari insieme ai diretti interessati, riteniamo che i giovani protagonisti di questa storia abbiano pieno diritto a ricevere un trattamento adeguato ai principi fondamentali che animano le Carte europee dei diritti e, prima ancora, la Costituzione italiana. È nostra intenzione affermare con forza che, in un Paese che si vuole democratico, accogliente, laico, pluralista, non possiamo più
tollerare che si verifichino situazioni come quelle che i nostri dieci stanno vivendo.
Per tutti questi motivi, per mettere fine alla condizione di sofferenza e per ridare dignità alle dieci vite che nel CAS di Ercolano hanno legittimamente chiesto attenzione, CHIEDIAMO che l’Ill.mo Sig. Prefetto voglia intervenire tempestivamente, dati gli evidenti risvolti di emergenza umanitaria, ritirare i dieci provvedimenti di allontanamento e dare avvio ai procedimenti necessari al reinserimento dei dieci ragazzi nel circuito dell’ Accoglienza.

Per firmare
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Francesco Rotondo (professore di storia del Diritto - Università Federico II di Napoli)
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